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Caso Yara, Bossetti: "Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi"

Caso Yara, Bossetti: \
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BRESCIA, 17 LUGLIO - Pensiero sincero da parte di Massimo Bossetti, uomo condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne di Brembrate di Sopra Yara Gambirasio.

“Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi”, avrebbe espresso il carpentiere di Mapello durante le dichiarazioni spontanee nel processo d’Appello a Brescia, aggiungendo inolte che “neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà”.

Sarà resa nota domani la decisione da parte della Corte d’assise riguardo il destino di Massimo Bossetti il quale, come già fatto in primo grado, prenderà la parola per dichiararsi innocente affinché, come esposto dai suoi legali, “qualcuno finalmente gli dia retta”.

"Da tre anni- avrebbe scritto il muratore di quarantasei anni ad un noto quotidiano- invoco la mia innocenza, da tre anni chiedo anche tramite i miei avvocati l'unica cosa che può consentire di difendermi, la perizia in contraddittorio sul Dna. Posso marcire in carcere per un delitto atroce che non ho commesso senza che mi sia concessa almeno questa possibilità?", aggiungendo inoltre di sperare che “ finalmente sia fatta Giustizia e io possa tornare a riabbracciare i miei cari da uomo libero e innocente quale sono, anche se ho una vita stravolta e comunque segnata per sempre. Lo spero io, lo devono sperare i Giudici, sono convinto che lo speri Yara da Lassù, almeno fino a quando il suo vero assassino che è ancora libero e sta ridendo di me e della Giustizia, sconterà la giusta pena".

Dopo le parole espresse da Bossetti, i giudici, presieduti da Enrico Fischetti, dovranno decidere se accettare l’istanza di ripetizione dell’esame del Dna ritrovato sul corpo della tredicenne, o se confermare l’ergastolo con l’aggravamento di pena di sei mesi di totale isolamento per la calunnia contro un collega di lavoro il quale avrebbe cercato di indirizzare le indagini. Altra possibile decisione da parte della Corte potrebbe essere l’assoluzione come chiesto dai difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini, i quali avrebbero cercato di introdurre nuovi elementi, come una fotografia del campo di Chignolo, scatto che avrebbe causato il dissenso da parte degli avvocati della famiglia Gambirasio che avrebbero ritenuto la “foto tarocchissima”.

Alessia Terzo 

Immagine da youtube.com

Alessia Terzo

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