Amministrazione giudiziaria per due aziende di moda: sfruttamento lavorativo nella filiera

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Il Tribunale di Prevenzione di Firenze ha disposto l'amministrazione giudiziaria nei confronti di due società operanti nel settore della moda, una a responsabilità limitata con sede legale a Signa e l'altra per azioni con sede a Campi Bisenzio. La misura, richiesta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato, nasce da un'inchiesta che ha portato alla luce un sistema di sfruttamento lavorativo nella filiera produttiva.

Il contesto: esternalizzazione e sfruttamento

Le due aziende, note nel mercato italiano e internazionale per i loro marchi di abbigliamento nella fascia medio-alta, da anni esternalizzavano parte della produzione a un'organizzazione imprenditoriale gestita da cittadini albanesi, indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di maestranze albanesi e bengalesi. Secondo gli inquirenti, i lavoratori erano privi di tutele sindacali e costretti ad accettare condizioni imposte dalla parte datoriale, in un sistema basato sulla massimizzazione del profitto e sull'abbattimento del costo del lavoro.

Le accuse e le responsabilità delle imprese

Il Tribunale ha riconosciuto che le imprese destinatarie della misura hanno colposamente agevolato l'attività di sfruttamento, non avendo mai verificato la reale capacità imprenditoriale dei terzisti. Le indagini hanno evidenziato opacità nella gestione, con società schermo e tutti gli indici tipici dello sfruttamento: retribuzioni inadeguate, ritmi estenuanti, ferie e riposi negati, contratti collettivi inadeguati e buste paga artefatte. I lavoratori subivano vessazioni, offese e controllo fisico costante. Sono emerse anche anomalie negli audit aziendali.

Le prove e i vantaggi illeciti

Perquisizioni e controlli hanno documentato rapporti economici stabili tra le due imprese e l'organizzazione albanese, con etichette, fatture, documenti di trasporto, chat ed email. In particolare, i rapporti commerciali tra la società per azioni e l'organizzazione sfruttatrice hanno fruttato a quest'ultima circa 500.000 euro. Il sistema illegale ha permesso alle imprese di contenere i prezzi e ridurre i tempi di produzione, contaminando l'intera filiera e affermandosi sul mercato.

Le vittime e il permesso di soggiorno

L'attività ha coinvolto diciotto lavoratori vittime di sfruttamento, per i quali è stato richiesto il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di giustizia ai sensi dell'art. 18 ter del D.lgs. 286/1998. L'operazione ha dimostrato la capacità della galassia imprenditoriale albanese di penetrare un settore finora appannaggio della criminalità economica cinese. Si tratta del primo caso in cui l'amministrazione giudiziaria si fonda sull'attività di imprenditori albanesi che sfruttavano lavoratori di nazionalità diversa da quella cinese.

La misura e le prospettive

L'amministrazione giudiziaria, della durata di un anno, ha funzione terapeutica: consente alle imprese di continuare a operare e, tramite il controllo giudiziario, di correggere le criticità per ripristinare la legalità. Le responsabilità degli indagati saranno vagliate nelle successive fasi processuali, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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