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Arcivescovo Catanzaro: Quanto abbiamo bisogno di speranza

Arcivescovo Catanzaro: Quanto abbiamo bisogno di speranza
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Arcivescovo Catanzaro: Quanto abbiamo bisogno di speranza...
CATANZARO, 8 DICEMBRE - "Nel salutarti, o Madre di Dio, vogliamo ricordarti di quanto bisogno abbiamo di speranza: e tu "se' di speranza fontana vivace". Lo ha detto l'arcivescovo di Catanzaro, monsignor Vincenzo Bertolone, nell'omelia in occasione della festa dell'Immacolata.

"Sii "di speranza fontana vivace" per chi sta soffrendo a causa del terremoto, per le chiese distrutte e per le case rese inospitali. Ottieni - ha aggiunto - il riposo eterno alle vittime e la forza di risorgere a quelle comunita'. Sii "di speranza fontana vivace" per i nostri giovani, perche' non si spenga mai nel loro cuore la capacita' di pensare e progettare il loro futuro. Sii "di speranza fontana vivace" per gli sposi e le famiglie, perche' non venga meno la dolcezza dell'amore vero, la serenita' di un lavoro dignitoso, la generosita' nel dono della vita.

Sii "di speranza fontana vivace" per chi e' senza lavoro e per chi rischia di perderlo. Sii "di speranza fontana vivace" per chi e' solo ed emarginato, umiliato e disperato; per chi e' perfino insidiato dal pensiero che la vita stia diventando un peso insopportabile. Sii "di speranza fontana vivace" per la nostra Chiesa, perche' l'insegnamento del Concilio Vaticano II sia oggetto del suo agire, del suo servizio, del suo insegnamento, della sua missione; perche' si rigeneri attingendo a questa fonte, non ad altre "cisterne" estranee o avvelenate. Sii "di speranza fontana vivace" per chi amministra la nostra citta' - ha concluso l'arcivescovo - perche' non manchi mai il coraggio di compiere scelte sapienti, il coraggio del bene comune". (AGI) Ros

 
Pubblichiamo il testo integrale dell'omelia di S.E. Mons. Vincenzo Bertolone,
dettata questa mattina nella Basilica di Catanzaro, in occasione della Solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria.
Omelia 8 dicembre 2016, Solennità dell’Immacolata concezione della Vergine Maria
Catanzaro, Basilica Immacolata S.E. Mons. Mons. Vincenzo Bertolone Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace

(Gn 3,9-15.20; Sal. 97; Ef 1, 3-6.11-12; Lc 1, 26-38).
Dalla madre di tutti i viventi alla Madre della vita nuova. Tutta bella sei, o Maria, concepita senza macchia di peccato. Sia benedetto il frutto del tuo grembo purissimo, predestinato dal Padre ad essere la culla umana da cui doveva nascere il Figlio, agnello immolato che toglie i peccati del mondo. Tu, o Madre Immacolata – dai Catanzaresi invocata come patrona principale e protettrice fin dall’età moderna - sei adombrata già nell’oracolo delle origini sul serpente antico, subito dopo il peccato commesso dalla prima coppia umana: “Io porrò inimicizia fra te e la donna,/ fra la tua stirpe e la sua stirpe:/ questa ti schiaccerà la testa/ e tu le insidierai il calcagno”. La stirpe che viene generata da te, dolcissima Immacolata, schiaccerà per sempre la testa del serpente antico. Per questo la Chiesa cattolica, fin dal secolo XI, oltre alla nascita del tuo Figlio, celebra il momento dolcissimo e tenero del tuo concepimento immacolato. Prima nei monasteri benedettini del sud dell’Inghilterra e della Normandia, poi in maniera chiarissima subito dopo il concilio di Londra del 1129, si canta, giustamente, il tuo concepimento immacolato, come tu stessa avresti poi rivelato a Lourdes, alla grotta di Massabielle: “Io sono l’Immacolata concezione”. Il monaco Eadmero, tra il 1120 ed il 1124, scrive un trattato sul concepimento immacolato di Maria, avvenuto per l’amore religioso e intenso dei suoi genitori. È concepita bella e dolce, senza le spine del peccato originale, Maria. Eadmero porta l’esempio della castagna, così ragionando: allorché comincia la sua configurazione sull’albero della propria specie, la castagna è custodita in un ispido ed acuminato involucro, tuttavia essa viene alimentata e riscaldata all’interno perché non venga asfissiata dalle spine. Ora, se Dio può fare questo per una castagna, dovendosi egli stesso preparare un tempio in cui poter abitare nel corpo, nel quale sarebbe diventato un perfetto uomo nell’unità della sua persona, non avrebbe potuto far sì che il corpo di Maria, pur essendo stato concepito tra le spine dei peccati, fosse reso totalmente immune dagli aculei di quegli aculei? Immune da ogni aculeo del peccato, o Madre misericordiosa, il tuo seno verginale è diventato la culla della vita redenta e tu sei, così, diventata l’ultima Eva, la Madre della vita nuova di tutti i viventi!

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Noi tutti perciò benediciamo, con l’apostolo Paolo, il Padre dal quale siamo stati benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo e, così, ha manifestato la misericordia divina per noi. Il Padre ha scelto una di noi, Maria, l’ha fatta venire al mondo senza macchia di peccato, perché quale Madre di misericordia ci potesse donare  la porta santa della misericordia: Gesù Cristo. L’8 dicembre dell’anno scorso prima di recarsi in pellegrinaggio a Piazza di Spagna per l’annuale omaggio alla Madonna, Papa Francesco aprì la Porta Santa della Misericordia in Piazza San Pietro, in una solenne cerimonia nel corso della quale invitò tutti a meditare sulla speciale relazione fra l’Immacolata Concezione e la misericordia. Chi guarda Maria, disse, scopre che un mondo nuovo è possibile. L’Immacolata Concezione ci mostra la grandezza dell’amore di Dio che rende la fanciulla Vergine Maria «piena di grazia». Dio, disse il Papa, «non solo è Colui che perdona il peccato, ma in Maria giunge fino a prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sé entrando in questo mondo. È l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva». Ma l’Immacolata Concezione, continua il Papa, ci dice anche che il peccato non ha l’ultima parola. «Se tutto rimanesse relegato al peccato saremmo i più disperati tra le creature, mentre la promessa della vittoria dell’amore di Cristo rinchiude tutto nella misericordia del Padre». La benedizione rivolta alla Santissima Trinità si associa sempre alla benedizione rivolta a te, Maria Immacolata, che vogliamo cantare con le parole del canzoniere del poeta Francesco Petrarca: “Vergine bella, che di sol vestita, / Coronata di stelle, al Sommo Sole / piacesti sì, che 'n te Sua luce ascose /"[1].

Il Signore è con te: Questo saluto - rivolto da Gabriele a una vergine, di nome Maria, promessa sposa ad un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe -, è il centro delle Letture della Solennità di oggi. Il Signore è con te, piena di grazia! Se il Signore è con te, o Maria, tutto è possibile in te, nel tuo corpo immacolato, verginale, casto e purissimo. Di fronte a te, sale dal nostro cuore, ancora avvolto nelle spine del peccato e della colpa, l’invocazione del salmista: Lavami, e sarò più bianco della neve (Sal 51,9). Ma tutto è possibile anche in noi, devoti della diocesi di Catanzaro-Squillace. Tuttavia, perché ciò accada, bisogna che  prepariamo bene la via al Signore, purificando il cuore ed il nostro occhio perché sia idoneo  ad incontrare il suo sguardo e riconoscere in ogni cosa un’icona dipinta da Dio stesso, che svela, attraverso il volto dellaAlma redemptoris Mater,  la bellezza e la bontà originaria di ogni cosa voluta dal Padre di tutto e di tutti. Dio, infatti, può entrare in noi solamente se il nostro occhio è puro, accogliente, e solo allora accade in noi il Regno di Dio, Regno che resta accanto a noi, ma più spesso è sconosciuto. È in noi, ma è molto lontano. ‘Dio è più intimo a noi di quanto noi non lo siamo a noi stessi’, come dice sant’Agostino, ma forse in noi è racchiuso ancora in una gabbia. Questa gabbia si costruisce,  a volte senza che ce ne accorgiamo, grazie alle scelte che fa il nostro impuro cuore delle cose che Gesù definisce impure: “Dal cuore, infatti, provengono i pensieri malvagi, gli omicidi, gli adultèri…” (Mt 15,19). Sub tuum praesidium, sotto il tuo scudo – con le parole della più antica antifona mariana - noi ci vogliamo rifugiare oggi, o Madre purissima! Ottieni per noi da tuo Figlio la grazia della purificazione!  Pier Paolo Pasolini, in un componimento intitolato Litania, scrisse la lirica Mater purissima: “Poveri miei occhi/ di giovinetto/ chini su un corpo/ colore dell’alba!// Il gesto santo/ del mio peccato/ cade in un vespro/di castità”. Il Vespro di castità è quello della Madre purissima, di fronte alla quale si deve chiedere il perdono del proprio peccato, per ammirare, con occhi nuovi, come di un giovane, il corpo di Maria, dal “colore dell’alba”.

Ave gratia plena. S’intitola così una delle prediche del domenicano medievale Meister Eckhart: “Ave, gratia plena.Dominus tecum. Queste parole, che ho dette in latino, stanno nel santo Vangelo, e significano: ‘Salute, piena di grazia, il Signore è con te!’. Lo Spirito Santo giungerà dal trono più alto e verrà in te dalla luce dell'eterno Padre. Ci sono da comprendere tre cose. In primo luogo: l'umiltà della natura dell'angelo. In secondo luogo: che esso si riconosceva indegno di chiamare per nome la madre di Dio. In terzo luogo: che egli rivolse la parola non solo a lei, ma a una grande moltitudine: a ogni anima buona che desidera Dio. Io dico: se Maria non avesse prima generato spiritualmente Dio, egli non sarebbe mai nato corporalmente da lei. Una donna disse a nostro Signore: ‘Beato il corpo che ti portò’. Ed egli rispose: ‘Non solo è beato il corpo che mi ha portato; beati sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la conservano’. È di maggior valore, per Dio, essere generato spiritualmente da ogni vergine, ovvero da ciascuna anima buona, che l'esser nato corporalmente da Maria”. Il più grande bene che Dio abbia concesso all'uomo, fu quello di incarnarsi nel seno senza peccato della propria Mamma”.

Invocazione finale. "O Maria, Madre nostra, oggi il popolo di Dio in festa ti venera Immacolata, preservata da sempre dal contagio del peccato.  Sapere che sei nostra Madre e che sei totalmente libera dal peccato ci dà grande conforto. Sapere che su di te il male non ha potere ci riempie di speranza e di fortezza nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno"

«Maria… intra’ mortali / se’ di speranza fontana vivace».
Nel salutarti, o Madre di Dio, vogliamo ricordarti di quanto bisogno abbiamo di speranza: e tu «se’ di speranza fontana vivace».

Sii «di speranza fontana vivace» per chi sta soffrendo a causa del terremoto, per le chiese distrutte e per le case rese inospitali. Ottieni il riposo eterno alle vittime e la forza di risorgere a quelle comunità.

Sii «di speranza fontana vivace» per i nostri giovani, perché non si spenga mai nel loro cuore la capacità di pensare e progettare il loro futuro

Sii «di speranza fontana vivace» per gli sposi e le famiglie, perché non venga meno la dolcezza dell’amore vero, la serenità di un lavoro dignitoso, la generosità nel dono della vita.

Sii «di speranza fontana vivace» per chi è senza lavoro e per chi rischia di perderlo.
Sii «di speranza fontana vivace» per chi è solo ed emarginato, umiliato e disperato; per chi è perfino insidiato dal pensiero che la vita stia diventando un peso insopportabile.

Sii «di speranza fontana vivace» per la nostra Chiesa, perché l’insegnamento del Concilio Vaticano II sia oggetto del suo agire, del suo servizio, del suo insegnamento, della sua missione; perché si rigeneri attingendo a questa fonte, non ad altre “cisterne” estranee o avvelenate.

Sii «di speranza fontana vivace» per chi amministra la nostra città, perché non manchi mai il coraggio di compiere scelte sapienti, il coraggio del bene comune. Amen.

 

Redazione

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