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Nell'Egitto del dopo Mubarak la vita delle donne è peggiorata

Nell'Egitto del dopo Mubarak la vita delle donne è peggiorata
0 commenti, , a cura di , in Estero

IL CAIRO (EGITTO), 6 NOVEMBRE 2012- «Dopo la rivoluzione, gran parte della società egiziana- ed in particolare gli islamici- hanno iniziato a scagliarsi contro i diritti delle donne. Hanno cominciato a negare i diritti che le donne avevano ottenuto combattendo, e adesso cercano di cambiare la legge sul divorzio e sulla custodia dei figli, fare pressioni per la mutilazione genitale femminile e di ridurre l’età minima del matrimonio da 18 a 9 anni». Queste parole sono di Azza Kamel, attivista per la tutela dei diritti delle donne. Dopo aver combattuto al fianco degli uomini durante la rivolta che ha portato alle dimissioni del presidente Mubarck, sperava che la situazione sarebbe migliorata. A distanza di ormai un anno e mezzo da quel fatidico febbraio 2011 deve però constatare che le cose non solo non vanno meglio, ma in certi casi sono addirittura peggiorate.

Secondo l’attivista il ruolo che le donne avrebbero oggi nella vita decisionale del Paese è a dir poco inesistente. Già il “Comitato dei saggi”, il gruppo di consulenza ai lavori parlamentari formatosi durante la rivolta, comprendeve una sola donna su trenta membri. Nessuna donna è oggi governatrice o è stata ammessa nel Consiglio di Stato. In tutti i partiti politici formatisi nell’era del dopo Mubarack compare almeno una donna, è vero, ma per il solo fatto che la legge elettorale lo impone. Le candidate donne vengono infatti relegate in fondo alla lista, limitando così le loro possibilità di successo. Kamel accusa poi i vari movimenti politici di appoggiare la causa delle donne solo in apparenza, per potersi assicurare un posto nelle manifestazioni pubbliche e alle urne. «Tutti i partiti stanno usando le donne come leva politica. E’ sempre stato così in Egitto». Il segnale che le donne non avrebbero ottenuto molto da questa rivoluzione lo si poteva già intravedere nel fatto che il presidente Mahamed Morsi, ex capo dei Fratelli Musulmani, si è sotratto alla promessa di nominare un vicepresidente donna in seguito alla sua elezione. Disullusa, ma comunque combativa, Kamel afferma: «Ci aspettavamo di più. Non ci può essere democrazia senza eguaglianza, eppure le donne vengono escluse ogni volta».

Federica Sterza


Foto www.domani.arcoiris.tv

Federica Sterza
Federica Sterza è giornalista di InfoOggi.it

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