La Grecia cerca braccia per la raccolta delle pesche: all'annuncio rispondono cinquemila albanesi
ATENE, 9 MAGGIO 2012- In pieno periodo di crisi e disoccupazione, ci si aspettava forse che un "ritorno alla terra" (nel vero senso della parola, perchè qui è proprio di agricoltura che si parla) sarebbe potuto essere un'ottima opportunità per tante persone rimaste senza lavoro, perennemente alla ricerca di un modo per arrivare alla fine del mese: eppure, almeno in Grecia, sembra che le cose non vadano così.
Appena due settimane fa, infatti, l'Unione Giovani Agricoltori di Grecia aveva diffuso sul web un annuncio di lavoro nel settore agricolo, che avrebbe previsto un impiego di sei giorni alla settimana su sette, a 23 euro al giorno, vitto e alloggio pagato per quattro mesi; un impiego temporaneo, certo, ma sempre un impiego, specie in una zona, quella della Macedonia del Nord, dove la disoccupazione tocca punte del 50 per cento.
Devono averla pensata così le 5000 persone che nel giro di pochi giorni si sono offerte per partecipare alla raccolta delle pesche, e guadagnare, anche se per poco, una parvenza di stipendio; peccato però, che tra i cinquemila candidati ci fossero 4.885 immigrati di origine albanese, e appena 19 greci, tra cui delle donne di oltre sessant'anni, un medico in pensione e un ingegnere disoccupato.[MORE]
Uno spaccato sociale, fatto di numeri amari, specie considerando il fatto che una notizia del genere arriva proprio nei giorni in cui il governo ellenico ha annunciato che il tasso di disoccupazione nel Paese starebbe per superare la soglia del 22 per cento.
Ecco perchè il presidente dell'Unione Giovani Agricoltori, Nikos Angelopoulos, non si capacita di come in tempi tanto duri si possa snobbare un lavoro che, pur essendo molto faticoso, permette comunque di restare tranquilli almeno per qualche tempo. E anche quest'anno, quindi, la Grecia dovrà sopperire alla sua mancanza cronica di agricoltori attingendo alle risorse dei vicini, e chiedendo lavoratori in Bulgaria, Albania e Fyrom.
(immagine tratta da: www.ecoblog.it)
Simona Peluso
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