ROMA, 17 FEBBRAIO 2012 - Il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, lancia un nuovo allarme, confermando la drammaticità di una situazione che da tempo è sotto gli occhi di tutti. Infatti, secondo quanto riportato alla Commissione Bilancio della Camera “l'occupazione tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, nella media dei primi tre trimestri del 2011 ha subito una flessione del 2,5%”. Il tasso di disoccupazione in questa fascia d'età “è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia, se si considera la fascia di età 15-24 anni, come proposto dall'Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più' alta dopo la Spagna”. Inoltre, il presidente dell'istituto di statistica ha lanciato un monito sul rischio povertà affermando che "L'indicatore di Europa 2020 mostra come, nel 2010, circa un quarto (24,5%) della popolazione in Italia fosse a rischio povertà ed esclusione sociale, valore più elevato della media europea”. [MORE]
Giovannini infine, ha evidenziato anche la preoccupante condizione femminile, sottolineando che seppur è vero che il part time ha “contribuito notevolmente alla crescita dell’occupazione femminile, l’Italia continua ad avere tassi di impiego a tempo parziale inferiori rispetto alla media europea” . Basti pensare che in Italia lavora solo una donna su due e meno del 30% nel mezzogiorno. Sebbene dal 1995 al 2008 ci sia stato un notevole aumento dell'occupazione femminile ,“le donne continuano a essere occupate in lavori precari più frequentemente degli uomini e permangono in condizioni di precarietà più a lungo nel tempo”. Situazione, come afferma il presidente dell' Istat, che ha le sue radici nello squilibrio dei ruoli “l’elevata asimmetria dei ruoli disincentiva la partecipazione”. Se si considera il lavoro nella sua globalità, ovvero sia quello rimunerato che quello di cura, si evince che le donne lavorano un'ora in più al giorno rispetto agli uomini facendosi carico anche della quasi totalità del lavoro familiare . Con l'aumento dell'occupazione femminile e della speranza di vita, a cui fa fronte un calo della fecondità, il lavoro di cura riservato alle donne è destinato a ridursi sempre di più “ di conseguenza standard elevati di welfare e occupazione appaiono sostenibili solo a fronte di politiche per la redistribuzione del lavoro di cura nella coppia e dell’erogazione di servizi sociali adeguate alle necessità”.
foto da campus.it
Maria Assunta Casula
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