Agguato a Lauropoli, un morto e un ferito grave. Mons. Savino ai killer: “Avete le armi, ma non il futuro”

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Dopo l’omicidio di Giuseppe Scorza a Cassano allo Ionio, il vescovo e vicepresidente della Cei lancia un forte appello alla comunità contro criminalità e paura. Renato Elia resta ricoverato dopo un delicato intervento chirurgico

Un agguato a Lauropoli, frazione di Cassano allo Ionio, scuote nuovamente il territorio del Cosentino. Il bilancio è drammatico: Giuseppe Scorza, 36 anni, è morto, mentre Renato Elia è rimasto gravemente ferito dopo essere stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco.

Sul grave episodio sono in corso le indagini dei carabinieri, impegnati a ricostruire la dinamica, individuare chi abbia aperto il fuoco e soprattutto comprendere il movente dell’azione.

A poche ore dall’agguato è arrivata anche la dura presa di posizione di monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei, che ha rivolto una lettera alla comunità di Lauropoli e Cassano. Un messaggio che va oltre la condanna dell’omicidio e invita i cittadini a non lasciare che siano paura e criminalità a determinare il futuro del territorio.

L’agguato nelle prime ore del mattino a Lauropoli

Secondo una prima ricostruzione, l’episodio si sarebbe verificato intorno alle 6 del mattino a Lauropoli.

Giuseppe Scorza e Renato Elia si trovavano all’interno di un magazzino utilizzato come ufficio, nelle vicinanze di un bar, quando qualcuno avrebbe aperto il fuoco. Resta da stabilire se ad agire sia stata una sola persona oppure più soggetti.

Per sparare sarebbe stata utilizzata un’arma da fuoco, sulla cui tipologia sono ancora in corso gli accertamenti investigativi.

Scorza è stato colpito mortalmente, mentre Elia, nonostante le ferite riportate, sarebbe riuscito ad allontanarsi dal luogo dell’agguato.

Nella zona si trovavano anche alcuni operai che, dopo avere sentito gli spari, si sarebbero allontanati rapidamente.

Le indagini dei carabinieri e le immagini delle telecamere

Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Cassano allo Ionio, che stanno raccogliendo tutti gli elementi utili per ricostruire quanto accaduto.

Particolare attenzione viene riservata alle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Le immagini sono state acquisite dagli investigatori e potrebbero rivelarsi determinanti per individuare eventuali persone o mezzi transitati nei pressi del luogo dell’agguato prima e dopo gli spari.

Al momento non viene esclusa alcuna ipotesi sul movente.

Scorza ed Elia risultavano già noti alle forze dell’ordine e lavoravano per una società impegnata nella manutenzione del verde. Elia ricopriva inoltre un ruolo di responsabilità all’interno dell’azienda.

Gli investigatori dovranno quindi ricostruire rapporti, frequentazioni e circostanze che possano aiutare a comprendere perché i due uomini siano stati presi di mira.

Giuseppe Scorza e il precedente dell’omicidio del padre nel 2022

Un elemento sul quale gli investigatori potrebbero concentrare l’attenzione riguarda la storia familiare della vittima.

Il padre di Giuseppe, Maurizio Scorza, 57 anni, venne infatti assassinato il 4 aprile 2022 insieme alla moglie Hanane Saadi, 38 anni, di origine tunisina.

I loro corpi furono ritrovati in una zona di campagna in località Gammellona, a Castrovillari, all’interno di una Mercedes. Maurizio Scorza era nel portabagagli dell'automobile, mentre la donna si trovava sul sedile del passeggero.

Entrambi erano stati raggiunti da numerosi colpi di pistola calibro 9.

Anche alla luce di quel precedente, uno degli aspetti che dovranno essere chiariti è l'eventuale esistenza di un collegamento tra l’agguato di Lauropoli e il duplice omicidio avvenuto quattro anni prima.

Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi investigativa da verificare e sulla quale saranno necessari ulteriori accertamenti.

Non viene inoltre escluso che il fascicolo possa essere successivamente affidato alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, qualora dagli elementi raccolti emergessero profili di competenza della Dda.

Renato Elia operato a Castrovillari

Nel frattempo resta alta l’attenzione sulle condizioni di Renato Elia, sopravvissuto alla sparatoria.

L’uomo è stato trasportato all’ospedale di Castrovillari, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico che ha comportato l’asportazione della milza.

Secondo le informazioni disponibili, dopo l’operazione le sue condizioni sarebbero stabili.

Monsignor Savino dopo l’agguato: “Avete le armi, ma non avete il futuro”

La violenza dell’episodio ha provocato una forte reazione nella comunità. Particolarmente duro il messaggio di monsignor Francesco Savino, vescovo della Diocesi di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana.

In una lettera indirizzata alle comunità di Lauropoli e Cassano, il presule si rivolge direttamente agli autori e a chi pensa di imporre il proprio potere attraverso la violenza.

Avete le armi, ma non avete il futuro”, scrive Savino, definendo quella di chi pensa di decidere con una pistola chi debba vivere e chi morire una “vittoria di cartone”.

Parole particolarmente forti accompagnate da un'altra immagine: “La vostra notte è lunga, ma l’alba è già scritta”.

Il messaggio del vescovo vuole ribaltare la logica della paura: chi ricorre alle armi può seminare terrore nell'immediato, ma non può diventare padrone del futuro di un'intera comunità.

“La nostra terra non è maledetta, è una terra ferita”

Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda proprio l'immagine della Calabria e del territorio di Cassano allo Ionio.

Savino rifiuta l'idea di una comunità irrimediabilmente segnata dalla criminalità e sottolinea come la maggioranza dei cittadini sia composta da persone oneste.

“La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite si curano. Non si subiscono”, afferma il vescovo.

Un concetto che trasforma la condanna della violenza in un invito alla responsabilità collettiva. L’obiettivo, secondo il presule, deve essere impedire che un episodio criminale finisca per alimentare rassegnazione, isolamento e sfiducia.

Il ringraziamento alle forze dell’ordine

Nella sua lettera mons. Savino esprime anche gratitudine alle forze dell’ordine e agli investigatori impegnati nelle indagini sull’omicidio.

Il vescovo invita i cittadini a garantire collaborazione e fiducia a chi sta lavorando per individuare i responsabili, evitando indiscrezioni e voci incontrollate che potrebbero ostacolare il lavoro investigativo.

La giustizia, sottolinea Savino, dovrà seguire il proprio corso. Ma accanto all'attività degli investigatori esiste, secondo il vicepresidente della Cei, anche una responsabilità che riguarda direttamente la società civile.

L’appello alla comunità: “Non lasciate che la paura vi divida”

È proprio sulla reazione dei cittadini che si concentra la parte conclusiva dell'intervento.

Secondo Savino, la criminalità non cerca soltanto vantaggi economici o il controllo delle attività: punta anche a condizionare la vita quotidiana delle persone, diffondendo paura e compromettendo le aspettative delle nuove generazioni.

Il rischio più grande è che la violenza riesca a dividere la comunità, spingendo ciascuno a chiudersi nel proprio spazio privato.

Da qui l'appello a Lauropoli e Cassano allo Ionio a rimanere unite.

Siate unità. Siate Chiesa viva. Siate popolo”, scrive il vescovo.

Alla logica delle armi, della prepotenza e dell'intimidazione, Savino contrappone quella di una comunità capace di reagire attraverso una solidarietà che definisce “feroce, tenace, indistruttibile”.

Mentre proseguono le indagini sull’agguato di Lauropoli, il territorio si trova così davanti a una duplice sfida: fare piena luce sull'omicidio di Giuseppe Scorza e sul ferimento di Renato Elia e impedire che la paura provocata dalla violenza finisca per diventare silenzio e rassegnazione.

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Scritto da Nicola Cundò

Giornalista di InfoOggi

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