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Terrorismo, espulso ventiseienne tunisino a Ravenna

Terrorismo, espulso ventiseienne tunisino a Ravenna
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RAVENNA, 6 GENNAIO - È stata eseguita nel tardo pomeriggio di ieri, con il provvedimento del ministro dell'Interno Marco Minniti, per "motivi di sicurezza dello Stato", la seconda espulsione del 2017. Si tratta, da quanto si apprende dalle agenzie di stampa, di un ventiseienne tunisino residente a Ravenna, con permesso di soggiorno di lungo periodo rilasciatogli nel 2011 perché sposato con una cittadina italiana con la quale, però, non conviveva più. L'uomo è stato rimpatriato da Roma-Fiumicino con un volo diretto a Tunisi. Dall'inizio di gennaio 2015 le espulsioni per motivo di estremismo religioso ammontano a 134.

L'attività investigativa dei servizi di Sicurezza e Prevenzione avrebbero riscontrato che il tunisino aveva stretto un'amicizia "virtuale" sui social network con con un aspirante foreign fighter tunisino sottoposto a fermo due anni fa prima che partisse da Ravenna per raggiungere il teatro siro-iracheno e attualmente detenuto per reati di terrorismo. Risulta possibile inoltre, che il ventiseienne abbia postato sul suo profilo Facebook le seguenti frasi: "Sono indeciso se fare il bravo o fare una strage, ci devo pensare" e "sei divina come una macchina degli sbirri che brucia".

Attraverso una nota, il Viminale ha comunicato che nel corso di una perquisizione nell'abitazione del giovane, le forze dell'ordine hanno rinvenuto e sequestrato dispositivi informatici nei quali erano presenti file che inneggiavano alla propaganda jihadista.

Proprio ieri, il Premier Paolo Gentiloni, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista, ha fatto sapere che in Italia le dimensioni numeriche della radicalizzazione "sono minori che in altri Paesi". "Ma il fatto di avere - ha aggiunto - un numero minore di persone radicalizzate o foreign fighters non ci deve indurre a sottovalutare il fenomeno e la necessità di capirlo".
Stando agli studi condotti dalla Commissione "i percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto in alcuni luoghi: nelle carceri e nel web".

Luigi Cacciatori

Immagine da ilfattoquotidiano.it

Luigi Cacciatori

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