Bologna: sale il numero di precari senza pensione

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BOLOGNA - La posizione dei tanti precari in Italia, negli ultimi mesi si è aggravata. Sc...

BOLOGNALa posizione dei tanti precari in Italia, negli ultimi mesi si è aggravata. Scoraggiati di fronte ai dati dell’Inps che sono giorno dopo giorno maggiormente preoccupanti, i lavoratori atipici attualmente non sono messi in condizione di lavorare serenamente e se Brunetta tartassa i dipendenti statali e i giovani “bamboccioni” da qui al futuro ha un ulteriore gatta da pelare.

Dagli ultimi conteggi risulta infatti che sono 21 mila i giovani sotto i 39 anni che rischieranno di sopravvivere con il 40% del reddito, secondo la Cgil. Più ottimista è la Ragioneria di Stato che alza la percentuale a 50. Il problema riguardante l’area di Bologna vede circa 20 mila parasubordinati (collaboratori di giornale, dottorandi, collaboratori a progetto, autonomi occasionali) con 2.430 ragazzi atipici sotto i 25 anni d’età che versano contributi all’Inps per 2.794.762 euro.

La pensione si prospetta largamente insufficiente al mantenimento della persona e le soluzioni a questa drammatica situazione futura scarseggiano. I sindacati ipotizzano che un parasubordinato che inizia a lavorare adesso resterà sul mercato per quarant’anni con un mese di inattività all’anno. Partendo da un reddito (di per sé basso) di 1240 euro, a 65 anni, età di pensionamento, un individuo dovrà sopravvivere con soli 600 euro mensili.

Diversa è la situazione dei dipendenti che versando il 33% di contributi, avranno annualmente 1,5% in più annualmente rispetto ad un precario. Peccato che i contratti a tempo determinato sono progressivamente in aumento e calano le assegnazioni di posti fissi. In tempo di crisi, servono provvedimenti immediati. Così ha dichiarato il giovane economista Filippo Taddei: “Davanti a questi numeri non si capisce che cosa dovrebbe succedere ancora per dare il via, finalmente, a una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali che riguardi anche i lavoratori atipici. Il primo intervento da fare è assicurare la continuità contributiva alla maggior parte dei lavoratori. Poi costruire un complemento alle evidenti carenze del sistema previdenziale pubblico attraverso la massiccia incentivazione fiscale del risparmio privato volto all’età del pensionamento.” Taddei ha inoltre precisato che la situazione dell’Emilia Romagna, sempre vivace nel mercato del lavoro, è cambiata: non mancano le assunzioni che sono aumentate del 2,5% , ma l’86% di questi contratti sia a tempo determinato.

Ilaria De Lillo - Redazione Emilia Romagna

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