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Manovra e liberalizzazioni, le farmacie "rinviate a giudizio"

23/12/2011, 12:06 a cura di Nicola Capolupo 11 commenti Visualizza commenti stampa Versione stampabile
Manovra e liberalizzazioni, le farmacie Manovra e liberalizzazioni, le farmacie

AVELLINO, 23 DICEMBRE 2011 - Ci hanno provato in molti. In principio fu Storace (Governo Berlusconi), nel maggio del 2005, con l’introduzione dei farmaci equivalenti e gli sconti fino al 20% su quelli esenti da prescrizione medica, poi venne Bersani (Governo Prodi), con l’estensione della vendita di SOP e OTC (farmaci da banco e senza obbligo di prescrizione medica) a parafarmacie e supermercati con sconti senza più limite ed, infine, Monti e Catricalà.

Le novità
L’articolo 32 del decreto “salva Italia”, nella sua stesura è stato fortemente ispirato dalle trascorse esperienze antitrust di Monti (già commissario europeo per la concorrenza), e di Catricalà (già presidente dell'autorità garante della concorrenza e del mercato), ma voluto pervicacemente da Bersani che in questo modo avrebbe visto perfezionarsi la sua opera incompiuta. Ebbene, per fortuna o sfortuna (secondo i punti di vista), il provvedimento, ora convertito in legge, ha subito delle radicali modifiche e oggi può così riassumersi.
Il nuovo testo prescrive che i farmaci con obbligo di ricetta, compresi quelli di fascia C, potranno essere venduti per il momento solo in farmacia. Infatti quelli vendibili in tutti gli altri esercizi, nei comuni con una popolazione di almeno 12.500 abitanti, saranno individuati entro centoventi giorni, dopo che il Ministero della Salute e l'Agenzia Italiana del Farmaco avranno stilato la lista specifica della fascia C, che conterrà i farmaci per i quali permarrà l'obbligo della ricetta e che quindi potranno essere venduti solo nelle farmacie. Esclusi fin da ora dalla liberalizzazione sono sicuramente i farmaci stupefacenti, quelli dispensabili con la ricetta non ripetibile (per esempio, Nimesulide), quelli del sistema endocrino (anticoncezionali, pillola del giorno dopo) e quelli somministrabili per via parenterale (iniezioni). Quelli non compresi in questa lista saranno invece liberalizzati. Tutti i farmaci della cosiddetta fascia C, sia quelli di pertinenza esclusiva delle farmacie che quelli commerciabili negli altri esercizi, potranno essere venduti con l’applicazione di sconti. A proposito di questi negozi, essi dovranno avere i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi che verranno individuati, entro sessanta giorni, dal Ministero della Salute.

Le reazioni
Sospiro di sollievo per i farmacisti titolari che erano sul piede di guerra avendo minacciato persino la serrata, delusione profonda per i farmacisti non titolari che avevano osannato Palazzo Chigi troppo presto, sostanzialmente disinteressata, invece, la reazione dell’opinione pubblica, più preoccupata delle lacrime e del sangue che dovrà versare chissà per quanti anni e particolarmente indignata più per lo slittamento dei tagli alla politica. Il Governo e Bersani hanno dovuto inghiottire il rospo. Pare che per iniziativa di una parte del centro destra si sia fatta pressione per il ridimensionamento dell’articolo 32. Questo perché? Facile ad immaginarsi. Andare a mettere le mani in un ordine professionale, sebbene piccolo, come quello dei farmacisti (le farmacie in Italia sono poco più di 17.700) avrebbe costituito un precedente pericoloso anche per le altre professioni, e siccome in parlamento i liberi professionisti siedono per più del 45% … Tirate voi le conclusioni.

Il pasticciaccio (fonte: Farmacista 33 - 19/12/2011)
Pare che in commissione Bilancio, in fase di stesura del testo definitivo da sottoporre al Parlamento, sia stato consumato il gran pasticcio. A saperlo soltanto poche persone, tanto che alcuni quotidiani nazionali hanno parlato di interventi del Vaticano o di "agguati" tesi al governo dalla lobby dei farmacisti. E nei corridoi di Federfarma e Fofi (Sindacato dei Titolari di Farmacia e Federazione degli Ordini dei Farmacisti) scattava la corsa ad attribuirsi i meriti dell'operazione. Le ricostruzioni più attendibili tendono invece a marginalizzare gli interventi di porpore cardinalizie e ad accreditare invece la tesi del "pasticciaccio brutto", in cui il governo sarebbe caduto in massima parte per propria inesperienza e in minima per astuzie di politici "vicini" alla causa delle farmacie. Un pasticcio, in sostanza, da attribuire al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, colui che ha portato in commissione Bilancio il pacchetto di emendamenti firmati dal Governo. Pacchetto in cui era stata infilata una nuova versione dell'articolo 32, allo scopo di allargare la fetta di fascia C esclusa dalla liberalizzazione. Il testo era stato preparato in Federfarma, ma secondo alcune fonti non prevedeva l'abrogazione della ricetta per i farmaci vendibili fuori dalle farmacie. La locuzione "senza ricetta" sarebbe stata aggiunta alla presenza di Giarda, senza che gli fossero ben chiare le conseguenze. Il resto è
storia: il pacchetto è arrivato in Commissione con l'ok del Governo, il presidente l'ha messo ai voti senza un esame dei singoli provvedimenti e la Commissione l'ha approvato. Pasticcio, agguato, complotto: lo si può chiamare come si vuole, fatto sta che ora Monti e colleghi hanno già promesso di metterci mano nuovamente nei prossimi giorni.

Le farmacie italiane, quelle europee e i farmacisti
Ma vediamo un po’ più da vicino alcuni numeri poco noti all’opinione pubblica.

 

Fonte: GPUE per il numero delle farmacie; Eurostat per il numero degli abitanti – dati aprile 2010

Come si può evincere dal grafico, l’Italia è il paese più vicino alla media europea nel rapporto numero abitanti/numero farmacie (una farmacia ogni 3.374 abitanti per il nostro paese, una ogni 3.323 per l’Europa).
La Francia ne ha una ogni 2.849, la Germania una ogni 3.796, l’Inghilterra una ogni 4.715.
Sbilanciato, invece, è il numero dei farmacisti rispetto alla popolazione. In Italia abbiamo 79.000 farmacisti, in Francia 72.716, in Germania 57.535, in Inghilterra 50.799. Appare lampante che i Governi succedutisi, preoccupati a tenere “parcheggiati” i giovani nelle università, e le stesse istituzioni universitarie hanno mostrato scarsa attenzione alla programmazione delle risorse per facilitarne l’ingresso nel mondo del lavoro e quindi hanno permesso l’accesso ai corsi di studio in numero molto maggiore rispetto alle necessità del mercato (più di 12.000 immatricolazioni all’anno contro appena 2.500 della Germania).

Le conclusioni
Le liberalizzazioni, in genere e nella teoria, costituiscono uno strumento valido, per aumentare la concorrenza e quindi ottenere il contenimento dei prezzi e il miglioramento dei servizi, e giusto, per dare a tutti le stesse possibilità senza preclusioni di “casta”, di “lobby”. Ma attenzione, però, perché il mondo della sanità riguarda la salute di tutti noi. Una liberalizzazione selvaggia, così come era stata proposta, con la vendita di farmaci in un qualunque esercizio commerciale, non ci sembra proprio la soluzione ideale. Immaginate un po’ la vendita di uno sciroppo mucolitico ad un fumatore incallito in un corner (seppure “protetto”) di un Sali e Tabacchi… Il titolare di questo esercizio quale articolo dovrebbe “spingere” di più? Il pacchetto di sigarette o la medicina? Ebbene con la salute non si scherza e quindi auspichiamo che le parti (Governo e Farmacisti) possano trovare un accordo che persegua veramente gli interessi dei cittadini. Magari abbandonando definitivamente questa soluzione pasticciata per aumentare, perché no, il numero delle farmacie sul territorio, abbassando il rapporto popolazione/farmacie. Questa si potrebbe essere la giusta soluzione per conseguire i risultati ideali: aumento della concorrenza e quindi abbassamento dei prezzi, miglioramento dei servizi, aumento e qualificazione dell’occupazione. Non ci piacerebbe vedere esposto negli ipermercati un accattivante cartello che inviti all’acquisto del paracetamolo promettendo il “prendi 3 paghi 2”. Alimentare i consumi dei farmaci sarebbe eticamente scorretto e dannoso per la salute.

Nicola Capolupo

11 commenti »

  • gianni ha scritto:

    a Lucià ma vatte a fà un giro....... ha ragione Monica su tutto, e non aggiungo altro perchè non ha tralasciato niente di ciò che è il vero problema e la vergogna di questo Paese.Non esistono farmacisti di serie A e farmacisti di serie B,piuttosto esistono dei Lobbys figli di papà che devono ereditare la Farmacia per grazia ricevuta!!!!!!ma attenzione non ci sarà sempre qualche senatore del FLI o del PDL a manovrare nottetempo sulle manovre per lo sviluppo. Sono un ISF da più di 30 anni,ho lavorato con primarie multinazionali del farmaco,sò come funziona.Mia figlia è farmacista e per non fare la schiava(di Titolare di Farmacia) ha investito capitale ed avviato una Parafarmacia ed ora ha un grande ritorno di consenso perchè nelle parafarmacie non bisogna prendere l'eliminacode.......qualcuno ci parla con il paziente/cliente.Capito Luciààààà

  • francesca.gatti ha scritto:

    Pienamente d'accordo con quanto pubblicato da Giovanni. Neppure io sono farmacista ma non faccio fatica a prefigurare i futuri scenari, per altro già vissuti nel passato. Gli unici a trarre vantaggio dalle liberalizzazioni proposte da Monti (che non ha citato notai etc etc ) saranno le catene della grande distribuzione! Con assunzione di manodopera con contratti capestro, possibilmente extracomunitari, e creazione di trust . Ce lo insegna la storia. Questo vale sia per le farmacie che per le altre categorie additate al pubblico disprezzo. Taxisti ed edicolanti. Che coraggio, quel Monti! Puntare sui piccoli padroncini, imprenditori di se stessi, ujna volta portati a vanto dell'inventiva italiana, è stato un atto di vero e proprio sciacallaggio. La emma, oggetto del fantastico lapsus di Passera, come ha sentito odore di revisione di art.18, ha subito parlato di interventi statali a sostegno.... E poi ci si scanna per il numero dei farmacisti, per quello degli edicolanti, per quello dei taxisti. Qui c'è in atto un processo di schiavizzazione del paese tutto a vantaggio di un'oligarchia dominante che ci sta portando alla esasperazione. Esproprio proletario, si diceva una volta! Ora il termine è tornato di moda, ma chi è espropriato è proprio il proletario, tornato tristemente di moda!

  • Enza ha scritto:

    La protesta dei farmacisti è ridicola ed innopportuna!!!!! Nessuno ha mai limitato il potere dei farmacisti titolari, i quali, ad oggi, vendono di tutto ( pannolini, omogeneizzati,giochi, calzature, occhiali.....etc...atc....)!Sono contro la liberalizzazione dei farmaci di fascia C? Bene! SI LIMITASSERO A VENDERE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE FARMACI,riservando la vendita di altri articoli a sanitarie e parafarmacie!!! Inoltre possiamo elencare tutti i sotterfugi ai quali ricorrono I FARMACISTI TITOLARI PUR DI GUADAGNARE E RISPARMIARE: - VENDITA DI FARMACI (CON OBBLIGO DI RICETTA)ANCHE SENZA RICETTA; - VENDITA AL BANCO DEI FARMACI DA PARTE DI MAGAZZINIERI O COMMESSI, I QUALI, NON ESSENDO LAUREATI,NON POSSONO ASSOLUTAMENTE DISPENSARE E CONSIGLIARE MEDICINALI AL CITTADINO.IN TAL MODO I TITOLARI RISPARMIANO SUGLI STIPENDI (UN COMMESSO COSTA MENO!), TOGLIENDO LA POSSIBILITA'DI LAVORO A TANTI FARMACISTI! - TURNI DI LAVORO OLTRE LE OTTO ORE, COMPRESI FESTIVI, SENZA PAGARE GLI STRAORDINARI DOVUTI! -PREPARAZIONI GALENICHE ILLECITE (ADDIRITTURA IL CIALIS)ED IN AMBIENTI NON SEMPRE CONFORMI ALLA NORMA!! Ad evidenziare tutto ciò sono farmacisti dipendenti che hanno vissuto in prima persona questa triste realtà! Federfarma e l'ordine dei farmacisti dovrebbero rappresentare e tutelare tutti noi laureati in farmacia, ma , purtroppo, proteggono solo gli interessi dei titolari che sono solo un a minoranza del "popolo" dei farmacisti! 2 FARMACISTI DELUSI DALLA PROPRIA CATEGORIA!!!

  • paolo ha scritto:

    Buon giorno saro' concreto Sono Laureato in farmacia ho lavorato tre anni in Farmacia e da 12 faccio isf percio' 15 anni di esperienza e 17 di laurea nessuno parla mai dei fatturati generati dall SSN delle farmacie Ho lavorato tre anni in Farmacia e i guadagni erano suddivisi in cassetto.cioe' contante( Para e fascia c) e SSN Il rapporto solitamente e' 70% SSN e 30 %Para e fascia C Poi dipende in che zone e' ubicata la Farmacia 3 MILIARDI di euro e' stimata la fascia C e SSN??? La spesa SSn e' all'incircA IN ITALIA 13 MILIARDI DI EURO Capite bene che ridurre a 3000 l'apertura di una nuova farmacia o fare uscire i farmaci di fascia C non sarebbe un dramma per i farmacisti Ricordo che il guadagno netto togliendo dipendenti e spese oscilla del 10% /20% a seconda cosa si vende e della gestione del magazino Una Farmacia che fattura UN MILIONE DI EURO all'anno mi tengo basso il titolare guadagna dai 100 ai 200 mila euro!!! Fare l'interesse di pochi ha sempre portato a disastri nel mondo!!! LA RICCHEZZA VA SUDDIVISA SUL POPOLO

  • Alice ha scritto:

    Buongiorno a tutti, sono una farmacista dipendente, abilitata da un anno e mezzo, che ha avuto esperienza lavorativa sia in parafarmacia che in farmacia. Partiamo dal fatto che un farmacista è e rimarrà sempre un professionista,sia che lavori nel corner di un supermercato sia che sia dipendente della più grande farmacia della capitale.La liberazzazione perciò interessa più di tutti i farmacisti dipendenti che possono vedere realizzato il sogno di mettere su la loro attività senza dover fare i conti concorsi truccati (scusate ma i raccomandati esistono, da me i concorsi li vincono principalmente parenti e amici di farmacisti titolari)o spendere cifre da capogiro per comperare una licenza. Parliamo di "ansia" di vendere il prodotto nelle parafarmacie, ma ammetterete che se uno si indebita fino al collo per rilevare una farmacia e ne diventa titolare abbia "ansia" di vendere????Se ne frega di avere tra le mani una farmacia e cioè un presidio per la salute del cittadino....deve recuprare i soldi che ha speso!!! La titolare della farmacia dove lavoro mi ha fatto un mazzo pazzesco una volta che ho consigliato ad una mamma di fare un impacco con la camomilla al suo bambino anzichè vendergli un collirio...e mi fa mazzi ancora più grossi se mando via qualcuno perchè mi ha chiesto un tavor senza ricetta!!! Inoltre i corsi di aggiornamento me li pago per intero,le ferie me le decide la titolare, non posso usufruire della mutua perchè sono l unica dipendente (occhio sempre al risparmio, i dipendenti costano anche in una farmacia) gratificazioni zero, solo insulti se oso dirle "Scusi Dott. non mi sento bene... oggi potrei lavorare un po' nel retro??", i permessi non so neanche cosa siano. Almeno in parafarmacia la mole di lavoro era più umana, il contratto era rispettato nonostante il fatturato basso ed ero pur sempre una professionista. Io mi chiedo che cosa ho meno rispetto ad un titolare di farmacia? niente, non ho la fortuna di essere nata da padre titolare di farmacia e non ho 2 milioni di euro per comprarne una.... fate vobis... viva le liberalizzazioni!

  • Giovanni ha scritto:

    Non sono farmacista (sono libero professionista) ma ho l'impressione che il tema LIBERALIZZAZIONI nel settore farmaci alimenti una inutile e pericolosa diatriba tra farmacisti titolari e non. Questi ultimi, per vero, quando si sono iscritti all'Università sapevano le regole del gioco ( titolarità per concorso, acquisto o successione). Ora rivendicano e premono per una indiscriminata parità con quei colleghi ( indubbiamente lo sono) che magari ricorrendo a mutui o avendo sgobbato per un concorso ( forse troppo risalente) hanno fatto un programma di vita o con essi i vari dipendenti. Una indiscriminata uguaglianza nei fatti (ogni farmacista può diventare titolare) comporterebbe una mera migrazione di impiego da realtà solide ( quasi tutte le farmacie) in realtà concorrenziali aggredibili ( e già aggredite) dalla GRANDE DISTRIBUZIONE. Questo è il nodo: dalla lotta di categoria in atto si potrà avvantaggiare solo ed esclusivamente la GRANDE DISTRIBUZIONE che farà fuori tanti, MA TANTI, esercizi di vicinato ( anche le farmacie) poste nei paraggi. ALLORA: che si aumenti il numero di farmacie; che possano così consolidarsi FARMACIE che garantiscano ( fuori della logica del 3x2) la professionalità di chi non ha l'esigenza di fare cassa a tutti i costi! Solo così si conserverà quella fiducia che, io per primo, ripongo nell' ISTITUZIONE FARMACIA e nei farmacisti tutti. Saluti ed auguri a tutti

  • monica ha scritto:

    Noto che Luciano non vuole proprio sentire come tutti i farmacisti titolari...devo fare nome e cognome di farmacie cono orari no-stop?Vai a vigevano e le troverai, vai a roma lo stesso...la questione di stare aperti dipende dalla moneta che i titolari non vogliono cacciare!!!vuoi esser aperto?mettiti d'accordo con l'ordine e paga i farmacisti..vedrai come sarai aperto 20 ore su 24!!!!la GDO rappresenta SOLO il 15% delle parafarmacie,il resto sono persone come RAFFAELE come ME e piccole società SRL.. RIBADISCO SOLO IL 15%...dici male alla GDO ma conosco catene di farmacie tipo FARMACRIMI...non so se hai girato l'italia per lavoro ma io ho potuto lavorare in diverse farmacie dislocate ovunque e non ho visto queste limitazioni di orario..una limitazione che dovreste seguire invece non la fate:dare medicine come caramelle e senza ricetta!!Sai quante volte mi sono rifiutata nel dare il contramal ad un signore che veniva a prenderlo ogni giorno senza ricetta? Lo faceva il titolare al posto mio. Non mi parlate di professionalità perchè se la gente non capisce la distinzione tra para e farmacia è perchè la legislazione non la rispettate

  • monica ha scritto:

    Non so da dove viene Luciano,ma io ho lavorato in una farmacia del Nord che è aperta 24 ore su 24 tranne la domenica mattina. Il titolare stava facendo la richiesta di rimanere aperta anche la domenica mattina. Gli orari son molto flessibili,basta far richiesta all'ordine di appartenenza. Comunque vorrei ricordare che nei corner o nelle parafarmacie non ci lavorano tabaccai ma farmacisti o chimici farmaceutici con tanto di laurea ed iscrizione all'albo. Quindi evitiamo di dire "indirettamente" e con pacatezza che i farmacisti della para sono più stupidi. L'intelligenza e la competenza non aumentano se lavoro un giorno in parafarmacia e il giorno dopo in farmacia!!!

  • Arnone Raffaele ha scritto:

    Buon giorno, mi chiamo Raffaele Arnone, laureato in C.T.F. ho sostenuto l'esame di stato per farmacisti sono iscritto all'ordine dei farmacisti di milano e lodi e sono titolare da un anno e mezzo di una parafarmacia a milano. Vorrei rispondere in parte a "Nicola Capolupo" dicendo sia a lui che ai lettori di questa mia e-mail che: nelle parafarmacie e grande distribuzione il farmaco da banco deve essere venduto dal "Farmacista" non da un commerciante o da un "magazziniere di farmacia" (come già accade in alcune farmacie che non vogliono assumere dei professionisti). Con questa piccola premessa volevo porre una domanda: Perchè Io (con le mie referenze) non potrei vendere i farmaci che consiglia un medico? perchè puo venderli un megaziniere che lavora in farmacia? perchè il farmacista si avvale del privilegio di dare alcuni farmaci su ricetta senza ricetta? forse perchè si sente superiore al medico che non lo ha prescritto? perchè non vengono tolti i cosmetici ed accessori del genere dalle FARMACIE tanto professionali da non consentire ad un "Para-Farmacista" di vendere farmaci? Potrei andare avanti nella diatriba professionale se è questo il punto ma è altro o SOLO QUELLO... Visto che non è la professionelità il luogo dello scontento, io mi levo dall'imbarazzo continuando per la mia strada professionale fatta anche di cortesia di lavoro e di scontrini perchè IO SONO ITALIANO... non commerciante non giornalista non politico ma UNO DELLA COLLETTIVITA' PER LA COLLETTIVITA' Raffaele Arnone

  • luciano ha scritto:

    oggi l'ipercoop vende otc e sop e tra non molto la fascia c dalle nove di mattino alle nove di sera e le parafarmacie potranno fare il non stop........ dove sta scritto nel decreto monti che la farmacia puo' competere con orari ugualmente liberi

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