BERLINO, 4 MARZO 2013- "Tutti vogliono il muro": apre così, stasera, il Berliner Zeitung la sua edizione online, lasciando spazio a quegli oltre cinquemila berlinesi che oggi pomeriggio hanno partecipato alla Wall Parade am Sonntag, evento organizzato su Facebook che in pochi giorni ha catalizzato l'attenzione di migliaia di persone.
Ci si ritrova lì, tra Ostbahnhof e l'O2 arena, armati di due cucchiai e "di tutto il necessario per manifestare"; la capitale tedesca si stringe attorno a quel che resta di un muro che, appena vent'anni fa, si fece di tutto per abbattere.[MORE]
Perché East Side Gallery, il monumento alla libertà e alla pace lungo quasi un chilometro e mezzo, è in pericolo: al posto dei 106 graffiti colorati che animano la più grande galleria all'aperto del mondo, potrebbero esserci presto un grattacielo di lusso, una pista ciclabile, un'area residenziale.
Quei brandelli di muro sulla Spree, che costeggiano il fiume fino alla stazione di Warschauer Straße, rischiano oggi di essere demoliti, per far posto a un condominio di lusso, a piste ciclabili, a un'area residenziale. Un pezzo di storia, un monumento meta ogni anno di migliaia di visitatori, sarà distrutto in nome di un investimento che sta facendo infuriare un'intera città.
Il 1 marzo, circa cinquecento manifestanti sono riusciti a fermare le ruspe pronte ad entrare in azione; dopo qualche tafferuglio, la polizia ha sospeso i lavori fino a nuovo ordine. Ma si continua a combattere, a suon di petizioni online, di marce, di ironici striscioni che suggriscono nuovi siti di per investimenti edili alla porta di Brandeburgo o al Parlamento, di musica e ritmi scanditi a colpi di cucchiai.
Le gru non ci sono più, ma la battaglia non è vinta, non ancora del tutto; è una lotta contro il tempo, contro un senato che ignora l'importanza storica e culturale del Muro, come attacca la leader dei Verdi Antje Kapek, contro un sindaco e una giunta che scaricano le responsabilità di una decisione tanto importante sull'amministrazione del quartiere, contro politici pronti a "spostare" un muro per un palazzo di quindici piani con vista sul fiume.
L'ennesimo segno, la punta dell'iceberg forse, di quel fenomeno che gli inglesi hanno chiamato gentryfication, quell'onda che da anni sconvolge la geografia politica e sociale di una Berlino che cambia; di quartieri popolari, poveri e vivi, che diventano di tendenza e si trasformano pian piano un polo di attrazione per le fasce più alte, fino a diventare eleganti aree residenziali, off limits per giovani, studenti, per locali e artisti.
Che scappano via, verso nuove zone pressoché sconosciute, verso luoghi da colonizzare, riempiendo vuoti che torneranno presto a pannaggio delle classi più alte, in un proliferare di appartamenti di lusso che si sta prendendo tutto, anche quel muro divenuto simbolo di un'Europa più vicina e unita.
Oggi a manifestare c'erano proprio tutti. Anche alcuni anziani. Che intervistati, dicono che Berlino è molto cambiata.Sta diventando una città peggiore.
(immagine da: www.berlinerzeitung.de)
Simona Peluso