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Cassazione, Riina: "Ha diritto ad una morte dignitosa"

Lazio

ROMA, 05 GIUGNO - Salvatore Riina, capo dell’organizzazione criminale Cosa Nostra, dal 1982 fino al suo arresto, nel mese di gennaio del 1993, potrebbe ottenere gli arresti domiciliari.[MORE]

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore di Riina, in cui richiedeva il differimento della pena o la detenzione domiciliare per motivi di salute . La prima sezione penale della Cassazione ha sottolineato l'esistenza di un “diritto di morire dignitosamente" che deve essere garantito al detenuto, giungendo, così, a ritenere la sentenza emessa dal tribunale di sorveglianza di Bologna non compatibile con il senso di umanità della pena "il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa" e continuando "in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili".

La richiesta del legale, secondo quanto scritto nella sentenza 27.766, relativa all'udienza del 22 marzo scorso, era stata respinta dal tribunale di sorveglianza di Bologna poiché le patologie del detenuto erano costantemente monitorate e, quando ritenuto necessario, si era ricorso al ricovero in ospedale a Parma. Al riguardo la Cassazione ha sottolineato che "se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un'afflizione di tale intensità" bisogna oltrepassare la "legittima esecuzione di una pena".

Inoltre, il tribunale di Bologna aveva motivato la sentenza vagliando "l'altissima pericolosità" del recluso e l'evidente “spessore criminale". Tale motivazione è stata criticata dai giudici della corte suprema poiché la pericolosità di Riina "debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico". La Corte ha quindi disposto che venga valutato nuovamente la sussistenza dei presupposti per concedere a Totò Riina il differimento della pena o gli arresti domiciliari.

 

 

Immagine da: ilgiornale.it

Caterina Apicella