BRUXELLES, 31 GENNAIO 2012- Da una Bruxelles semi-paralizzata per la prima neve, e per uno sciopero generale contro l'austerità, arriva il nuovo Patto di bilancio per l'Unione Europea, raggiunto dopo negoziati piuttosto serrati, e recante, infine, la firma di 25 Paesi su 27.
Anche la Repubblica Ceca, infatti, ha seguito le orme della Gran Bretagna, rifiutandosi, un po' a sorpresa, di approvare l'accordo, ma promettendo di tornare eventualmente sui propri passi; problemi anche per la Svezia, che con un governo di minoranza, non riesce a far passare la dichiarazione finale su crescita e occupazione per motivi parlamentari.
Per il resto, il nuovo fiscal compact c'è, a porre, sottolinea il presidente della Bce Mario Draghi, un primo passo verso l'Unione fiscale, rafforzando la fiducia nell'Euro. E così, mentre il pareggio del bilancio diventa una regola aurea, da inserire nelle Costituzioni nazionali di tutti gli stati firmatari, i problemi della Grecia e dei suoi creditori privati continuano.[MORE]
Durante la cena informale, i leader discutono della situazione, con una Germania spalleggiata da Olanda e Svezia che propone il commissariamento del governo greco, incontrando subito il disappunto degli altri Paesi, che la accusano di proporre misure "vessatorie" e troppo pesanti; ma un accordo sulla Grecia serve, e in fretta. Lo ricorda Barroso, che al termine del vertice ha incontrato il premier Lucas Papademos, per discutere insieme a Draghi, Juncker e Van Rompuy sul secondo piano di aiuti da 130 miliardi di euro.
Via libera, intanto, al fondo salva stati permanente (Esm), che sostituirà il vecchio Esfm a partire da luglio, sulle cui risorse si discuterà al prossimo incontro del Consiglio Europeo, il primo marzo; grandi protagonisti, i pacchetti di disposizione per il rientro dal debito, con i Paesi che hanno superato il tetto fissato da Maastricht (il 60 per cento del Pil) che si sono impegnati a tagliare il deficit di un ventesimo all'anno, pur tenedo conto, come richiesto dall'Italia, di fattori attenuanti già previsti in precedenza.
Si parla anche di crescita, di occupazione, di un'austerità che prima o poi dovrà finire; lo sperano i sindacati belgi, che al summit presentano simbolicamente il primo Eurobond. E forse ci crede anche Bruxelles, pronta ad accelerare l'impiego di 82 miliardi di fondi europei non spesi, da destinare entro il 2013 a progetti per la creazione di posti di lavoro, soprattutto per i giovani.
(foto tratta da: www.direttanews.it)
Simona Peluso
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