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Il cristiano non sia una "nave in disarmo"!

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Passate le feste riprende la normale andatura della quotidianità ed ognuno rientra nei suoi ranghi, nei suoi ruoli abituali e si fanno i conti con quanto sospeso e con ciò che dovrà essere fatto. Noi cristiani ci arrendiamo così alle incombenze di sempre e siamo tentati a riporre nel cassetto il senso alto del Natale appena trascorso. Non finisce comunque qui! Siamo pronti soprattutto a smentire la nostra missione umana di far vivere con le nostre testimonianze il messaggio di Cristo. Non è la mia una “coda” di qualche predica ascoltata in chiesa, né tantomeno un salire in cattedra per dettare una verità. Non ho questo compito e ne saprei assumerlo nel modo più retto possibile. Il tutto è semplicemente il riflesso naturale di chi cammina, se volete anche adagio, sul sentiero della fede cristiana e sente che il suo operato, come quello di tantissime altre persone, rischia di recidere il suo legame con la Parola.

Pensiamoci! Riallacciamo le corde spezzate con il cielo. Facciamolo per noi stessi e per tutto quello che una presa d’atto del genere possa comportare, in termini di rinascita di ognuno, nel lavoro, in famiglia, nelle relazioni sociali in genere. Il mondo all’esterno fa di tutto per tenerci lontano da una missione che appartiene ai credenti dal Battesimo in avanti. Purtroppo passano altri stimoli, attrazioni. Ci si immerge sempre di più nel potere persuasivo degli effetti speciali che una materialità accentuata, coniugata al “mantra” di un consumismo sempre di più al centro della vita comunitaria, determina su una collettività ormai assuefatta. Non si tratta di convincere a tutti i costi qualcuno ad assumersi queste chiare “responsabilità” spesso eluse, ma semplicemente di ricordare a me stesso e ai lettori che l’uomo non è da sé stesso. Un cristiano ha poi il dovere di dare il suo contributo contro ogni forma di male. Per ben elaborare questo passaggio mi affido ad uno scritto recente del teologo Mons. Di Bruno.

“Il cristiano non può pensarsi “nave in disarmo”, macchina “pronta per la rottamazione”, essere ormai divenuto inutile a Dio nella storia. Così pensando rende vana tutta la salvezza operata da Cristo Gesù e consegna il mondo ad ogni malvagità, cattiveria, abominio, nefandezza. Il cristiano è il solo, l’unico baluardo, l’unico muro di difesa al dilagare del male e dell’ingiustizia. Se lui cede, il mondo collassa. La salvezza del mondo viene dalla fede del cristiano nella sua strumentalità, mediazione, necessaria, anzi indispensabile al suo Signore. Senza questa fede convinta, il mondo sempre più si inabisserà nel male, perché il Signore non potrà operare la salvezza della sua umanità. È sufficiente che un solo cristiano riprenda la fede nella sua mediazione e il sole della verità ricomincerà ad illuminerà cuori e menti”. 

È un pensiero forte che arriva puntuale nell’avvio di un nuovo anno. Un invito chiaro ad avere fiducia nelle nostre forze e in tutto quello che, di sorprendente e di positivo, si è in grado di sollecitare nel contesto in cui si esercita un minimo del proprio talento. L’apatia spirituale e la non giusta considerazione del ruolo di ogni cristiano attraggano l’attenzione di Satana, sempre pronto a confondere con arte “raffinata” il pensiero degli uomini. La seduzione demoniaca è capace di annullare la voce dello Spirito che è dentro di noi, specie se si cade nel tranello di un bieco relativismo, capace nell’inganno di giustificare un “Dio fai da te”, disdegnando di fatto la verità del Verbo incarnato. Ritorni perciò il vangelo nelle case, non come un volume in più della libreria privata, ma come bussola giornaliera tra i meandri odierni spesso illuminati con artificio, per ritrovare la vera luce e l’alto senso della vita. Il paradiso è per tutti, ma solo dopo averselo guadagnato con la coerenza della propria fede.

Egidio Chiarella
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Egidio Chiarella

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