Catanzaro colpito il patrimonio di un imprenditore sequestrati beni per mezzo milione di euro
Il provvedimento riguarda una società immobili quote societarie e disponibilità finanziarie dopo gli accertamenti della DIA e della Questura
Un patrimonio dal valore complessivo stimato di mezzo milione di euro è stato sottoposto a sequestro a Catanzaro nell’ambito di un procedimento di prevenzione nei confronti di un imprenditore attivo nei settori della nautica e della rappresentanza di ricambi industriali.
La Direzione Investigativa Antimafia e la Questura di Catanzaro hanno eseguito il decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro, Sezione Misure di Prevenzione. Il provvedimento è finalizzato alla confisca e riguarda beni intestati o riconducibili all’imprenditore, individuati attraverso accertamenti economici e patrimoniali.
Gli accertamenti sul patrimonio e sui redditi dichiarati
L’attività è nata dagli approfondimenti disposti congiuntamente dal direttore della DIA e dal questore di Catanzaro, nell’ambito delle competenze previste dal Codice antimafia.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il valore dei beni nella disponibilità dell’imprenditore sarebbe risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Gli investigatori hanno inoltre individuato attività e disponibilità patrimoniali ritenute frutto di condotte illecite o del reinvestimento dei relativi proventi.
Alla base della misura figura la ritenuta pericolosità sociale dell’uomo, collegata al suo coinvolgimento in più procedimenti penali riguardanti contesti di criminalità organizzata.
La condanna in appello nel procedimento Basso Profilo
L’imprenditore è stato condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro, con sentenza del 24 febbraio 2026, a 15 anni e 4 mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso, nell’ambito del procedimento scaturito dall’operazione Basso Profilo della Direzione distrettuale antimafia.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo sarebbe stato organico alla locale di ’ndrangheta di Cutro e avrebbe rappresentato un riferimento per l’articolazione riconducibile alla cosca Bagnato di Roccabernarda, nel Crotonese.
Gli accertamenti hanno ricostruito un presunto contributo imprenditoriale fornito alla cosca su Catanzaro a partire dal 2005. In particolare, l’imprenditore sarebbe stato al vertice di un’organizzazione capace di emettere sistematicamente fatture per operazioni inesistenti, rispondendo alle esigenze di altri operatori economici ritenuti riconducibili a consorterie mafiose alleate.
Quali beni sono stati sequestrati a Catanzaro
Il decreto ha interessato diverse componenti del patrimonio, dalle attività economiche agli immobili fino agli strumenti finanziari. Nel dettaglio, il sequestro patrimoniale comprende:
- Un’attività d’impresa costituita come società a responsabilità limitata, con sede a Catanzaro.
- Due quote societarie.
- Due immobili.
- Un’autovettura e un orologio Rolex.
- Due rapporti finanziari, polizze vita e buoni minori.
Il valore complessivo dei beni sottoposti alla misura è stato stimato in circa 500 mila euro.
Il contrasto alle ricchezze riconducibili alla criminalità organizzata
L’intervento del 12 ottobre 2026 si inserisce nelle attività di contrasto all’accumulo e al reinvestimento di patrimoni ritenuti riconducibili, direttamente o indirettamente, alla criminalità organizzata.
L’attenzione degli investigatori si concentra anche sul rapporto tra attività imprenditoriali, disponibilità economiche e provenienza delle risorse, con l’obiettivo di tutelare le imprese che operano nel rispetto delle regole e la concorrenza nel territorio.
Il provvedimento eseguito è un sequestro finalizzato alla confisca: il patrimonio è quindi sottoposto a vincolo nell’ambito del procedimento di prevenzione, senza che ciò equivalga già a una confisca definitiva.
Presunzione di innocenza
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.
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