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Verso la Conferenza ONU sul Clima Parigi 2015 (COP21)

Verso la Conferenza ONU sul Clima Parigi 2015 (COP21)
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MILANO, 22 GIUGNO 2015 – L’«orizzonte di Parigi», nelle parole del premier Matteo Renzi - intervenuto agli Stati generali sui cambiamenti climatici e sulla difesa del territorio del governo italiano, che si sono tenuti a Roma lunedì 22 giugno 2015, in vista della Conferenza ONU sul Clima Parigi 2015 (COP 21) - rappresenta «l'occasione nella quale trasformare in priorità politica la discussione» sul clima e quelle emergenze che ormai da tempo minacciano gli ecosistemi, come nel caso del riscaldamento globale, strettamente legato all’emissione di gas serra nell’atmosfera.

In tale direzione, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, in merito alla strategia nazionale, ha assicurato di continuare, «da qui a dicembre», sul piano del «confronto con gli stakeholders, come enti locali e associazioni non governative», al fine di spingere «il nostro sistema produttivo nazionale verso lo sviluppo sostenibile e verso l'economia circolare». Quanto al «Piano nazionale della ricerca, è stato disegnato - ha precisato il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini - tenendo conto, per la prima volta, anche della grande area della sostenibilità: ambiente, clima, energia. I finanziamenti non sono ancora tutti quelli che vorremmo e che necessitano, 3 miliardi nei prossimi 6 anni».

Orbene, sulle questioni ambientali è auspicabile una maggiore responsabilità e sensibilizzazione dell’opinione pubblica, una “presa di coscienza” più diffusa e consapevole su temi da cui dipende il futuro stesso del Pianeta.
«Con i cambiamenti climatici è in gioco la sicurezza mondiale, per via delle guerre a cui può portare per esempio per il controllo delle risorse idriche, dei profughi ambientali, degli eventi estremi», secondo Segolene Royal, ministro francese dell’Ecologia, dello Sviluppo sostenibile e dell’Energia, che, nella capitale - sempre nell’ambito degli Stati generali - ha sottolineato la necessità di «portare in questi Paesi mezzi di sviluppo affinché le persone possano vivere dignitosamente nelle loro case». Il ministro Royal ha anche ricordato la recente enciclica di Papa Francesco, Laudato si’, sulla cura della casa comune, «un documento storico - a suo avviso -, veramente formidabile, benvenuto nel momento che stiamo vivendo perché dice cose forti, coraggiose», condividendo le positive reazioni del mondo ambientalista. A tal proposito, nei giorni scorsi, Martin Kaiser, alla guida dell’Unità sul Clima di Greenpeace International, ha osservato che le «parole del Papa dovrebbero svegliare i capi di governo troppo compiacenti, incoraggiarli ad adottare leggi severe nei rispettivi Paesi per proteggere il clima e a siglare un ambizioso protocollo internazionale alla Conferenza di Parigi prevista a fine anno».

 

Intervista in vista del meeting di Parigi - Per ulteriori spunti di riflessione sull’argomento, morale ed etico nel contempo, di seguito l’Intervista all’Avvocato Diana Bautista, titolare dello studio Legal Consulting Borromeo.

È recente l’approvazione del testo di Legge sugli ecoreati: quanto incide in relazione alle emissioni di gas serra?
La tutela all’ambiente mediante il diritto penale ha certamente un ruolo importante. Tuttavia, come ha avuto modo di commentare di recente la Corte di Cassazione Penale attraverso una nota emessa dall’Ufficio del Massimario pubblicata in data 29/5/2015 (si veda sul sito della Corte di Cassazione), la norma in questione presenta alcuni aspetti critici sia sul piano processuale/probatorio sia su quello sostanziale. Un processo penale, dunque, deve garantire i principi costituzionali che caratterizzano la materia penale; pertanto, se la norma ambientale penale non è chiara sulla precisione, tassatività e offensività, l’organo giudicante riscontrerà difficoltà reale ad applicarla e purtroppo verrà meno l’aspettativa di tutelare l’ambiente. Tuttavia, non possiamo pretendere che gli ecoreati siano considerati come l’unico rimedio per tutelare l’ambiente oppure l’unico modo per incidere sulla riduzione delle emissioni di gas serra.

Secondo quanto reso noto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, le emissioni di gas serra nel 2014 si sono attestate sui 410 milioni di tonnellate di CO2 equivalente ovvero, per produrre un euro di Pil sono stati emessi circa 300 grammi di CO2. Si tratta di dati incoraggianti?
Sicuramente se dovessi esprimere un parere strettamente personale, potrei affermare che i dati non sono incoraggianti. Le prospettive future inserite nella relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio sui Progressi nella realizzazione degli obiettivi di Kyoto e di Europa 2020 [Bruxelles, 28.10.2014 COM(2014) 689 final] lasciano però presagi positivi: «Secondo le proiezioni trasmesse dagli Stati membri sulla base delle misure esistenti, nel 2020 le emissioni saranno del 21% inferiori a quelle del 1990. L’UE è pertanto sulla buona strada per raggiungere, a livello interno, l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra». Comunque è bene sapere che questi i dati devono essere valutati a livello comunitario perché la stessa Comunità conferisce - a differenza degli anni passati con il Piano Nazionale di Assegnazione - un piano comunitario di emissioni di gas serra. Pertanto l’Italia deve essere vista nel suo complesso comunitario.

La politica d’Oltralpe - vedi Germania e California - ha annunciato ambiziosi piani di finanziamento nella lotta contro i cambiamenti climatici…
Il finanziamento nella lotta contro i cambiamenti climatici è da tempo attivo sia a livello comunitario sia internazionale, nonché in quelli da citati da lei (negli esempi virtuosi di California e Germania). Dalla relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio sui Progressi nella realizzazione degli obiettivi di Kyoto e di Europa 2020 [Bruxelles, 28.10.2014 COM(2014) 689 final] si evince che (p. 21 figura 9 ndr) relativamente alle entrate economiche della vendita all’asta delle quote del sistema emission trading, l’Italia non abbia utilizzato i proventi per finalità connesse al clima e all’energia e che non abbia comunicato alla Comunità l’utilizzo dei proventi delle aste. Senza togliere l’importanza che rappresenta per Italia l'adempimento agli accordi comunitari e l’allinearsi con il resto dei Paesi impegnati nell'affrontare la sfida del cambiamento climatico, attraverso piani di finanziamento concreti. Sarebbe un'opportunità per il Belpaese quella di abbinare la tutela ambientale ad uno sviluppo imprenditoriale.

Sul versante green, quali misure potrebbe adottare la comunità internazionale?
Di certo, in questo momento, è fondamentale riuscire a raggiungere un accordo alla Conferenza COP 21 di Parigi. Tale documento dovrà subentrare al Protocollo di Kyoto nel 2020, anno di scadenza del secondo periodo d’impegno in vigore, pertanto ritengo che la misura prioritaria da adottare a livello internazionale sul cambiamento climatico, e quindi sul versante green, sia il trattato, il protocollo, che andrà a migliorare quello di Kyoto, adeguandosi alle nuove condizioni economiche e politiche internazionali, rendendolo più efficace. L’Accordo di Parigi con proposte concrete - in poche parole - consentirà di non superare i due gradi di incremento della temperatura.

Quali sono le attese effettive dalla Conferenza di Parigi 2015?
A livello comunitario e internazionale ogni anno che passa aumenta sempre più la consapevolezza sull’argomento. Si spinge per rafforzare gli impegni assunti fino ad ora e inoltre si pretende di raggiungere un accordo internazionale sul clima che limita il riscaldamento globale: obiettivo al quale la Comunità Europea punta da un po’ di anni. Logicamente, il buon andamento degli accordi consentirà poi ai singoli Stati di adottare le misure interne necessarie per intraprendere altre azioni significative e per abbattere o ridurre le emissioni che provocano il riscaldamento. Ma le norme ambientali interne devono però essere chiare e coerenti con altre norme costituzionali, di carattere civile, penale, amministrativo, ecc. Vuol dire che, nella misura in cui si perfezioni la norma ambientale, il diritto interno riuscirà a perfezionarsi ancora di più permettendo la tutela desiderata all’ambiente e a noi stessi.


*Diana Yuditxa Bautista Martínez si laurea nel 1996 presso l'Università dell'Havana e nel 2009 consegue la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Milano. Iscritta nell’albo degli Avvocati dell’Ordine di Milano dal 2012, amministra a Peschiera Borromeo (Mi) la Legal Consulting Borromeo, uno Studio di assistenza giudiziale e stragiudiziale per la tutela degli interessi di aziende e privati che ha acquisito competenza in diritto ambientale, con particolare riferimento allo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra.

Domenico Carelli

(Gallery: courtesy Ufficio Stampa PZ, Avv. Diana Bautista, titolare dello studio Legal Consulting Borromeo)

La fotogallery

courtesy Ufficio Stampa PZ, Avv. Diana Bautista, titolare dello studio Legal Consulting Borromeo

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