La Corte guatemalteca annulla la condanna di genocidio a Rios Montt
CITTÀ DEL GUATEMALA, 22 MAGGIO 2013 - Dieci giorni fa i discendenti dell’etnia maya lxil pensavano di aver ricevuto il loro riscatto morale con la pena inflitta all’ex dittatore Efraín Ríos Montt, reo del genocidio dei 1.771 indigeni morti nel 1982. Invece ieri un rimescolamento delle carte in tavola, anzi in tribunale, poiché la Corte costituzionale ha deciso di rendere nulla la precedente pena imposta e riaprire un nuovo fascicolo con altrettante processo.
Secondo fonti ufficiali, è stata varata tal decisione poiché durante il dibattimento vi sarebbero state «violazioni delle procedure del giusto processo». Ricordiamo che l’ex leader guatemalteco dopo un processo cominciato nel 2006, era stato condannato a cinquant’anni di carcere per genocidio e a trenta per crimini contro l’umanità, pena esemplare e storica, per la prima volta in Sudamerica. [MORE]
Tuttavia il provvedimento ha spaccato e continua a dividere la mondiale opinione pubblica in due. Da una parte i supporters dell’ex presidente, militari e imprenditori del Cacif (Comité coordinador de asociaciones comerciales, industriales y financieras), che smentiscono da sempre l’esistenza in sé del genocidio e coloro di avviso completamente opposto, tra cui lo scrittore Sergio Ramírez che a tal proposito scrive: «I testimoni raccontano atrocità su atrocità, con la voce che ancora trema. Molti di quelli che non riuscirono a salvarsi erano bambini. Ríos Montt conosceva troppo bene i testi sacri per non accorgersi che il suo progetto di sterminio somiglia a quello di Erode».
Della stessa opinione il quotidiano spagnolo, El País, che due mesi fa pubblicava: «Il breve mandato di Montt è passato alla storia come un periodo di repressione indiscriminata contro la popolazione civile, che secondo il dittatore sosteneva i gruppi sovversivi di sinistra. Secondo i rapporti delle organizzazioni umanitarie, durante il suo mandato almeno diecimila persone, in maggioranza indigeni, sono state vittime di omicidi extragiudiziali. I loro corpi sono stati gettati in fosse comuni o lasciati alla mercé degli avvoltoi. Migliaia di contadini sono stati costretti a trasferirsi nei campi profughi oltre il confine messicano. Circa centomila profughi e 448 villaggi sono stati letteralmente cancellati».
(fonte: www.internazionale.it foto: www.guardian.co.uk)
Rosalba Capasso
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