Choosy a chi? I giovani neoassunti sono precari e disposti a tutto

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PADOVA, 27 DICEMBRE 2012 - "Choosy", così il ministro per il Welfare Elsa Fornero definì i giovani italiani qualche mese fa. Termine inglese che in italiano sta per "schizzinoso", "viziato", "esigente". E l'argomento in questione era il lavoro. Insomma si parla tanto di disoccupazione giovanile, che quest'anno ha raggiunto le percentuali più alte nella storia degli ultimi decenni italiani, e secondo lo Stato la colpa sarebbe dei giovani, che non si accontenterebbero di un primo impiego qualsiasi che permetterebbe loro di guadagnare, anche se poco, e di fare esperienza, e preferirebbero quindi restare disoccupati.[MORE]

Per fortuna le statistiche parlano chiaro e bene. Datagiovani è un gruppo di studio nato nel 2010 a Padova che si è posto come obiettivo quello di analizzare gli effetti della crisi sulla realtà dei giovani italiani, perché è facile parlare dall'esterno senza conoscere a fondo il problema. Si tratta, quindi, di una specie di "sindacato" giovanile, pronto a dare spazio ai giovani, ad ascoltarli e, d'altro canto, ad offrire consigli e proposte al governo, affinché prenda misure adeguate per risolvere le problematiche di coloro che rappresentano il futuro del nostro paese.

L'ultima statistica pubblicata sul sito di Datagiovani è proprio di ieri, 26 dicembre 2012, secondo la quale i giovani italiani sarebbero più istruiti, meno pagati e più precari rispetto al 2007, cioè l'ultimo periodo pre-crisi. L'analisi è stata eseguita soltanto sui neoassunti under 30 che, nei primi mesi dell'anno sono stati 355.000, cioè 80 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2007.

Sempre secondo questo dato statistico i giovani italiani del 2012, quando assunti, vengono pagati poco e restano precari. La retribuzione media si aggira intorno agli 850 euro al mese e le forme contrattuali sono sempre meno vantaggiose dato che la maggior parte dei neoassunti (il 65%) sono precari, senza possibilità di assunzione a breve termine.

Altro fenomeno preso in considerazione da Datagiovani è quello dell'overeducation, ossia l'eccessiva istruzione dei giovani che, sempre più spesso, ricoprono ruoli e mansioni che si potrebbero occupare senza laurea.

E, ultimissimo dato, i giovani non sarebbero affatto "choosy", anzi sono sempre più disposti a tutto, a cercare e ad accettare impieghi faticosi, "umili" e privi di attinenza con il proprio percorso di studi. Cresce sempre più la percentuale di coloro che scelgono di lavorare in periodo "disagiati" o "asociali", come durante la notte, o il sabato e la domenica.

Basta pensare che poco tempo fa ad Ascoli Piceno per un concorso per spazzino si sono presentati ben 1632 giovani, tra cui molti laureati under 30, per un posto che non presentava certezze nè in termini di un numero minimo di inseriti in graduatoria nè in termini di certezza per un'assunzione futura. 

Valentina D'Andrea

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Scritto da Valentina Dandrea

Giornalista di InfoOggi

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