ROMA, 1 LUGLIO 2012 – John Ruskin, studioso del restauro e fondatore di quella che Camillo Boito definì “corrente ruinista”, era convinto che i monumenti e le opere d’arte fossero un patrimonio collettivo, appartenente a tutta l’umanità, intesa come coloro che sono, coloro che furono e coloro che verranno e che quindi, come tali, andassero conservati e preservati nella loro interezza e mai, per nessuna ragione, distrutti.
Da ieri mattina, molto probabilmente, Ruskin si starà rivoltando nella tomba, a causa dei fanatici di Al Qaeda che dallo scorso Aprile hanno in pugno tutto il nord del Mali e che, nelle ultime ore, hanno attuato il folle piano di distruggere i sedici templi di fango del Paese, dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità.[MORE]
Il gesto scellerato, che non può non ricordare dolorosamente al mondo la distruzione dei due grandiosi Buddha di Bamiyan da parte dei talebani nel marzo del 2001, è stato la risposta alla decisione dell’Unesco di inserire, nella lista dei beni in pericolo, la città di Timbuctù, stretta da quasi tre mesi nella morsa dei fondamentalisti e della guerra civile, esattamente come tutto il nord della nazione.
Una distruzione mirata quindi a dimostrare al mondo occidentale la differenza di interessi, valori ed intenti fra le due culture e una totale indifferenza nei confronti delle opinioni dell’intera comunità mondiale.
(foto www.sempreinmoto.it)
Elisa Lepone