Isola pedonale permanente su una parte di Corso Mazzini. Hanno deciso, lo hanno fatto come al solito senza ascoltare e confrontarsi con nessuno, anzi andando contro i commercianti di zona. La data è fissata: 15 settembre. Sennonche' la pedonalizzazione doveva essere l’ultimo dopo un piano sulla mobilità, sul commercio e dopo un piano parcheggi (dopo quattro anni di amministrazione Fiorita siamo ancora a zero parcheggi). Nulla di tutto questo è stato fatto o verrà fatto. Qui si è deciso di cominciare dalla fine, chiudendo un segmento di Corso Mazzini.
Cominciamo dal giorno scelto, perché racconta tutto. Il 15 settembre è il primo giorno di scuola per gli studenti calabresi ed è la vigilia della Notte Piccante. Poi il conto vero arriverà dal lunedì successivo, quando il centro dovrà reggere il traffico ordinario di una città che va a scuola e in ufficio.
A meno di un anno dal voto, si tira fuori dal cassetto uno dei punti più contestati delle linee di mandato e lo si esegue con tracotanza, con la ragionevole certezza che i disagi li conteranno i cittadini e i pochi imprenditori che ancora resistono.
Ma il punto più grave non riguarda il merito, riguarda il modo e a spiegarlo non è un avversario politico: è Francesco Chirillo, titolare del Caffè Imperiale e portavoce di molti altri commercianti. Il Comune comunica il 14 agosto la volontà di chiudere definitivamente il corso. Tolto il fermo di Ferragosto, a chi ha un’attività su quel tratto restano nove giorni lavorativi. Nove, per decidere un investimento in dehors, trovare il personale necessario a gestire i tavoli all’aperto, ordinare tavoli e sedie, montare la struttura.
Senza contare che ad oggi non si sa nulla, su come verrà disciplinata l'isola pedonale. Non si conosce il piano della viabilità. Non è mai stato mostrato un progetto, né un piano di comunicazione. Non è mai stato convocato un tavolo con le associazioni di categoria e non c’è stato alcun passaggio in Camera di Commercio.
Chirillo ha dichiarato pubblicamente che aveva già chiesto, un anno fa, una sperimentazione seria e graduale e un tavolo vero, ricordando che solo per il Caffè Imperiale è in gioco il futuro economico di undici famiglie. Gli incontri promessi sono rimasti sulla carta.
E poi ci sono le conseguenze sul piano della viabilità: Via Carlo V sta nelle condizioni che tutti conoscono. Viale dei Normanni è ancora chiuso, con la confusione che ne deriva. Su questa città si toglie anche il tratto tra la Questura e la Camera di Commercio. Chi la mattina accompagna i figli a scuola o raggiunge un ufficio su Corso Mazzini, parliamo di centinaia di persone ogni giorno, dovrà passare tutto dalle strettoie di via Poerio e di Via De Grazia (cioè dalla parte opposta della bretella di Via Carlo V, oramai preclusa per l'accesso al centro storico). Di poi già oggi, a scuole aperte, su quel tratto di strada si sta in coda anche oltre mezzora. Chi ha firmato il provvedimento ha provato a percorrere quel tratto in un giorno qualunque di un mese qualunque? Non credo.
E c’è un dettaglio che rasenta il paradosso: con quella chiusura la funicolare diventa inutile. Era stato chiesto e non da oggi, di conservare quel senso di marcia proprio perché chi arriva con la funicolare potesse poi attraversare Corso Mazzini con la navetta senza fare il giro della città. Era il pezzo che teneva insieme il trasporto pubblico e il centro. Si è deciso di non ascoltare: si spende per rimettere in funzione un impianto e contestualmente gli si toglie la funzione.
La questione dei servizi è la più semplice e la più imbarazzante. Non è annunciata una navetta a regime, non è annunciato un parcheggio. Nel 2015, per un esperimento limitato al sabato pomeriggio, si misero a disposizione quasi mille posti auto tra Musofalo e funicolare, più un centinaio a Bellavista, con navette gratuite. Oggi, per una chiusura permanente sette giorni su sette, non c’è nulla o perlomeno non si sa nulla. Anzi avremo meno parcheggi sul Corso e più disagi, in un'area dove cittadini e visitatori vengono sempre di meno.
Dalla Questura alla Camera di Commercio non c’è il cuore commerciale dello struscio: ci sono uffici e attività che con il passeggio non hanno nulla a che vedere. Ci sono due farmacie, un negozio di giocattoli, cartolerie. In farmacia non si va per prendere il fresco: ci va un anziano, ci va chi ha una ricetta urgente, ci va chi difficilmente può lasciare l’auto a mezzo chilometro per risalire a piedi, cambia negozio o farmacia e va dove può fermarsi.
Il metodo, come sempre, è il vero problema, ed è puro esercizio di arroganza. Si decide e poi si comunica. I consiglieri di opposizione non sono stati né ascoltati né consultati. I commercianti che chiedono gradualità vengono trattati come un fastidio. Un sondaggio pubblicato da un giornale non è partecipazione democratica: è un applausometro. Si procede perché lo si è pensato e questo, per chi amministra, basta a renderlo giusto.
Nell’appello dei commercianti c’è una frase che andrebbe letta in Consiglio comunale: a questa chiusura ne seguiranno altre. Non si parlava della strada. Si parlava delle saracinesche, in una città che ogni mese ne vede abbassare una. E il precedente lo abbiamo sotto gli occhi, perché con Catanzaro Lido abbiamo già visto come vanno a finire le operazioni annunciate e mai accompagnate da questa amministrazione, che si vanta di iniziative fatte da altri o rispetto alle quali nulla hanno fatto. Adesso daranno il colpo finale al centro storico. La gente già non trovava motivo per venire, adesso avranno motivi in più. Poi un'ultima battuta a qualche tifoso di questa amministrazione. Molti di coloro che scrivono sui social a favore dell'isola pedonale sono i primi a non venire sul Corso e sono i primi a prediligere tutto fuorché Catanzaro. Fine dell'ennesimo triste storia.
Avv. Antonello Talerico Consigliere comunale Catanzaro