ggressione all’arbitro in Seconda Categoria a Reggio Emilia: capitano schiaffeggia il direttore di gara, partita sospesa
Rigore contestato e gesto violento: nuovo caso di aggressione nel calcio dilettantistico
Un grave episodio scuote il calcio dilettantistico a Reggio Emilia. Durante una gara di Seconda Categoria, un capitano ha colpito con uno schiaffo il direttore di gara dopo la concessione di un calcio di rigore contro la propria squadra. L’episodio ha portato alla sospensione immediata della partita, aprendo un nuovo fronte di riflessione sul tema della violenza contro gli arbitri nei campionati minori.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, i fatti sono avvenuti nel corso della sfida tra Real Dragone e Cerredolese, disputata in provincia di Reggio Emilia.
Dinamica dei fatti: cosa è successo al 79° minuto
L’episodio si è verificato al 79° minuto di gioco. L’arbitro, appartenente alla sezione AIA di Modena, ha assegnato un secondo calcio di rigore in favore della squadra di casa, il Real Dragone.
A quel punto, il capitano della Cerredolese, un trentenne residente a Sassuolo, si è avvicinato al direttore di gara e lo ha colpito al volto con uno schiaffo.
Il gesto ha determinato l’immediata decisione dell’arbitro di sospendere la gara per motivi di sicurezza. Fino a quel momento, la partita si era svolta senza particolari tensioni, nonostante il punteggio vedesse la Cerredolese in svantaggio per 2-1.
La possibile sconfitta avrebbe allontanato la squadra dalla vetta della classifica, ma – come sottolineato anche dai dirigenti – nessuna motivazione sportiva può giustificare un comportamento violento nei confronti di un ufficiale di gara.
Le possibili conseguenze: squalifica e 3-0 a tavolino
Ora la decisione passa al Giudice Sportivo, che si pronuncerà sulla base del referto arbitrale. Le ipotesi sul tavolo sono:
- Omologazione del risultato con il 3-0 a tavolino in favore del Real Dragone
- Pesante squalifica per il capitano della Cerredolese
- Eventuali ulteriori sanzioni disciplinari per la società
Le sanzioni in casi simili, soprattutto quando si tratta di aggressione all’arbitro, possono essere molto severe e arrivare anche a pluriennali periodi di inibizione o squalifica.
Le parole della società: “Ha sbagliato, ma si sente provocato”
L’allenatore e presidente della Cerredolese ha commentato l’accaduto definendo il gesto “un errore grave”. Secondo quanto riferito, il giocatore avrebbe sostenuto di essere stato provocato verbalmente dall’arbitro durante la partita.
Tuttavia, la stessa dirigenza ha chiarito che nessuna provocazione può giustificare un atto di violenza nei confronti del direttore di gara.
Un problema sempre più frequente: violenza nello sport dilettantistico
L’episodio di Reggio Emilia non è isolato. Solo pochi giorni prima, l’8 febbraio, un’altra aggressione si era verificata durante una partita di basket di Divisione Regionale 2 tra Go Basket 2018 e Campagnola, sempre nel territorio reggiano.
In quel caso, un giocatore aveva colpito l’arbitro con un pugno, causando la sospensione del match. Le sanzioni furono esemplari:
- Quattro anni di squalifica per il giocatore
- Sei mesi di inibizione per l’allenatore
Questi episodi riaccendono il dibattito sulla tutela degli arbitri e sulla necessità di promuovere una cultura del rispetto, soprattutto nei campionati dilettantistici dove il ruolo educativo dello sport dovrebbe essere centrale.
Rispetto delle regole e responsabilità educativa
Il calcio dilettantistico rappresenta una realtà fondamentale per il tessuto sociale locale. Dirigenti, allenatori e capitani hanno una responsabilità ancora maggiore rispetto ai giovani atleti e alle comunità che rappresentano.
Episodi di aggressione agli arbitri danneggiano l’immagine dello sport e rischiano di allontanare direttori di gara e volontari da un ambiente che dovrebbe essere fondato su correttezza, passione e rispetto delle regole.
La decisione del Giudice Sportivo sarà un passaggio importante, ma la vera sfida resta culturale: ricostruire un clima di rispetto e fair play anche nelle categorie minori del calcio italiano.
Presunzione di innocenza
È importante ricordare che, nel sistema penale italiano, vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Come sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, nessuno può essere considerato colpevole fino a condanna passata in giudicato.