Cartoline estive dalla Terra dei Fuochi

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NAPOLI, 26, AGOSTO 2013 - Estate: quale momento migliore per inviare delle cartoline? Le cartoline si spediscono per mostrare delle immagini suggestive del luogo in cui ci troviamo e si spediscono soprattutto alle persone che riteniamo importanti, perché ricevendole si ricordino di noi. Ma se ad essere stampata su quel cartoncino rettangolare, al posto della solita spiaggia assolata, ci fosse una fotografia, cruda e scioccante, della devastazione ambientale subita da un territorio, se in realtà quel biglietto di saluti non fosse nient'altro che una disperata richiesta d'aiuto di migliaia di cittadini, allora ecco che anche l'invio di una semplice cartolina potrebbe diventare un clamoroso atto di protesta.

È proprio questa l'idea lanciata da don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano che ha dichiarato guerra all'ecomafia che da anni avvelena i comuni tra Napoli e Caserta: inviare tante cartoline dalla Terra dei Fuochi. «Cartoline che poi, tutti» ha spiegato don Maurizio sul suo profilo Facebook «invieremo al Presidente della Repubblica, a quello della Regione, al Capo del Governo, al Parlamento Europeo, eccetera». La speranza è che questi saluti speciali spediti dalla Terra dei Fuochi servano come promemoria per le istituzioni. Saranno un modo per accertarsi che le autorità non siano ancora distratte, ma soprattutto per non far dimenticare il genocidio quotidiano ancora in atto in Campania: roghi di immondizia che sprigionano diossina e tonnellate di rifiuti industriali sotterrati qua e là dai clan della camorra.

«Chi è d'accordo con questa iniziativa provveda a farne parte con tutti i suoi amici, sia su Facebook che nella vita privata», ha esortato il parroco di Caivano, «invito anche tutti i giornalisti campani, che come noi hanno a cuore la fine di questo dramma immenso che ci sconvolge la vita, di parlare e scrivere di questa iniziativa». Ma l'appello di don Maurizio è rivolto anche ai tipografi perché, scrive, «queste cartoline dovranno arrivare in tutta l'Italia, in tutta l'Europa e – perché no, in tutto il mondo».

È tenace don Maurizio. Ai suoi parrocchiani, così come alle migliaia di persone che lo seguono sui social network, dice di non arrendersi all'ecomafia, di tentare «tutte le strade» per dare un futuro alle nuove generazioni: «Meglio lavorare senza ottenere risultati che tirare i remi in barca. Meglio darsi da fare che stare alla finestra a guardare».

Il pentito: «Stanno morendo 5 milioni di persone»
Estate rovente nella Terra dei Fuochi. A luglio gli agenti del Corpo Forestale avevano individuato, a Caivano, cinque pozzi contaminati da sostanze cancerogene ed un terreno agricolo di 7 ettari imbottito di tonnellate di veleni: solventi chimici altamente aggressivi, scarti industriali, scorie di fusioni di vetro e materiali contenente fibre di amianto. Tutto era sepolto in un campo di ortaggi che Sergio Costa, primo dirigente del Corpo Forestale di Napoli, aveva definito «l’anticamera dell’inferno». Successivamente anche Carmine Schiavone, ex boss del clan dei Casalesi, è tornato a parlare facendo delle dichiarazioni choc ai microfoni di SkyTG24. Rifiuti chimici, farmaceutici, ospedalieri e persino dei fanghi nucleari, sarebbero stati smaltiti tra il basso Lazio e la provincia di Caserta. Territori che sarebbero stati scelti, secondo l'ex boss, «perché facevano parte dei Casale, era terra nostra».

Oggi, quei veleni nascosti sottoterra sono ancora capaci di far ammalare e di uccidere. «Stanno morendo 5 milioni di persone», ha affermato il pentito. Parole angoscianti che hanno spinto subito don Maurizio Patriciello a scrivere una lettera a Carmine Schiavone, chiedendogli di squarciare una volta per tutte quel velo d'omertà che protegge tutt'oggi gli imprenditori che hanno affidato alla camorra lo smaltimento dei rifiuti tossici prodotti dalle loro industrie. I “colletti bianchi” che hanno innescato, ormai da oltre due decenni, il genocidio ecomafioso in Campania.

«Fratello Carmine, fino ad oggi, purtroppo, i pentiti dell’inquinamento delle nostre terre li abbiamo solo tra i camorristi», scrive il parroco di Caivano. «È giunta l’ora che si facciano avanti tutti coloro che hanno avvelenato, o permesso di avvelenare, le nostre campagne. È giunta l’ora del coraggio e della verità [..]. Ma, ti prego, esci dal generico. Dicci chiaramente dove, in quale contrada, in quale terreno, in quale sito sono stati sversati i veleni che stanno portando a morte la nostra gente, i nostri giovani, i nostri figli. Sai che un popolo numeroso e impaurito lotta ogni giorno per arrivare a qualche soluzione. Oso chiederti di aggiungerti a noi. Vieni anche tu con noi. Facci da guida. Impegnati oggi per il bene come un tempo lo sei stato per il male. Insieme ce la possiamo fare a salvare la nostra terra martoriata e bella».

(Foto: casertaweb.com)

Massimiliano Ferraro [MORE]
 

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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