Francesco, ti arrivi un abbraccio tra le sbarre di un'ombra che vorrebbe vivere
Chiesa e Società Calabria

Francesco, ti arrivi un abbraccio tra le sbarre di un'ombra che vorrebbe vivere

mercoledì 29 ottobre, 2014

29 OTTOBRE 2014 - Ancora oggi, in 40 Stati al mondo la pena di morte è ancora prevista dal codice penale ed utilizzata); in 48 Stati mantengono la pena di morte anche per reati comuni ma di fatto non ne hanno fatto uso per almeno 10 anni; in 7 Stati è in vigore ma solo limitatamente a reati commessi in situazioni eccezionali, ad esempio in tempo di guerra; in 100 Stati l'hanno abolita completamente. Numeri gravi e che invitano a riflettere. Numeri che devono ridursi necessariamente allo zero, perché l’uomo è fratello dell’uomo e l’uomo si ama, si corregge, si guida per la retta via ma non si uccide. Risuonano forti, allora, le parole e il monito di Papa Francesco: “Abolire la "pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie nel rispetto della dignità umana". Lo ha chiesto Papa Francesco, in una lunga riflessione ad alcuni giuristi dell'Associazione Internazionale di Diritto Penale, ricevuti in udienza, aggiungendo che anche "l'ergastolo è una pena di morte nascosta". Condanna del Pontefice anche per le "cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali”.

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Cosa fare, allora, perché si garantisca una giusta pena ma anche il rispetto della persona?
"Pensare a sanzioni alternative". La dinamica della vendetta, ha spiegato il Papa, "non è assente nelle società moderne: la realtà mostra che l'esistenza di strumenti legali e politici necessari ad affrontare e risolvere conflitti non offre garanzie sufficienti ad evitare che alcuni individui vengano incolpati per i problemi di tutti". "Oggi si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative". La mentalità che viene diffusa, infatti, è quella che con "una pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina".
Le parole del Pontefice sono giunte anche nella cella di Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, da 23 anni in carcere, il quale risponde con gratitudine alle parole di papa Francesco e chiede di poter andare a dirgli grazie: "Vorrei essere io a venire a stringere la mano di un uomo giusto che ha avuto il coraggio di difendere i più cattivi del mondo".


“Caro Papa Francesco – continua il detenuto - è calata la sera dentro la mia cella come, da tanti anni, dentro il mio cuore. E’ il momento in cui mi sento più solo al mondo. La tv accesa è un rumore di sottofondo, a volte l’unico collegamento che ricorda a noi ergastolani, sepolti vivi tra sbarre e cemento, che esiste un altro mondo al di là del muro di cinta del carcere. Ma stasera è accaduto un fatto nuovo. Ho sentito le tue parole, riprese da tutti i media”: “Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati oggi o a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta”.(Dal discorso del papa pronunciato il 23 ottobre, in Vaticano, davanti alla delegazione dell’associazione internazionale di diritto penale).


E poi delle parole che toccano veramente il cuore con una richiesta esplicita al Papa: “Io non sono mai stato vicino alla Chiesa, perché sono nato colpevole, anche se poi da grande ci ho messo del mio e ho fatto di tutto per diventarlo. Ma da piccolo ho ricevuto solo tante botte dai preti dei collegi dove sono cresciuto. Ed è forse per questo che ben presto ho messo da parte Dio nella mia vita. Anche se ora spero che lui non abbia messo da parte me. Con gli esempi che ho ricevuto è stato facile credere che Dio non esistesse, ma ultimamente tu e qualcun altro mi fate pensare che esistano degli angeli in terra”.


E conclude con una richiesta: “E’ per questo motivo che con gli ‘angeli’ della Comunità Papa Giovanni XXIII che tu riceverai il prossimo 20 dicembre ho chiesto il permesso straordinario di poter venire a ringraziarti di persona. Ti avevo chiesto di venire da me, ma ora vorrei essere io a venire a stringere la mano di un uomo giusto che ha avuto il coraggio di difendere i più cattivi del mondo. Francesco, non so se i giudici me lo concederanno: mi hanno sempre detto di no. Anzi, mi dicono tutti che sono bravo, mi danno encomi, mi fanno laureare, mi dicono che sono meno pericoloso di una volta, ma poi quando è ora di chiedere un po’ di libertà mi dicono sempre che sono cattivo perché non metto un altro in cella al posto mio. Mi vogliono bravo ma poi mi dicono che morirò in carcere perché sono cattivo. Sai Francesco, i buoni sono proprio strani. Io proprio non li capisco. Probabilmente non li capisco perché sono cattivo davvero, ma diglielo tu che non l’ha fatto neanche Gesù. Vorrei venire da te con la mia famiglia: una compagna che mi aspetta da 23 anni e i miei figli e i miei due nipotini, che hanno l’età dei miei figli quando li ho lasciati, e il mio angelo (anche i diavoli a volte ne hanno uno). Mi hanno detto che per realizzare i sogni bisogna prima sognarli, ma gli uomini ombra non possono sognare. Possono solo sopravvivere e sopravvivere non è come vivere e non è neppure come morire. Francesco, ti arrivi un abbraccio tra le sbarre di un’ombra che vorrebbe vivere”.
Non sappiamo se Carmelo riceverà il permesso di andare dal Papa, ma noi speriamo e preghiamo che presto la pena di morte sia solo un ricordo e non un gesto di crudeltà.

Don Francesco Cristofaro

www.donfrancescocristofaro


Autore
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