Camorra: confisca beni per 100 mln a imprenditore Casalesi
Cronaca Campania

Camorra: confisca beni per 100 mln a imprenditore Casalesi

giovedì 15 marzo, 2018

NAPOLI, 15 MARZO - Vendeva il calcestruzzo dei Casalesi, in regime di monopolio imposto dalla cosca anche per 'gonfiare' i costi dell'opera da realizzare: con questa motivazione sono stati confiscati nel casertano beni per 100 milioni di euro riconducibili all'imprenditore Alfonso Letizia, 73enne originario di Casal di Principe, il "re" della produzione e della vendita del calcestruzzo.

La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli sta completando l'esecuzione del provvedimento di confisca beni riguardante sei aziende, 70 immobili fra cui terreni e fabbricati e 28 tra auto e moto, emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta.[MORE]

La confisca segue il sequestro avvenuto nel luglio 2014 in accoglimento di una proposta formulata dal direttore della Dia. Sigilli a 6 aziende o quote di aziende, tutte con sede a Mondragone (Estrazioni cave Letizia S.a.s; Beton Ducale S.r.l; Siciliano Costruzioni S.r.l; Lavin S.r.l.; quota di 50.000 euro della Rolefin Immobiliare S.r.l.; Coina S.r.l.), 70 immobili, tra cui terreni e fabbricati (30 a Mondragone, 22 a Falciano del Massico, 7 a Carinola, 8 a Grazzanise, 1 a Santa Maria Capua Vetere e 2 a Cavezzo), 28 tra auto e motoveicoli, nonche' numerosi rapporti finanziari.

Alfonso Letizia e' stato arrestato il 6 dicembre 2011 nell'ambito dell'operazione denominata "Il Principe e la (scheda) ballerina", con altre 56 persone ritenute responsabili di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante corruzione e/o concussioni elettorali, truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio, reimpiego di capitali di illecita provenienza, reati tutti aggravati dalla finalita' di aver agevolato il clan dei Casalesi. Tra queste l'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, che ha affrontato un processo per falso e riciclaggio. In particolare, da quell'attivita' erano emersi gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l'ala militare e imprenditoriale dei gruppi Schiavone e Bidognetti dei Casalesi, con voti per i candidati indicati dall'organizzazione in occasione di consultazioni elettorali e ritorni economici in termini di aggiudicazione di appalti, assunzioni di personale compiacente all'organizzazione, apertura di centri commerciali.

Letizia era il punto di riferimento degli Schiavone, poiche' metteva stabilmente a disposizione dall'organizzazione mafiosa i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, l'ingresso tra le aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano. La cosca imponeva nei cantieri controllati le forniture di calcestruzzo provenienti dalle sue aziende. Molti i pentiti che hanno raccontato il legame tra l'imprenditore, tra cui Carmine Schiavone che racconto' del suo rapporto con il boss Antonio Bardellino, sottolineando che lo aiuto' a sottrarsi alle ricerche delle forze dell'ordine dopo un omicidio commesso a Marano, offrendogli ospitalita' presso di lui; Mario Iovine e Vincenzo De Falco; Luigi Diana, che ha confermato di averlo conosciuto a casa del capoclan Francesco Bidognetti alla "fine degli anni ottanta"; Augusto La Torre, che ha precisato che la societa' di Letizia aveva aderito al consorzio "Covin", ovvero all'aggregazione di estrattori di sabbia governata dal clan, che aveva attraverso la "Covin" il monopolio delle forniture di calcestruzzo. Gia' negli anni '80 un'altra sua societa', "Calcestruzzi Massicana", era strumento per Bardellino, fornendo per i cantieri di Monteruscello l'8% in meno del calcestruzzo dichiarato nei documenti contabili, una differenza che era per gli inquirenti la tangente intascata dalla camorra ai danni del costruttore acquirente delle forniture. (Agi)

 

 


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