Estero

Arabia saudita, giustiziati 47 presunti terrortisti, tra cui un imam. Iran: "Vendetta divina"

RIAD, 3 GENNAIO 2016 – Sono 47 i condannati a morte dal governo dell’Arabia Saudita con l’accusa di aver contribuito, più o meno direttamente, ad operazioni terroristiche. Tra colo ad essere stati giustiziati, anche l'imam Nimr al-Nimr, noto per aver guidato alcune rivolte sciite nella parte del paese governata dai sunniti.

Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni del governo saudita, sembrerebbe che la gran parte di coloro che sono stati giustiziati fosse stata già condannata per degli attentati compiuti con Al Qaeda tra il 2003 e il 2006. Non a caso, tra loro vi sarebbe anche il leader del movimento, Fares al Shuwail, in carcere dal 2004. Non sfugge, però, che alcuni dei giustiziati fossero oppositori del regime a maggioranza sunnita, come l'imam Nimr al-Nimr. Nel 2011 questo influente sceicco, vicino all’Iran dal punto di vista religioso, aveva invitato i giovani a chiedere maggiore indipendenza e alcune riforme per la minoranza sciita. L’imam aveva fatto della non violenza il punto di forza della sua contestazione, ma era stato imprigionato in seguito a circostanze mai ben chiarite nel 2012.

Tra gli altri condannati vi sono anche 45 sauditi, un egiziano e un ciadiano. In ogni caso, secondo i portavoce del governo, non si sarebbe trattato di “procedimenti speciali, ma di normali processi in cui sono stati garantiti i diritti della difesa”. Alcuni condannati sono stati decapitati, mentre altri uccisi con il fucile, a seconda delle disposizioni emesse dai giudici.

La reazione dell’Iran, paese a maggioranza sciita, non si fa attendere: “L'Arabia Saudita pagherà a caro prezzo l'esecuzione del leader sciita Nimr al-Nimr”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Hossein Jaber Ansari. “Il governo saudita da una parte sostiene i movimenti terroristi e estremisti e al contempo utilizza il linguaggio della repressione e la pena di morte contro i suoi oppositori interni. Pagherà un prezzo alto per questa politica”, ha proseguito il ministro. “L'esecuzione di una personalità come lo sceicco al-Nimr, che non aveva altro mezzo oltre a quello della parola per perseguire i suoi obiettivi politici e religiosi, dimostra solo il grado di imprudenza e irresponsabilità" dell'Arabia Saudita, ha concluso Hossein Jaber Ansari. [MORE]

Ancora più dure sono le parole dell'ayatollah Ahmad Khatami, membro dell'influente Assemblea di esperti della repubblica islamica e tra i religiosi più in vista dell'Iran, che ha denunciato la natura “criminale” della famiglia reale saudita e ne ha preconizzato la fine. “Non ho dubbi”, ha affermato, “che questo sangue puro macchierà la casa dei Saud e li spazzerà via dalle pagine della Storia”. “Dio onnipotente non rimarrà indifferente di fronte al sangue innocente e questo sangue sparso in modo ingiusto affliggerà rapidamente i politici e il potere esecutivo del suo regime”, ha detto ancora l’ ayatollah.

Anche gli Stati Uniti sembrano mostrarsi preoccupati dalla scelta del governo saudita: “In questo momento le tensioni vanno attenuate non alimentate”, ha dichiarato il portavoce della diplomazia americana John Kirby. “Bisogna permettere che manifestazioni di protesta si svolgano in modo pacifico”. Proprio in queste ore, con una nota, Hezbollah ha chiesto “alla comunità internazionale di condannare il crimine commesso dall'Arabia Saudita”. Dall'Italia, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha scritto su Twitter: “L'Italia contro la pena di morte sempre. In Arabia Saudita esecuzione imam al-Nimr rischia anche di alimentare tensioni con comunità sciita”.

Mentre le dichiarazioni ufficiali arrivano a condanna dell’operato del governo di Riad, per le strade di Teheran è il caos: durante la notte, alcuni gruppi di estremisti hanno preso d’assalto l’ambasciata dell’Arabia Saudita facendo esplodere delle bombe molotov e bruciando diversi documenti contenuti negli uffici della sede diplomatica.

(foto: fontenews.it)

Sara Svolacchia