Alpinista bloccato nel vuoto sul Campanile di Val Montanaia salvato durante la notte

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Un errore nella fase di discesa ha lasciato l’uomo sospeso alla parete dopo una calata di circa 50 metri. Il recupero è stato completato al buio grazie a una complessa operazione del Soccorso alpino

L’incidente durante la discesa dalla parete

Una delicata operazione di soccorso in montagna si è conclusa nella notte sul Campanile di Val Montanaia, celebre formazione rocciosa situata nelle Dolomiti Friulane, in provincia di Pordenone.

Durante la fase di discesa, una cordata si è trovata in grave difficoltà a causa di un problema verificatosi durante la calata. Uno degli alpinisti è rimasto sospeso nel vuoto dopo una discesa di circa 50 metri, impossibilitato a proseguire autonomamente o a raggiungere un punto sicuro della parete.

L’allarme lanciato dagli escursionisti

A rendersi conto della situazione sono stati alcuni escursionisti presenti nella zona. Osservando la parete dal basso, hanno notato le difficoltà della cordata e hanno raggiunto il Rifugio Pordenone, da dove hanno potuto fornire informazioni e coordinate più precise alla centrale operativa Sores.

La segnalazione ha fatto scattare immediatamente la macchina dei soccorsi. Sono stati attivati gli operatori della stazione Valcellina del Soccorso alpino, l’elisoccorso regionale e il personale sanitario.

La rapidità nel comunicare la posizione ha permesso alle squadre di valutare le possibili modalità di intervento in un ambiente particolarmente complesso, caratterizzato da pareti verticali e spazi di manovra molto limitati.

Impossibile il recupero con il verricello

Inizialmente è stato valutato il recupero diretto mediante il verricello dell’elicottero. Le condizioni ambientali hanno però reso l’operazione troppo rischiosa.

La visibilità ridotta e le turbolenze prodotte dalle pale del velivolo avrebbero potuto provocare la caduta di pietre e detriti dalla parete. Un pericolo concreto sia per l’alpinista bloccato sia per il tecnico dell’elisoccorso incaricato di raggiungerlo.

L’equipaggio è stato quindi costretto a interrompere il tentativo e a rientrare, mentre al campo base di Pinedo veniva organizzato un piano alternativo per effettuare il recupero via terra.

Il salvataggio al buio con corde da 200 metri

La nuova strategia ha previsto l’impiego di più corde lunghe 200 metri. I tecnici hanno raggiunto il versante orientale del Campanile e, lavorando completamente al buio, si sono spostati lungo il ballatoio anulare della formazione rocciosa.

Da quel punto la squadra si è calata fino a raggiungere l’uomo, ancora sospeso alla parete. I soccorritori lo hanno assicurato con il proprio sistema di recupero e hanno successivamente tagliato le corde rimaste bloccate.

L’alpinista è stato quindi accompagnato alla base dell’imponente obelisco naturale, concludendo un intervento lungo e tecnicamente impegnativo.

L’uomo è rimasto vigile durante l’attesa

Nonostante il tempo trascorso sospeso nel vuoto, l’alpinista è riuscito a mantenersi cosciente e reattivo. Durante la lunga attesa ha continuato a muoversi per favorire la circolazione sanguigna e limitare le conseguenze della permanenza nell’imbracatura.

Una volta raggiunto dai soccorritori, avrebbe manifestato soltanto lievi formicolii, senza riportare conseguenze gravi. Il positivo esito dell’intervento è stato possibile grazie alla preparazione tecnica delle squadre e alla capacità di modificare rapidamente il piano di recupero di fronte alle condizioni sfavorevoli.

La complessità degli interventi sulle Dolomiti Friulane

Il Campanile di Val Montanaia è una delle strutture rocciose più riconoscibili delle Dolomiti Friulane. La sua verticalità e l’isolamento rendono però particolarmente delicate sia l’ascensione sia la discesa.

L’episodio richiama l’attenzione sull’importanza di controllare accuratamente corde, ancoraggi e dispositivi prima di ogni calata. In montagna anche un inconveniente apparentemente limitato può trasformarsi rapidamente in un’emergenza, soprattutto nelle ore serali e in luoghi difficilmente raggiungibili dai mezzi di soccorso.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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