Scienza & Tecnologia

Adam Voorhes e il primo cervello umano completamente liscio

AUSTIN (TEXSAS), 1 NOVEMBRE 2014 – Un fotografo insolito, una collezione di cervelli e un ospedale per malati psichiatrici: ecco gli ingredienti di una scoperta sensazionale. Adam Voorhes è un fotografo che, tra i tanti soggetti di natura morta che popolano il suo sito, ha scelto di dedicarsi al ritratto di cervelli, catturandone forma, dimensioni, particolarità e perfino imperfezioni. Un lavoro che non ha niente di scientifico ma che, di fatto, ha permesso al fotografo di entrare in contatto con un cervello umano con una caratteristica assolutamente strabiliante: quella di essere completamente liscio.

Le pieghe che si trovano normalmente nel nostro cervello e che gli conferiscono quell’aspetto così peculiare sono chiamate solchi e circondano altre pieghe più piccole chiamate giri. La loro funzione è tutt’altro che secondaria: prima di tutto, si tratta di qualcosa che solo noi umani e i mammiferi più sviluppati possediamo e, ancora più importante, hanno lo scopo di controllare alcune funzioni fondamentali come deglutire. Il loro mancato sviluppo ha delle conseguenze gravi, come la il rischio di soffrire di spasmi, difficoltà di apprendimento e convulsioni. Più precisamente, la sindrome, per altro molto rara, che interessa la mancanza di pieghe è nota come lissencefalia e causa la morte prematura dei soggetti che ne sono colpiti.

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Proprio per questo motivo, la scoperta di questo cervello completamente liscio è qualcosa che la comunità scientifica non riesce a spiegarsi. Intervistato da Adam Voorhes, il dottor David Dexter, che lavora nella UK Brain Bank, ossia la banca del cervello del Regno Unito, ha affermato che, in tutta la sua lunga esperienza come medico, non si è mai trovato di fronte a un cervello in queste condizioni: “Riceviamo cervelli in cui una parte delle pieghe manca, ma mai fino a questo punto”.

Per andare a fondo alla questione, Voorhes ha tentato di ricostruire la storia dell’individuo dall’insolito cervello, investigando negli archivi dell’Ospedale per Malati Psichiatrici di Austin ma, un anno dopo, non è ancora emerso nulla di significativo che ci illumini sulla storia dello strano paziente. Tutto quello che si sa, almeno per il momento, è che il cervello doveva appartenere a un individuo, non è certo se fosse maschio o femmina, ricoverato nell’ospedale del Texas e morto nel 1970.

A chiunque appartenesse quel cervello, il gran merito di Voorhes, è stato comunque quello di puntare i riflettori su una realtà per troppo tempo ignorata: la collezione di cervelli dell’Ospedale per Malati Psichiatrici di Austin presenta casi particolarissimi di organi non comuni che, se studiati a fondo, potrebbero essere di estremo aiuto per la ricerca e la cura di alcune patologie, come ad esempio il Parkinson: “Per qualche ragione, nonostante questa collezione fosse strabiliante e affascinante, è rimasta abbandonata, senza che nessuno la studiasse, per circa trent’anni”, si legge sul sito dell’artista. Insomma, ecco un caso in cui uno scatto vale davvero più di mille parole.

(foto: www.voorhes.com)

Sara Svolacchia