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17 Grammi alla Ubik di Catanzaro, intervista all'autore Salvatore Riillo

17 Grammi alla Ubik di Catanzaro, intervista all\'autore Salvatore Riillo
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Catanzaro, 10 Luglio -  "Sento l'emozione di un qualcosa che inizia, questo non accade sempre. Stiamo cercando di tenere accese le luci su quella che è la scrittura dei ragazzi, perché ce n'è poca e spesso ha più difficoltà ad essere intercettata, rimane nelle pieghe del self publishing. E' determinante che le emozioni e le impressioni di un libro scritto da un under 30 restituiscano quel punto di vista, per avere una visione più reale, più credibile, di un territorio che non può essere visto soltanto con gli occhi di una persona adulta. Salvatore racconta un pezzo di una città che in Calabria si racconta meno delle altre, Catanzaro. Scrive bene, ve lo garantisco io, ci sono dei passaggi che sono mitteleuropei, ha momenti anche di lirismo. Ha una predisposizione a raccontare e a raccontarsi e ha una voce originale". Parole importanti del libraio Nunzio Belcaro con le quali ha introdotto il giovane calabrese Salvatore Riillo alla presentazione del suo romanzo '17 Grammi' alla libreria Ubik di Catanzaro.


Sinossi:
Atmosfere noir che si avviluppano tra Catanzaro e il resto del mondo, periferie degradate, famiglie sbandate e giovani alla ricerca di se stessi. Tutti a combattere contro i propri demoni, incontrati nelle scale di casa, a scuola o alla stazione e costringono Christian ad affrontare realtà inusitate che sembrano infinite. Un romanzo di formazione ma anche di redenzione: alla fine l'anima resta, qualche grammo in meno ma resta.


In occasione della presentazione Saverio Fontana ha incontrato l'autore Salvatore Riillo per i lettori di infooggi.it


Salvatore, come nasce in te la passione per la scrittura?
Buonasera Saverio, in me la passione per la scrittura nasce nei primi anni di scuole superiori. Il motivo più importante credo sia stato il bisogno che avevo di esprimere ciò che a voce a volte non viene capito, o viene travisato. Ho iniziato con delle piccole storie che scrivevo sul cellulare, poi nel 2011 un episodio molto importante mi ha segnato profondamente la vita. Nel marzo di quell’anno conobbi una ragazza, Alessia, e mi raccontò di lei, della battaglia contro la leucemia che aveva vinto. La sua forza, l’attaccamento che aveva alla vita era di un’intensità straordinaria, così decisi che potevo trasmettere ad altre persone quello stesso sentimento che lei aveva condiviso con me; ad aprile iniziai a scrivere il mio primo romanzo “Nuvole bianche”, e lo dedicai proprio ad Alessia, alla sua persona, invitta. La passione per la scrittura esplose sostanzialmente quando capii che potevo dare maggiore peso al mio hobby, legando parole e sentimenti al fine di lasciare un pezzo dell’eredità emozionale che altri avevano trasferito in me.

Come nasce l'idea di scrivere '17 Grammi'?
17 Grammi è stata una conseguenza, una sfida con me stesso. Non lo avrei scritto mai, mi sarei limitato alle solite cinque pagine lasciate nella memoria del computer e mai rilette. Dopo Nuvole bianche però, parlo del 2013 quando ancora non ero un autore pubblicato, provai molto fastidio nella frase “Ma Salvatore che scrive a fare?”, come a dire “ridimensionati, lascia stare, non sentirti in grado di scrivere”. La rabbia mi diede l’input per iniziare a fare le cose sul serio. Questo sentimento è stato la scintilla che poi ha dato fuoco a un continuo nascere di idee, di dettagli; mi ritrovai in pochi mesi ad avere appunti ovunque, soprattutto dopo la prima frase ero già un’altra persona, non ero più Salvatore, mi stavo trasformando in Christian, il protagonista, per vedere il suo mondo e poterlo raccontare. 17 Grammi era qualcosa di mio, di intimo, dovevo esprimere me stesso, e dovevo farlo al meglio, perché stavo sfidando le mie capacità. Ma non è solo questo, quando immaginavo la trama sentivo che potevo dare una robustezza maggiore alle mie idee e che narrandole avrei potuto dare un contributo a una causa ben più nobile e grande della rabbia: la sensibilizzazione al tema del suicidio adolescenziale. In pratica l’ideale superò in poco tempo il risentimento, e diedi il mio 100% per manifestarlo.

Il titolo per un romanzo è molto importante. Perché '17 Grammi'?
Una leggenda metropolitana dice che il peso dell’anima sia di 21 grammi. A formulare questa teoria fu Duncan MacDougall, e dare questo peso a un’entità intima come l’anima mi ha sempre affascinato; rafforza il concetto di qualcosa che forse non esiste. Inizialmente il libro doveva avere un nome diverso, ma arrivato alla fine del primo capitolo decisi di cambiarlo perché dovevo rappresentare un concetto particolare e delicato come i “demoni personali”. 17 grammi è il peso dell’anima di Christian, il peso più basso che un’anima possa avere. La sua mente ospita quattro demoni personali, ed ognuna di queste tentazioni annerisce un grammo della sua anima. Ogni capitolo parla di un diverso demone, descrive le ragioni della nascita, l’evoluzione e come sia facile esserne sedotti. Credo sia il titolo migliore che potessi scegliere, e forse è stato anche il titolo a scegliere la storia, portandomi su un percorso ben definito.

Per raccontare il disagio che si vive nelle periferie italiane hai scelto di ambientare la tua storia nella periferia sud di Catanzaro, ma tu non vivi lì. Perché questa scelta?
Christian cresce nel quartiere Corvo, in una delle palazzine popolari. Ho voluto ambientare a Catanzaro il romanzo perché ho una grande affezione verso quei quartieri dove ho lavorato per quasi dieci anni. Catanzaro è la madre di tanti giovani musicisti e la musica nel libro è quasi una costante. Il punto è un altro, era inevitabile parlare del disagio delle periferie del capoluogo. Quando la storia inizia il mio punto di vista è quello di un ragazzino di quattordici anni, che ha paura della comunità rom, che la descrive e delinea i luoghi proprio come io li ho visti in questi anni. A volte la realtà dei fatti è disarmante, così come le vicende, e non parlo dal punto di vista letterario, ma tangibile da chiunque. Ho raccontato come il me ragazzino avrebbe affrontato le periferie sud di Catanzaro, probabilmente molti ragazzi, ma non solo, vivono ogni giorno quel disagio, un disagio che non deve essere una condanna, ma il campanello di allarme per mobilitare i piani alti.

'La paura distrugge le vite' (Christian). Di cosa hanno paura i giovani oggi secondo te?
In una società dove è troppo importante apparire ed appartenere la paura dei giovani non può che essere la propria identità. L’omologazione è stata sempre un malessere pesante da sopportare, il dover essere tutti simili. La paura più grande, quella che distrugge le vite, è la solitudine. Che non va sottovalutata, perché genera pensieri in relazione al proprio stato d’animo. È passato il tempo in cui essere solitari fa sembrare “fighi”, ora bisogna possedere qualcosa. Nel libro dopo questa frase c’è un abbraccio e un “non avere paura”, che vorrebbe dire: state accanto alle persone, date loro abbracci e fate in modo che non abbiano paura, perché distruggere e distruggersi può rivelarsi facile, ma quando si incontra il bene, l’amore, tutto cambia. E anche se non c’è, anche quando la solitudine è grande e spaventosa, può sempre arrivare qualcuno a darti quell’abbraccio.

'Niente e nessuno poteva raggiungere la profondità delle mie inquietudini tranne la musica' (Christian). La musica gioca un ruolo importante in questa storia. Sei un appassionato?
Sì, adoro la musica. Ho iniziato a suonare il basso quando ormai ero già grande per vivere le esperienze di Christian nel libro, ma per fortuna ho vissuto da esterno le storie di molti gruppi che sono nati e cresciuti a Catanzaro, il mio preferito erano i Nocturna, dato che due miei compagni di scuola ne facevano parte. La musica è onnipresente, e mi rifaccio a quella meravigliosa filosofia secondo la quale “la musica è vita”. È vita, dà vita e fa vivere.

'Come possono capire il valore di un applauso se sono sempre stati dall'altro lato di un sogno '?(Christian). Perché pensi che per cogliere il talento e la passione altrui bisogna saper sognare?
Forse perché spesso ci si sofferma troppo sulla persona e quindi il suo sogno può non valere. Ti spiego meglio, quando sacrifichiamo noi stessi per inseguire un sogno impariamo anche che valore abbiano i sogni altrui, di qualsiasi natura possano essere. Rispettare i sogni degli altri è importante, è importante anche sostenerli. Spesso, specie dai vent’anni in poi, non si sogna più, pressati dalle questioni quotidiane, e questa dimenticanza oltre ad azzerare gli stimoli tende a denigrare anche i progetti altrui. Ma se sognassimo ancora, se potessimo guardare a fondo chi abbiamo accanto potremmo scoprirne il talento, o coltivarlo qualora fosse ancora un germoglio. Sognare dovrebbe essere un modo per assimilarsi ad altri, un punto d’incontro.

La settimana scorsa Nunzio Belcaro, definito recentemente da Giuseppe Catozzella su 'L'Espresso' uno dei migliori librai d'Italia, ha voluto personalmente presentare il tuo libro. Raccontaci le tue emozioni.
Una marea di emozioni. Presentare un libro alla libreria Ubik è un traguardo immenso, emozionerebbe chiunque, e soprattutto onorerebbe qualsiasi autore. Per la prima volta ho sentito vivi i miei personaggi, merito anche di Nunzio Belcaro. Nunzio è un grandissimo professionista, una persona squisita, sa come mettere a suo agio chi ha davanti, ti trascina con la sua personalità, coi suoi modi di fare semplici e positivi. Un libraio con la “L” maiuscola, ma soprattutto un essere umano raro, disponibile e attento. Ho conosciuto la sua opinione completa su 17 Grammi durante la presentazione, e le sue parole mi hanno percosso. Ero molto emozionato, quasi al punto di non riuscire a parlare. Nunzio è di una tranquillità che fa sorridere, davvero, quando parla ti trasporta, sono onoratissimo che sia stato lui a presentare il mio libro. Merita la fama che ha, che ha costruito con impegno, credo anche con naturalezza perché si vede che ciò che fa è sempre sentito, entra dentro le cose con facilità, coglie tutto e perfettamente. Ti dico la verità, posso morire felice ora. Perché se torniamo sul discorso dei sogni, la Ubik e Nunzio sono stati un sogno realizzato, uno di quelli che quando inizi a scrivere nemmeno lo immagini possibile. 


Ci tenevo a ringraziare, dato che non l’ho ancora fatto come si deve, le persone a cui 17 Grammi è dedicato, la mia famiglia, soprattutto i miei genitori, Davis, Jennyfer e Shital. Vorrei ringraziare ancora te, Saverio, ed Emilia.

Saverio Fontana

Saverio Fontana

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