COISP:apre campagna sensibilizzazione per apertura Tribunali

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“Continuiamo a denunciare la mancanza di sinergia che esiste fra Magistratura e Forze di Polizia Giudiziaria
e che compromette il sistema sicurezza e la salvaguardia di diritti fondamentali per i cittadini”. Senza mezzi
termini Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp - il Sindacato Indipendente di Polizia - interviene
nuovamente sui contenuti della circolare del Procuratore Capo di Venezia Vittorio Borraccetti che regolamenta, in
modo ineccepibile sotto il profilo formale e giuridico, la gestione degli arrestati in flagranza di reato ma che di fatto
indirizza la prassi amministrativa verso il mancato passaggio dalle carceri degli arrestati e l’obbligo per le Forze di
Polizia di trattenere costoro negli Uffici delle Questure, dei Comandi dell’Arma fino al processo.
Ovvero lasciarli liberi.[MORE]C
La ratio di tutto ciò nasce dall’incontestabile dramma che si vive nelle carceri di tutta Italia dove non esistono le
condizioni per l’ospitalità degli arrestati in flagranza. Ma come nella migliore tradizione di una classe dirigente
perlomeno miope e insensibile ai problemi della giustizia, viene trovata una non soluzione, una perdita di
tempo e di stile, un gentile monito a lasciare perdere e quindi a girarsi dall’altra parte. “Noi non cederemo di
un passo rispetto alla vicenda - dice Franco Maccari - i cui oneri, in pratica, ricadono sulle spalle dei soliti fessi,
quelli che indossano una divisa. Se le carceri non riescono a ospitare gli arrestati, pensano Borraccetti e tutti i
Magistrati italiani che le Questure e i Comandi dell’Arma siano dotati di comfort speciali, attraenti, locali riscaldati
tali da riuscire a coniugare le esigenze cautelative e quelle improntate al massimo rispetto e al mantenimento della
dignità della persona?”. “Una tale visione si sa bene è irreale e forzatamente, - continua il leader del Coisp –
ponziopilatescamente, non messa in conto. Pensano costoro che il Poliziotto dopo aver fatto il proprio dovere e avere
tutelato il diritto alla sicurezza del cittadino e dello stesso Magistrato, invece di meritarsi il giusto riposo debba
proseguire nella vigilanza stretta degli arrestati in attesa dei tempi del giudice, trattenuti in Ufficio fino al processo?
Lo spunto veneziano ci induce quindi a sollevare una questione che, da locale e periferica, vuole diventare un
caso nazionale.” “Ho dato mandato alle Segreterie Provinciali del mio Sindacato - incalza il Segretario Generale
del Sindacato Indipendente di Polizia - di segnalare ogni caso simile a quello registrato a Venezia al fine di
produrre un “libro mastro” un dossier pieno del nostro sudore e del nostro lavoro, dove magari non saranno inserite
autorevoli forme di interpretazione giuridica ma saranno evidenziate le incredibili discrasie del sistema giustizia e le
abnormità prodotte da norme e persone. Gli esiti daranno lo spunto per proporre la soluzione che a noi sembra
congeniale e che sarà l’oggetto principale di una campagna di sensibilizzazione che intende coinvolgere la
cittadinanza e le più qualificate espressione del sistema giustizia denominata “La Giustizia non chiude mai!”:
perché i Tribunali come le Questure, i Comandi dell’Arma e delle altre Forze di Polizia Giudiziaria non ottemperano
alla continuazione del turno assicurando, con Magistrati, Poliziotti e Carabinieri delle Sezione di Polizia
Giudiziaria, personale amministrativo e civile, la copertura del servizio nell’arco delle 24 ore?”. “Quando
dovesse sussistere una tale condizione il problema degli arrestati in flagranza di reato sarebbe facilmente risolvibile.
Alle 22.00 ti arresto, alle 23.30 il tuo e il mio Giudice naturale ti giudica. Noi sappiamo di rappresentare qualcosa di
scandaloso per chi vive da sempre di privilegi e che ha scaricato da sempre sulle Forze di Polizia l’onere del
problema giustizia. Ma sappiamo - conclude Franco Maccari - anche di interpretare al meglio non solo i sentimenti
di molti di noi ma anche di semplici cittadini che, ricordiamolo ai Borraccetti ed a noi stessi, oltre ad essere i nostri
datori di lavoro, sono i nostri “veri” giudici.”

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Scritto da Giuseppe Corasaniti

Giornalista di InfoOggi

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