Immigrazione: MSG con sopravvissuti Lapedusa per riconoscimento cadavere

240 visualizzazioni, 23/10/2019, 13:19, by Nicola Cundò, in Cronaca

LAMPEDUSA (AG) 23 OOTOBRE  - Da sabato a martedi' un team di Medici Senza Frontiere (MSF), formato da un psicologo e un mediatore interculturale, ha fornito supporto psicologico a 13 superstiti - 6 donne della Costa d'Avorio e 7 uomini della Tunisia - dell'ultimo naufragio di Lampedusa, assistendoli durante il riconoscimento dei corpi di familiari e amici. 

"La fase del riconoscimento dei corpi, durata circa 3 ore, e' stato un momento di dolore e angoscia - racconta Dario Terenzi, psicologo di MSF, che ha accompagnato i sopravvissuti in questo drammatico momento -. Tutti erano tesissimi e alcuni tremavano al terrore di rivedere i corpi dei compagni di viaggio. Ho sentito le loro vibrazioni gli attimi prima in cui avrebbero visto le foto che ritraevano cio' che resta dei loro familiari o amici. 

I corpi dei naufraghi sono straziati. Una ragazza ci ha chiesto perche' alcuni fossero diventati bianchi. L'acqua marina ha corroso i corpi fino a trasformare il colore della pelle. Il mare li ha trasformati a tal punto da stravolgere le fattezze dei volti. E cosi' il riconoscimento e' avvenuto tramite un capo di abbigliamento o un segno particolare".

"Come per una ragazza ivoriana che ha riconosciuto il compagno perso in mare dalla felpa che indossava quel giorno - ha sottolineato Terenzi -. Era terrorizzata, ma ha voluto rivedere il suo compagno. E' crollata un attimo dopo sciogliendosi e scomparendo dentro un lungo pianto di straziante dolore e disperazione. L'abbiamo assistita e poi accompagnata nella sua camera dove lentamente, anche grazie all'aiuto insostituibile delle sue compagne di viaggio, si e' ripresa. 

"Come per una ragazza ivoriana che ha riconosciuto il compagno perso in mare dalla felpa che indossava quel giorno - ha sottolineato Terenzi -. Era terrorizzata, ma ha voluto rivedere il suo compagno. E' crollata un attimo dopo sciogliendosi e scomparendo dentro un lungo pianto di straziante dolore e disperazione. L'abbiamo assistita e poi accompagnata nella sua camera dove lentamente, anche grazie all'aiuto insostituibile delle sue compagne di viaggio, si e' ripresa. 

Prima di andar via ci ha timidamente salutati e, abbozzando un sorriso, ha pregato affinche' Dio ci benedicesse. Tutti i nostri pazienti hanno raggiunto un livello appena sufficiente di tranquillita', non certo di serenita'. Quando li abbiamo incontrati il primo giorno avevano lo sguardo fisso, erano rigidi, alcuni non parlavano affatto. Ancora oggi molti di loro hanno incubi, difficolta' ad addormentarsi, paura a rimanere soli, c'e' chi non dorme da giorni, non hanno fame, e hanno raccontato di essere sopraffatti da immagini e pensieri intrusivi, rivedono e rivivono in continuazione le immagini del naufragio".

"Prevale ed e' palpabile - ha spiegato - un forte senso di disagio, estrema sofferenza e frustrazione. Infatti, molti continuano a domandarsi perche' siano ancora vivi, perche' loro ce l'hanno fatta". "Abbiamo accolto e abbracciato questi sentimenti, li abbiamo condivisi e in qualche modo abbiamo cercato insieme a loro di renderli piu' tollerabili e almeno in parte comprensibili al loro pensiero e al loro cuore - ha detto ancora Terenzi -.
Posso provare a immaginare che sbiadire il ricordo e sciogliere l'angoscia richieda un arco di tempo molto piu' lungo di questi giorni e ancora tanta fatica. 

Queste persone hanno bisogno di essere trasferite, di allontanarsi da Lampedusa. Ci hanno detto chiaramente che non vogliono stare piu' qui. Sentono addosso la tragedia che li ha travolti. Continuano a domandarsi perche' vengono tenuti ancora qui dove sono morti i loro cari".