A schema libero, intervista al Lou Palanca 1, Valerio De Nardo

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Dal buio limpido della sera delle colline ciociare al vento freddo che spazza l'aria dello str...

 Dal buio limpido della sera delle colline ciociare al vento freddo che spazza l'aria dello stretto. Dai Moti di Reggio Calabria al suicidio della Dottoressa Orsola Fallara. Dal 1970 al 2010, frammenti di grande storia italiana che incrociano la Calabria ed in particolare la città di Reggio. Eppure, nonostante la straordinaria importanza, pochi sembrano voler ricordare. Forse perché non conviene ad alcuno riconoscere che, durante la rivolta urbana più lunga della storia della Repubblica Italiana, si saldò un profondo legame tra 'ndrangheta, eversione fascista e servizi segreti deviati che determinò parte della storia di questa regione negli anni a venire.
E' ancora una volta il collettivo di scrittura calabrese Lou Palanca a prendersi cura della memoria di questa regione con la consueta attitudine a studi approfonditi e capacità di trasformare vicende storiche molto articolate in componimento narrativo . Dopo "Blocco 52" nel 2012 e "Ti ho vista che ridevi" nel 2015, lo scorso Novembre è stato pubblicato "A schema libero". Un romanzo storico che cerca di ripercorrere il filo nero che lega i Moti di Reggio ai giorni nostri, allo strano suicidio della dottoressa Fallara, dirigente del comune della città dello stretto, ormai sulla soglia del dissesto finanziario, sotto l'amministrazione di Giuseppe Scopelliti. Filo nero che unisce decine di episodi drammatici di cui ancora oggi non è chiara la verità dei fatti. Un romanzo che non aggiunge niente di nuovo, ma che, mettendo ordine agli eventi, "trova una spiegazione a molto di quello che è avvenuto non solo in Calabria, ma anche in Italia, di quello che sta accadendo e che accadrà", come sostiene Gioacchino Criaco. Che mette in evidenza che "c'è sempre stata un'altra Calabria" come scrive Raffaele Oriani sul Venerdì di Repubblica. Una verità che non ha la pretesa di essere assoluta.
Una storia troppo forte che rischiava di rendere di non facile lettura l'opera narrativa, ma che gli autori, grazie ad una ulteriore e pregevole crescita letteraria, hanno saputo rendere coinvolgente, mescolando fatti storici realmente accaduti a invenzioni narrative. Ritmo buono che diventa serrato nella parte centrale in cui la storia diviene un vero e proprio thriller che coinvolge emotivamente. Crea trasporto una breve ma intensa e struggente storia d'amore. Rapisce con un delicato lirismo nella caratterizzazione dei personaggi e nella descrizione dei paesaggi. Geniale l'invenzione de "L'enigmista", personaggio protagonista, uomo del nord, ex agente dei Servizi Segreti italiani in pensione. Costruendo un cruciverba stimola i suoi ricordi, le sue emozioni e accompagna, così, il lettore dentro le storie più buie in cui è stato coinvolto. E' lui la guida lungo il tempo. Altra protagonista interamente creata dagli autori è Margherita, giovane giornalista freelance, originaria di Soverato che vive e lavora a Roma. Legge la notizia del suicidio della dottoressa Fallara e si appassiona al caso. Voce molto importante è anche quella del professore reggino Dattilo, già presente in 'Blocco 52'. Saranno affidate a lui, infatti, le conclusioni. Tra i tanti personaggi ed episodi realmente esistiti vi è anche una chicca, l'intervista del 1971 di Oriana Fallaci a Ciccio Franco, leader del Comitato d'Azione per Reggio Capoluogo, mentre egli era latitante.
A schema libero è stato firmato dagli scrittori Valerio De Nardo, Nicola Fiorita e Maura Ranieri. Saverio Fontana li ha incontrato presso la Libreria "Punto e a capo" di Catanzaro ed ha intervistato il Direttore del Sistema delle Biblioteche di Roma, Valerio De Nardo, per i lettori di infooggi.it. 


Direttore, dai Moti di Reggio al suicidio Fallara, esiste un filo nero che lega i tanti eventi drammatici accaduti nella nostra regione negli ultimi cinquant'anni di cui ancora oggi non è chiara la verità dei fatti?
Sul piano giudiziario non saprei cosa rispondere, sul piano storico credo che ci sia un filo nero, nero anche come definizione di quella che era una coloritura attribuita ad uno schieramento politico e nero perché è rimasto sempre nell'ombra. Il nostro romanzo, che si occupa in particolare della vicenda dei Moti di Reggio, lascia intuire l'idea che in quei mesi si sia saldato un patto tra 'ndrangheta, massoneria, neofascismo, servizi deviati e pezzi della politica che, in qualche modo, ha condizionato la storia dei decenni successivi. Un filo, tra l'altro, che lega Reggio Calabria a Roma.

I Moti di Reggio sono stati la più grande rivolta urbana della storia della Repubblica italiana, eppure questa è una storia poco raccontata. La Calabria ha un problema con la memoria?
La Calabria ha un problema con la memoria e l'esperienza del nostro collettivo si basa essenzialmente sul fatto di trovare storie dimenticate e di tirarle fuori, l'omicidio nel 1965 di Luigi Silipo a Catanzaro nel primo romanzo, nel secondo la storia delle calabrotte che emigravano nelle Langhe, in particolare, ma in realtà una storia che guardava all'emigrazione individuale femminile che ha riguardato vari territori e quest'ultimo, A schema libero, partendo dalla storia dei Moti di Reggio, su vari aspetti della storia contemporanea. Sicuramente il fatto che una rivolta urbana che dura otto mesi, con i blindati e le barricate in città, con i carri armati attestati appena fuori la città, sia evaporata, non soltanto nella memoria dei ragazzi di oggi, ma, soprattutto, in quella di chi quegli anni li ha vissuti, dimostra che un problema con la memoria c'è.

I cinque ragazzi anarchici, partiti da Reggio e morti in uno strano incidente nei pressi di Roma nel Settembre del 1970, aprono e chiudono il romanzo. Perché questa scelta?
Del nostro collettivo faceva parte anche Fabio Cuzzola che è stato l'ispiratore di molti degli spunti che sono compresi nel romanzo, poi ha scelto di dividere i nostri percorsi dal suo. Lui è stato l'autore che ha ritirato fuori questa storia nel 2001. E' una storia significativa, la storia di giovanissimi militanti, in una Calabria contrassegnata da quelle vicende, che cercavano la verità e provavano ad affermarla con i loro corpi, non soltanto in quello che ufficialmente è un incidente ma, nella ricostruzione dei fatti, ci sono molti dubbi. Sono, a loro modo, testimoni tragici di una storia che ha contrassegnato quel periodo e la nostra terra.

Tra i documenti reali che avete deciso di pubblicare vi è una sentenza del Tribunale di Reggio Calabria contro Romeo Paolo. Quanto è importante in questa storia l'avvocato e politico reggino?
Era molto interessante il testo di quella sentenza, c'erano degli elementi che poi abbiamo utilizzato dal punto di vista narrativo. E' significativa, inoltre, la storia di Paolo Romeo, ma questo lo dice la storia giudiziaria, è un politico condannato in via definitiva negli anni '90 per "Concorso esterno in associazione mafiosa" che è stato nuovamente inquisito perché, secondo la procura di Reggio Calabria, è a capo di un insieme di persone che hanno governato indirettamente la città. Dal punto di vista penale spetta alla magistratura dare un giudizio, ma dal punto di vista storico sicuramente c'è un filo che lega, attraverso questo personaggio, le vicende della città dello stretto e dal punto di vista letterario è un personaggio stupendo. Si può rintracciare su internet una sua lettera indirizzata ai cittadini di Reggio, scritta nel 2016 dal carcere, in cui lui afferma la propria innocenza utilizzando una serie di strumenti giuridico-culturali molto interessanti, è quindi una figura che, letterariamente, ha un suo spessore.

Come nasce lo straordinario personaggio "L'enigmista"?
Nasce in maniera un po' fortuita. A schema libero si basa su un'infrastruttura narrativa che affonda le sue radici in un cruciverba. Attraverso le parole del cruciverba si definisce la storia stessa del romanzo. Ad un certo punto il personaggio è venuto da sé e si è costruita da se anche l'inconsapevolezza alla Forrest Gump con la quale attraversa le vicende storiche che si trova ad affrontare. Non possiamo dire nella parte finale che caratterizzazione assume il personaggio, ma anche quello sviluppo narrativo è venuto da sé scrivendo.

"Non tutto quello che riemerge dal passato, in questa terra, ha l'odore dei lacrimogeni e il marchio dell'infamia", così conclude il romanzo il professore Dattilo. Alla fine degli studi approfonditi che avete fatto in preparazione a questa opera, la sua personale è stata un'amara conclusione o un epilogo che lascia intravedere un barlume di speranza?
Una conclusione aperta, anche dal punto di vista narrativo, perché alla fine c'è un "chi sa?". Può essere la costatazione tragica di una vicenda storica come quella calabrese ma c'è anche un po' di speranza. Nel nostro collettivo c'è chi è stato parte di una speranza molto forte, anche dal punto di vista politico, una mobilitazione civica molto forte che vuol dire che, comunque, un pezzo di coscienza civica esiste in questo territorio.

Soltanto nella nostra zona, Lou Palanca, Carmine Abate, Gioacchino Criaco, Mimmo Gangemi, Domenico Dara, Olimpio Talarico, Cataldo Perri,  Ettore Castagna e tanti altri, finalmente abbiamo una Calabria raccontata dai calabresi?
In passato ci sono stati grandi scrittori calabresi, in questo momento, però, c'è una vivacità maggiore ed un elemento nuovo che è lo spirito di collaborazione che c'è tra tutti noi. In particolare con Domenico Dara e Gioacchino Criaco ci siamo trovati spesso a fare presentazioni e altre cose insieme. Criaco partecipò alla riunione in cui il collettivo decise di scrivere tanto "Ti ho vista che ridevi" che "A schema libero" dandoci dei suggerimenti. Noi crediamo che le storie si vogliono fare raccontare ed in Calabria in questo momento ce ne sono tantissime. Cerchiamo, perciò, di farci interpreti. Da un punto di vista oggettivo c'è una vivacità che rileviamo anche noi.

Saverio Fontana

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