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Onu: pubblicato Rapporto sviluppo umano, Italia batte Inghilterra

Onu: pubblicato Rapporto sviluppo umano, Italia batte Inghilterra
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ROMA, 02 NOVEMBRE - L’Italia occupa la ventiquattresima posizione, scavalcando paesi come Inghilterra (ventottesimo posto) e Svezia. Questo il dato emergente dal neopubblicato Rapporto sullo sviluppo umano che, all’interno del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), scatta una fotografia alla condizioni di 178 paesi. Medaglia d’oro confermata alla Norvegia, mentre a chiudere la lista troviamo l’Africa con la Repubblica Democratica del Congo.

I criteri? I diversi indici di qualità in merito di scolarizzazione, aspettativa di vita e reddito procapite. Ma per gli esperti non era ancora abbastanza: hanno cosi deciso di integrare l’isu (indice sviluppo umano) con altri dati altrettanto rilevanti per comprendere quail sono le reali condizioni di vita in questo ventaglio di paesi. Tra questi sanità, istruzione e reddito. E' cosi che vediamo cadere alcuni colossi dell’economia mondiale, per esempio gli Stati Uniti o Israele con i loro grandi divari di reddito, mentre l’Italia sale addirittura alla ventiduesima posizione.

Altri parametri fondamentali l’indice multidimensional di povertà (imp) e l’indice di disuguaglianza di genere, che misurano rispettivamente l’accessibilità a servizi minimi (come acqua potabile, sanità e beni familiari essenziali) e l’integrazione della donna nelle piu svariate situazioni, dale quote rosa in parlamento alla scolarizzazione fino alla presenza sul mercato del lavoro. In merito a quest’ultimo criterio è la Svezia la prima classificata, l’Italia svetta in quindicesima posizione mentre vanno sempre piu in giù Regno Unito (trentaquattresima posizione) e Stati Uniti (quarantasettesima).

I buoni risultati non sono un buon motivo per arrestare il progresso, così l’amministratrice dell’Undp Helen Clark invita tutti i paesi ad impegnarsi in un “audace azione globale per non vanificare gli sforzi fatti fin’ora”. Riflettori puntati soprattutto sulle misure per contere i danni ambientali che potrebbero, nel 2050, causare un involuzione dello sviluppo umano globale. “Sostenibilità ed equità” ricorda Clark.

Bene l’incremento del valore medio dell’Isu cresciuto, dal 1970 a questa parte, addirittura del 42%. Più complicata una sua valutazione se si considera che la distribuzione del reddito è nettamente peggiorata, culminando nell’America Latina, il continente con la maggior differenza di reddito.

Cecilia Andrea Bacci

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