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Renzi, Giannini, ITALIANI, No PROSIT No Party

Renzi, Giannini, ITALIANI, No PROSIT No Party
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ROMA, 24 NOVEMBRE - La notizia è bella è stagionata è relativa all’8 novembre scorso, epoca in cui la signora ministra Stefania Giannini ha come è noto firmato il decreto “Scuola breve” sarebbe il caso di dire: "Ma che bella trovata!". Il motivo è presto detto: cento scuole superiori sperimenteranno il liceo articolato su quattro anni, anziché in cinque. Gli istituti votati alla “sperimentazione” scelti mediante un bando di gara da redigere entro dicembre 2016 e da pubblicarsi ufficialmente solo a settembre 2017, non è ancora che una nebulosa, ma in questa materia il ministero in questione da oltre un ventennio, si distingue con fiera negatività. Basterebbe solo questo tema delle "nebulose ministeriali" a rendere per nulla credibili le scelte riformistiche in questo ultimo decennio, dal dicastero Istruzione.
Però?

I genitori interessati dovrebbero quindi iscrivere i propri figli attraverso una domanda di partecipazione. Certo qualche problema si porrà, uno tra tanti: le ore del quinto anno soppresso verrebbero “recuperate” spalmandole sui quattro anni rimasti: milleventitré ore per il Liceo Classico, novecentonovanta per lo Scientifico, Millecentocinquantacinque per l’Artistico. Roba da estrazioni del lotto. In una danza delle ore, che purtroppo però non quella della Gioconda di Ponchielli. Ahi noi!... Nei quattro anni superstiti, dunque, si starebbe sui banchi più ore, anziché più tempo. Quasi che la quantità potesse compensare la qualità (anzi, a scuola, sono inversamente proporzionali tra loro). Equivarrebbe a dire che "la domenica, per non perdere tempo a mangiare, si starà a digiuno, ma si recupereranno i pasti perduti mangiando di più dal lunedì al sabato". E perché no, in tempo di diete strampalate? Ma con quale danno per la digestione e soprattutto per la salute? Proviamo ad immaginarlo.
Qual è il vantaggio del liceo a quattro anni? Mi sfugge per ora il senso profondo, ma provo a ragionare, per riagguantarlo: Ma certo, si tratta di: "Avere un anno in più per lavorare! Non è in fondo il lavoro lo scopo della scuola?".


Questo in soldoni i pensierini "debolucci" di diverse azioni governative. A scuola si perderebbe tempo, cosicché Meglio andare a Lavorare, perché lavorare nobilita l'uomo e lo rende?... Sì... mi sono spiegata, non fatemi approfondire attraverso la delicatezza di un ippopotamo. Del resto tutte le propagande governative di questi anni, vanno in questa direzione, anzi oserei dire procedono incontrastate in questo senso obbligato. In questa direzione infatti va anche la legge 107/2015 (sedicente Buona Scuola), che obbliga gli studenti a quattrocento ore di “alternanza scuola-lavoro” negli istituti tecnici e a duecento nei licei. Lo aveva annunciato già il ministro Giuliano Poletti il 23 marzo 2015, con il celebre affondo nel quale disse che non sarebbe male per gli studenti partecipare a stage lavorativi d’estate, come facevano i suoi (eroici) figlioli, adusi a “spostare cassette di frutta in magazzino nei mesi estivi”. Eh sì perché i giovani a scuola non devono imparare ad usare il cervello, ma esclusivamente i muscoli, possibilmente proni per certa ideologia politica. 


Al massimo quegli stessi ragazzi, dovranno imparare ad usare i polpastrelli, se proprio volessimo andare per il sottile, per usare al meglio le tastiere dei computer nell'insondabile Rincitrullimento, e nell'inebetente auspicio, di rendere questo mondo, tecnologico al punto giusto; per un fine comunque inequivocabile, che era e resta quello di rendere inabili generazioni di giovani ai rapporti umani ed alla vita, "buoni" come li si preferisce per Credere, obbedire, farsi spremere. Del resto questo è sembrato essere il motto dei molti governi di sinistra, pardon centro, ops di destra; si insomma questi governi qua. Suggerendo per loro un’autentica educazione alla schiavitù del lavoro gratuito. Ora intendiamoci io sono nipote di un mio illustre avo, ben più noto di me, un tipo che considero "profeta" in fatto di avviamento professionale al lavoro agreste, dunque chi sarei io per azzardare analisi in tempi di elezioni? Una docente contrastiva per l'appunto, ma ho buoni fondati motivi per credere che in circolazione ci siano fin troppe braccia di praticanti delle professioni, indegnamente strappate al nobile lavoro dell'agricoltura, ed è palese che ancora dei giovani che acquisiscono conoscenze ed abilità culturali, non interessa da tempo immemore niente a nessuno, specie ai nostri ineffabili (s)governanti, piuttosto che ad un'orda di meschini genitori gretti e svogliati e neanche ad una pletora puzzolente di docenti incapaci, nell'adempimento delle proprie relative funzioni di improbabili educatori, di queste infelici generazioni di giovani italiani. Forse con tutta evidenza non interessa alla Troika, nemmeno al Vaticano, non a Confindustria, non ai banchieri, magari alle mafie.


A nessuna delle forze che dettano legge e che insomma in questo triste paese contano qualcosa, a quelli che hanno ruoli di responsabilità civile, non importa veramente nulla. Però potrebbe Interessare a Docenti degni di questo nome, che non si fregiano di stellette o di bonus economici; ma no quelli non contano: Renzi li ha già asfaltati con la Legge 107, quei docenti lì, sono finiti nell’indifferenza dell’opinione pubblica, che ancora vede gli insegnanti come dei privilegiati rompiballe, sebbene ormai hanno stipendi da povertà autentica.
Costoro naturalmente come si conviene devono stare zitti e mosca, sono tutti quei cosiddetti docenti “contrastivi” (termine che mi fa impazzire!) come li ha definiti l’Associazione Nazionale Presidi in un celebre documento dai toni bellici.


IO posso fregiarmi di essere contrastiva per nascita, mio marito se ne è fatta una ragione, i miei colleghi lo sanno, la mia preside ne è al corrente e si è quasi rassegnata, questo nonostante le mie coronarie siano eccezionalmente sensibili ai trombi. Forse con gli anni ho perfezionato l'ineffabile e beffarda natura, perché ho sempre amato all'insegnamento e non vi dico quanto mi galvanizza il pensiero di difendere la Scuola Statale (l’unica pubblica) ed il senso di Professionalità mio e di quelli come me. Adesso con questa nuova legge di merda - scusate il francesismo - potrei essere trasferita, demansionata, punita e penalizzata naturalmente non solo economicamente. Ma chi se ne frega dico!... Io credo in un ideale sano e trasparente: la Conoscenza, che per fortuna è il mio "vangelo" e rispondo, anzi devo dare conto solo a lei. Ma alla stragrande maggioranza degli italioti sta bene che le cose siano andate così, quorum di firme referendarie sulla "buona scuola" non raggiunte, comprese nel computo.
E dio non voglia, la stra - vittoria referendaria costituzionale, del 4 dicembre su modello americano, prossima ventura..


Forse non si è ancora capito che il pilastro fondamentale di ogni democrazia è proprio la Scuola. I poteri forti sanno cosa chiedere: una scuola che lascia la maggior parte dei cittadini nell’incapacità di acquisire conoscenze in modo autonomo, analitico e critico, di trasformare questa conoscenze in autonomia ed in indipendenza di analisi e giudizio. Solo pochi devono essere colti e soprattutto devono poter fare affinamento sulle abilità dell'intelligenza (cioè solo pochi possono essere aiutati a diventare umani nel senso più completo della parola): certo magari i figli di Lorsignori e certi loro lacchè. Perciò per ottenere tutto questo non occorre la Scuola Statale (soprattutto se non è asservita): essa quindi va dissanguata, disinnescata, avvilita, umiliata, svuotata dall’interno. In una Parola Depauperata fino ad essere disinnescata, in tutte le sue forme possibili. Cosa c'è di meglio di una "Scuola povera per poveri?". Per gli altri, per i rampolli del ceto egemonico, ci sono le scuole private d’alto bordo, quelle che pretendono rette annuali da decine di migliaia di euro dai cinquantaquattromila dell’Eton College a Windsor in Inghilterra agli oltre centomila dell’Istituto Le Rosey presso Ginevra.


Questo magari con tutta evidenza è il mondo progettato dai grandi politici di ogni emisfero, una massa sconfinata di polli d’allevamento e galline ovaiole, dominati da un’eletta schiera di facoltosissimi nababbi. Il progetto del “liceo breve”, va esattamente in questa direzione. È un altro tassello dell’infinita serie di scelte politiche che hanno già terremotato la scuola italiana, che stanno definitivamente spianando quel tanto di buono che comunque ancora (malgrado i governicchi) sopravvive, grazie a molti di noi. Una vittoria referendaria prossima ventura sono sicura che spianerebbe la strada ad un esecutivo libero di continuare a demolire il sistema scolastico che ha in centocinquant’anni trasformato l’Italia da Paese analfabeta in ciò che siamo, ma Non in quello che vorremmo essere...


La scuola contenitore vuoto (come sta avvenendo per tutte le altre istituzioni democratiche di questo Paese) non sarà un guaio solo per i poveri insegnanti morti di fame, costretti a morire di demotivazione e di burocrazia, oltre che di povertà. Ma per Tutti i cittadini che pagheranno lo scotto della distruzione della scuola, perché il Paese s’imbarbarirà sempre più e sarà sempre più difficile, risalire la china. "L’ignoranza ci costerà molto di più". Molto più degli armamenti che, intanto, il governo Renzi continua pervicacemente ad acquistare. Del resto, si sa: armi e guerre ingrossano il Pil (e le saccocce degli amici); ma quelle dei docenti fortunatamente NO. DO NOT CONFORM.

Angela Maria Spina 

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