ROMA – Tranquilli, non siamo tornati nel ventennio e non è stato nemmeno ricostituito il Minculpop, il ministero della cultura popolare voluto da Mussolini.
Stiamo parlando dei nostri giorni, ma purtroppo le modalità di azione e le cronache ci inducono a ritornare indietro con l’orologio della storia![MORE]
Si tratta del nuovo contratto collettivo di lavoro dei presidi e dirigenti scolastici e in particolare dell’articolo 16, in cui si vieta di parlare male del ministero e del ministro.
E’ il nuovo codice disciplinare per i presidi stilato dalla Gelmini nei giorni scorsi e pubblicato il 21 ottobre, e tra le norme così si legge: “La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di sei mesi, si applica per manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’amministrazione salvo che siano espressione della libertà di pensiero, ai sensi dell’art. 1 della legge n. 300/1970” .
Il grado di valutazione del grave misfatto sarà: intenzionalità della condotta, grado di negligenza, gravità della lesione a danno dell’amministrazione che i presidi rappresentano e, quindi, del ministero, eventuale sussistenza di aggravanti. I recidivi avranno sanzioni di “maggiore gravità”.
La norma dunque è ambigua: non si può criticare il capo, ma se si tratta di libertà di pensiero allora si. La domanda sorge spontanea, chi valuterà il grado di tale libertà o delle eventuali accuse ingiuriose? Il ministero? Un giudice? O magari la stessa Gelmini?
Quindi se un preside rilasciasse un’ intervista ai giornali criticando qualche aspetto della riforma sarebbe punito, oppure potrebbe appellarsi alla cosiddetta libertà di pensiero, rifacendosi alla suddetta legge o alle norme costituzionali che la garantiscono?
Insomma Presidi state attenti! Tra non molto potrebbero reinserirsi anche le pene corporali!
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