La villa romana posta in contrada Palazzi di Casignana, in provincia di Reggio Calabria, sta vivendo un momento di rinascita grazie al nuovo piano di marketing turistico offerto dall’amministrazione comunale di Casignana, in particolare da Francò Crinò, già senatore della Repubblica e Presidente del Consiglio del piccolo Comune calabrese.
Grazie a questi sforzi, infatti, la magnifica area archeologica di età romana, una delle poche così ben conservate in Calabria, attrae sempre più visitatori non solo per i suoi resti ornati da magnifici mosaici, ma anche per il calendario di eventi culturali che si sono voluti celebrare in loco per attrarre visitatori e far conoscere meglio questo scorciò di romanità in terra calabra.
Tra questi, oltre a rappresentazioni teatrali e spettacoli musicali, figurano anche eventi culturali come presentazioni di libri; una di queste è avvenuta il 21 agosto, alle ore 18:30, tenutasi all’interno della casetta d’accoglienza all’entrata del complesso archeologico, che ha visto al centro il libro “La gens Iulia-Claudia. La dinastia più diffamata della Storia”, alla sua seconda edizione edita dalla casa editrice Ebook Sprint (la precedente era stata a cura della Franco Pancallo editore, che ha cessato da tempo la sua attività), scritto da Davide Codespoti, già docente e storico, autore di altre quattro pubblicazioni comprendenti una biografia di Augusto, due saggi critici sui Catasti Onciari di epoca borbonica di Gioiosa e Samo e un libro sulla crisi dell’Italia umbertina (1896-1900).
Dopo i saluti portati dallo stesso Franco Crinò, in rappresentanza del sindaco Giuseppe Rocco Celentano assente per impegni istituzionali, e di Tota Sacco, segretaria dell’Associazione Italia Night & Day, sodalizio di promozione turistica e culturale di cui Codespoti è anche stato eletto Presidente, la presentazione è stata portata avanti da Attilio Varacalli, Presidente di HistoriCal, associazione che si occupa dello sviluppo culturale e naturalistico del territorio locrideo. Varacalli e Codespoti hanno dialogato sulle figure dei quattro imperatori che sono succeduti ad Augusto alla guida dell’Impero romano e che sono stati ritratti a tinte foschissime dalla storiografia coeva e moderna: Tiberio il tenebroso, Caligola il folle, Claudio l’idiota, Nerone l’incendiario.
Durante il dialogo è emersa la presumibile e probabile esagerazione dei difetti e del lato negativo dei quattro imperatori di Roma, messi in risalto da storici appartenenti all’aristocrazia senatoria (Tacito, Svetonio e Cassio Dione) che era la classe più colpita dalle politiche della dinastia giulio-claudia, intesa a procacciarsi il favore delle masse popolari e dell’esercito, divenute le due colonne portanti del potere imperiale.
Di conseguenza le caratteristiche negative, così dal libro come dal dialogo, sono risultate fortemente attenuate: Tiberio sarà stato anche misantropo e introverso (carattere maturato dallo scarso affetto datogli dal patrigno Augusto), ma si rilevò un bravo comandante militare e un eccellente amministratore pubblico (risolse ad esempio una pesante crisi agricola mettendo a disposizione parte dei suoi fondi privati ai contadini indebitati e impoveriti); Caligola effettivamente ebbe manie e comportamenti folli e sregolati, dovuti probabilmente ai traumi dell’infanzia, durante la quale vide morire assassinati per motivi politici i genitori e i fratelli, tuttavia per i primi mesi di governo si sforzò davvero di essere un buon sovrano e cercò sempre il favore popolare, indispettendo fortemente solo i senatori; Claudio non era lo stupido che molti, madre inclusa, pensavano, ma bensì un uomo colto ed erudito (fu il primo etruscologo della Storia e scrisse numerosi trattati, come una Storia di Cartagine o sull’origine del gioco dei dadi), e seppur debilitato da una forma sgraziata (forse una poliomielite aggravata da una lieve paralisi celebrale) fu un buon imperatore, che riformò il sistema giuridico, allargò la concessione della cittadinanza romana ai popoli che si erano maggiormente assimilati ai costumi di Roma e conquistò la Britannia, l’avamposto più settentrionale dell’Impero romano; Nerone, passato alla storia come il peggiore e più nefando degli imperatori per i crimini che commise (assassinio della moglie Ottavia e del fratellastro Britannico, del precettore Seneca e della madre Agrippina, messa a morte dei Cristiani) o che avrebbe commesso (il grande incendio di Roma del 64 d.C.), ha avuto nel corso dei secoli una rivalutazione storica, parziale o totale, che riabilita la sua figura come monarca illuminato e amico delle classi popolari, inviso al Senato non solo per la sua politica ad esso avversa, ma anche per i suoi atteggiamenti istrionici (amava il canto, la danza, il teatro, la pittura e la scultura), ritenuti indegni per un patrizio romano.
Il serrato dialogo tra i due ha suscitato molto interesse e curiosità, tanto che non sono mancate domande dal pubblico presente, sia di carattere generale sia più particolareggiate, come ad esempio l’origine della follia di Caligola, che molti hanno attribuito alle più disparate patologie: bipolarismo, dissociazione della personalità, ipertiroidismo, porfiria o saturnismo, un’alterazione mentale dovuta all’usanza dei Romani di bere vino addolcito in coppe rivestite all’interno di piombo, metallo che provoca un lento e costante avvelenamento mentale e che può portare alla follia (che in antichità si credeva fosse mandata dal dio Saturno, da cui il nome della malattia).