Il verbale della confessione dello zio di Sarah. Ma perché l'ha fatto?
Il verbale della confessione dello zio di Sarah Michele Misseri rende, adesso, tutto più chiaro. Sarah è stata portata con l’auto sotto un albero di fico. Era del padre di Misseri, quel fico. Poi ha aperto il cofano dell’auto, l’ha spogliata, l’ha riposta in terra e l’ha stuprata. Poi, dopo aver abusato di lei, l’ha rivestita. Forse un tentennamento, forse vestita non andava bene, di nuovo.
Ha preso a spogliarla, nuovamente e poi l’ha gettata nel pozzo. Per coprire il pozzo vi ci ha messo dei ceppi di vigna e delle pietre e poi, messosi accanto alla voragine di terreno, ha pregato. Un segno di croce e la recita di qualche Ave Maria.
Agghiacciante. Cosa spinge un uomo a tanta violenza e poi a ricorrere al divino. Cosa, un senso di colpa? La percezione lontana di aver sbagliato ma di non riuscire a capire da solo la gravità di un reato senza umanità? In effetti già Totò Riina è stato uno degli esempi di credente viscerale. La mafia va a braccetto con la fede; anche i criminali più scellerati sposano la preghiera. Ma perché? Cosa c’è dietro questo paradosso? Mi viene in mente, visto che ci siamo, un passo del Vangelo di San Luca, nel punto in cui narra dei due malfattori e di Gesù che vengono portati nel luogo detto il Cranio per la crocifissione.
L’innocente viene giustiziato mentre la folla lo schernisce, gli sputa, attende la sua morte. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”, si legge nella Bibbia a proposito delle parole che Cristo emise prima di spirare. Sembra che sia già scritto nella storia dei popoli che l’uomo non potrà mai essere uguale all’altro. Se la necessità del destino è stata quella di creare uomini insulsi e uomini capaci di correggere i propri impulsi per direzionarli verso il bene, allora non dovremmo scandalizzarci se nel mondo esistono pedofili, malati di mente, persone senza alcun senso di autodeterminazione alle proprie azioni.
Michele Misseri era uno di questi. Un contadino, privo di cultura, capace di sforzi audaci nel lavoro ma totalmente incapace di contenere i propri impulsi sessuali, fino ad arrivare alla necrofilia praticata. Un uomo così non è un cattivo che sa, ma è un malato che non si sa riconoscere e non ha capito chi è né chi sono gli altri. Il verbale della confessione lo dimostra, chiaramente. La lettura di questo episodio di Sarah è esemplare e deve farci riflettere. Lei è un angelo che ha pagato il male di un uomo non presente a se stesso. La storia ci insegna che i malati difficilmente trovano scampo. O pagano con la giustizia dello Stato o attraverso le punizioni della vita. Oppure rimangono in libertà, senza che alcuna pena li condanni e li metta in isolamento.
In ogni caso, le persone che vengono traumatizzate o uccise (come in questo caso) non potranno mai essere più riscattate (c’è rimedio alla morte?) e le persone artefici del crimine, al tempo stesso, rimangono vittime. Perché? Perché in realtà non vivono, non hanno mai vissuto. O non hanno avuto la fortuna di crescer attraverso dei buoni genitori educanti o più generalmente, non hanno mai vissuto in un ambiente salutare che li abbia potuti portare a discernere il bene e il male.
In tutto questo non assolvo nessuno, ma volevo sottolineare quanto il tempo vissuto su questa terra sia crudele, regolato da leggi non condivisibili ma che, lo vogliamo o no, ci perseguitano. Leggi contro le quali , però , mai bisogna smettere di lottare con onestà, comprensione e una prudenza di serpente. Questo lo volevo dire con uno sguardo pietoso a Sarah, ormai entrata nel cuore di tutti. Sono convinta che anche lei, ora, la sta pensando così. Nonostante tutto.












leggete "cuore di mostro" di maria rita parsi.
E' davvero difficile non giudicare; sebbene non sia potere di nessuno (se non di altri uomini,ai quali insieme si è conferito il compito di utilizzare le leggi, gli strumenti che insieme abbiamo confezionato e che pure così poco ci somigliano), è usanza praticata da tutti; ci si immedesima, si pensa di poter sentire in egual modo, si valuta e si emetton sentenze. Ci sarà così chi pensa di potersi immedesimare in quella ragazzina di soli 15 anni, che inizia a sentire le prime pulsioni emotive amorose, che vede il suo corpo trasformarsi, che si guarda più volte allo specchio prima di uscire di casa, per sembrare carina all'amico di scuola per cui prova.."simpatia", o all'amico più grande della comitiva della piazza, o semplicemente per sentirsi conformata e approvata nello stile dalle amiche coetanee, le uniche che possono capirla. Si rende conto che sta crescendo, si sentirebbe pronta a sembrare una donna..e sottovaluta le sue fragilità, la naturale dolcezza e ingenuità che ha..vede lontano il mondo degli adulti, che non fa nulla per andarle incontro e che detesta possa vedere in lei solo una bambina. ma mai avrebbe immaginato che un adulto potesse essersi davvero dimenticato in modo così feroce che lei una bambina lo era ancora. chi sia quella bestia feroce che le ha tolto la vita e ne ha usurpato la morte è impossibile da comprendere. Non v'è traccia di umano, però..nè di umanità. E poco importa se, dopo aver esaurito la maledetta anima che si è impadronita di lui, racconta quasi blasfemo di aver pregato per la povera piccola. O forse ha pregato per se stesso? Perchè questa ragazza non si è sentita di parlare con sua madre di approcci già palesati dal mostro? Vergogna? assenza di dialogo? vanità inconscia? "Temo", timore che nasce dalla ragione, che la pena di morte, più volte suggerita a furor di popolo, sia davvero una soluzione sbagliata; ma non nascondo che alcune vite non riesco proprio a considerarle al pari delle altre; alcune vite sono davvero vuote e gestite all'insegna dell'inutilità, del farsi passare il tempo addosso..e se poi la tua vita è davvero così vuota che decidi di lasciare un segno indelebile, nefasto e terribile, nella vita di qualcun altro..non so. la legge ragiona così: quest'uomo era capace di intendere e volere al momento del folle gesto? il movente? se a asfondo sessuale, c'è il rischio che sia recidivo? quale pena infliggere, basandosi sul presupposto che essa deve risultare rieducativa? ma soprattutto..cosa c'è più da rieducare in un involucro che ha solo sembianze umane ma che umano non è? spero questa storia ci spinga almeno a riflettere sull' importanza che può avere nella nostra società il recupero del valore della solidarietà e della comunicazione..quella reale, che non passa tra le righe scritte di una mail o tra le note assorbite dalle cuffie di un mp3..
si la penso anche io cosi. volevo solo dire a tutte quelle persone che stanno minacciando la famiglia misseni di lasciarli in pace nel loro lutto. non escludo niente e fino a che la verita sara' quella raccontata da misseni non possono e non devono pensare di aver capito tutto e nessuno ha il diritto di approfittare della situazione per girare il coltello nelle piaghe di quelle persone che secondo me dicono la verita'.e se cosi' non fosse sara' la legge a fare chiarezza.