(Riceviamo e pubblichiamo) ROMA - «Arbitrato islamico»: l’UCOII prende le distanze e invita a diffidare. In Italia la giustizia è una sola ed è quella dello Stato
L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII) prende atto della comparsa in rete di una sedicente «Camera Arbitrale Islamica Italiana», che si propone di risolvere controversie civili e commerciali «in conformità ai principi della Shari’a», e ne prende pubblicamente e nettamente le distanze.
Si tratta di un’iniziativa nata in modo del tutto autonomo, promossa da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro. Nessuna delle realtà associative, dei centri islamici e delle moschee che l’UCOII rappresenta sul territorio nazionale ha promosso, sostenuto o riconosciuto questa iniziativa, né è stata consultata.
L’UCOII ribadisce che in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica, nel rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato. È un sistema che garantisce pienamente i diritti di tutti i cittadini e i residenti, musulmani compresi, e che non ha bisogno di strutture parallele. Le materie che riguardano lo stato delle persone e i diritti indisponibili, come il matrimonio, la famiglia e la filiazione, sono peraltro escluse per legge da qualsiasi forma di arbitrato.
Anche sul piano religioso, la tradizione islamica insegna al credente a rispettare gli impegni assunti e le leggi del Paese in cui vive. Per il musulmano italiano, affidarsi alla giustizia dello Stato non è una rinuncia alla propria fede, ma ne è coerente espressione. Le comunità islamiche continuano invece a offrire, come sempre, ascolto, mediazione familiare e accompagnamento spirituale, nel pieno rispetto dell’ordinamento.
Iniziative di questo tipo non possono essere accettate dai musulmani italiani. Per questo, l’UCOII invita i fedeli a diffidare di servizi di questo genere.
UCOII - Ufficio Stampa