Politica

Caso Crocetta: il governatore all'Assemblea regionale:"Non mi dimetto, ho vissuto momenti terribili"

PALERMO, 23 LUGLIO 2015 - Rosario Crocetta tira dritto con caparbia ostinazione e di fronte all'Assemblea regionale siciliana passa all'attacco: “I falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi. Non posso dimettermi” a detto a proposito delle intercettazioni pubblicate dall'Espresso in cui il suo medico gli avrebbe detto che l'ex assessore alla sanità Lucia Borsellino “va fatta fuori come il padre”, assassinato nel 1992 dalla mafia. “A tutti è evidente che quella intercettazione non esiste”, sostiene il governatore siciliano.

Un'autodifesa a 360 gradi quella di Crocetta, intenzionato a lottare fino in fondo, nonostante sia ancora scossa da “una vicenda dolorosa” e una “grande sofferenza”. In questi giorni, si sfoga il governatore “ho vissuto i momenti piu' terribili della mia vita. E' come se avessi visto un film nel quale l'attacco alla regione diventa l'attacco alle istituzioni e all'intero popolo siciliano. Mi sono sentito come un lebbroso, vergognandomi di affacciarmi dal balcone di casa per non percepire uno sguardo ostile o un insulto. Visto come complice silente di un attentato ad un membro della famiglia Borsellino. Tutto questo e' intollerabile". [MORE]

É l'onore quello che Crocetta vuole difendere ad ogni costo: "Gli uomini delle istituzioni dovrebbero pronunciarsi solo in presenza di fatti accertati e conclamati. In questo Paese si deve decidere se la bufala cattiva di un giornale debba essere la verità o se sia vero quello che accerta la magistratura. Non posso dimettermi. Io non sono attaccato ne' a poltrone ne' a carriere future, ma devo difendere il mio onore, spiega Crocetta.

E ancora una volta racconta la sua versione dei fatti, assai diversa da quella dei “carnefici”. In particolare parla del rapporto con Tutino, primario arrestato per truffa al sistema sanitario: “"Lo frequentavo ogni quindici giorni e nel suo studio medico. La scorta rimaneva sempre con me. Fantasie sulla mia vita privata giorno e notte non se ne possono fare. Nessuna vita può essere più chiara della mia, vivo con la scorta ogni momento e ogni secondo della mia vita è documentato e controllabile".

Per questo, conclude "Sono felice che le procure abbiano smentito quelle accuse e ripristinato la verità. Ho capito che il mio silenzio poteva essere interpretato come ammissione di colpa, allora ho deciso di riprendermi il diritto alla parola. Non posso farmi abbattere da attacchi violenti e strumentali. E' una vicenda infame. Sono certo che tutto passerà alla storia come la vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia e di una parte della politica che non riesce difendere gli uomini delle istituzioni", ha aggiunto il presidente della Regione Sicilia.

Ma le possibilità di sopravvivere per il governatore siciliano sono ancora legate a un filo. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi sembra ormai deciso a chiudere una volta per tutte con il caso Crocetta: concedere al governatore un'uscita di scena dignitosa, permettendogli di portare a termine alcune riforme chiave del suo programma, in primis l'approvazione del disegno di legge di riforma delle Province, che deve avvenire entro il 31 luglio e una serie di misure “per i poveri, l'acqua pubblica, il bilancio e lo sblocca-Sicilia per poi accettare le sue dimissioni e andare a elezioni anticipate. Su un diverso piano la questione giudiziaria. Il guardasigilli Andrea Orlando ha confermato l'avvio delle verifiche sull'intercettazione della telefonata fra Tutino e Crocetta.

Tiziano Rugi