Estero

Arrivederci Camille Lepage, la fotoreporter assassinata in Centrafrica

BANGUI, 14 MAGGIO 2014 – Dall’Eliseo ieri sera è arrivata la notizia della morte di una giornalista francese, Camille Lepage, assassinata nel cuore della Repubblica Centrafricana dove è in corso da oltre un anno la guerra civile tra cristiani e musulmani, ragione per cui è stata avviata la missione militare francese denominata “Sangaris”.

Dalla nota ufficiale del Quai d’Orsay si apprende che il «suo corpo senza vita è stato ritrovato dalle forze francesi Sangaris a ovest di Bangui», la capitale della Repubblica Centrafricana dal 1958, «rinvenuto dopo che una pattuglia francese ha fermato un'auto guidata da un gruppo di anti-balaka nella regione di Bouar».

Camille Lepage – nata ad Angers, in Francia - aveva ventisei anni: freelance apprezzata, fotoreporter impegnata a «documentare i conflitti dimenticati», dopo la laurea in giornalismo conseguita in Inghilterra, dal luglio del 2012 ha lavorato nel Sud Sudan, a Juba, dando voce e anima a progetti che hanno fatto il giro del mondo attraverso i media più influenti del settore, come il New York Times, Le Monde, The Guardian, sempre attenta ai più deboli, dalla parte di chi è lasciato «ai margini» (dal suo sito internet).

«Voglio creare empatia con le mie foto, voglio che tutti quelli che le guardano provino vergogna per quei governi che permettono che accadano queste cose», questo era il suo credo, ora il suo testamento, una lezione per noi tutti. E la sua morte crudele ha richiamato quell’attenzione non invano ricercata su quest’altro “conflitto dimenticato”. [MORE]

«Sapevo che correva dei rischi», ha dichiarato la madre Maryvonne Lepage alla radio Rtl. «Tutti i giorni avevo paura, ma mi dicevo che dovevo abituarmi. Una madre deve lasciare che i figli seguano la loro strada, non potevo fare altro che sostenerla. Si spera sempre che non succeda, ma adesso Camille fa parte delle centinaia di giornalisti uccisi ogni anno. L’inchiesta domandata dal governo francese? Non mi importa, quel che so è che mia figlia non c’è più».

Per i colleghi, Camille era diretta verso un villaggio a circa 60 chilometri a ovest di Bouar, vicino al confine con il Camerun, quando la sua vita è stata spezzata in mezzo ai combattimenti. «Ci vorranno 8 ore di moto perché qui non ci sono strade», recita il suo ultimo tweet, vecchio di una settimana.

È il diciottesimo caso di omicidio di un giornalista in Repubblica Centrafricana solamente dall’inizio del 2014. Non resterà impunito, ha sottolineato il ministro degli Esteri Laurent Fabius, nella nota sopra richiamata: «non ci può essere impunità per quelli che, attraverso i giornalisti, se la prendono con la libertà fondamentale di informare e di essere informati».

(Foto: frontlinefreelance.org)

Domenico Carelli