Continua la vicenda Safe City di Catanzaro

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CATANZARO, 21 MAGGIO 2013 - (Riceviamo e pubblichiamo) Nel maldestro tentativo di difendere l’indifendibile, cioè le avventate dichiarazioni rese dal consigliere comunale Carlo Nisticò, presente tra gli scranni del civico consesso catanzarese in rappresentanza della Lista Scopelliti, i capigruppo della maggioranza comunale inciampano anche loro nella stessa caduta di stile, utilizzando strumentalmente due episodi accaduti ultimamente nei quartieri a sud della città nei quali, a memoria della recente storia cittadina, risultano più radicate e presenti alcune forme di microcriminalità che fanno da corollario al bubbone malavitoso che ammorba i quartieri Aranceto e Corvo.

Già, questi appena citati sono proprio quei quartieri dove le telecamere a suo tempo installate sono state sistematicamente danneggiate e rese inservibili, tanto che lo stesso Comune di Catanzaro, confidando di attingere ai fondi ministeriali del PON Sicurezza, aveva pensato ad una nuova installazione di un sistema di videosorveglianza formato da un apparato di telecamere che, però, non verranno mai collocate perché, malauguratamente, gli uffici comunali catanzaresi sembra abbiano commesso un errore procedurale nell’indizione della gara di appalto, tant’è che nello scorso mese di marzo sono stati costretti ad annullare l’intera procedura, vanificando di conseguenza l’opportunità di utilizzare il finanziamento già disponibile.

Già, pare proprio che le procedure, peraltro assolutamente chiare e rigidamente da rispettare, presentino qualche problema di comprensione e che ad esse non si sia fatto ricorso neppure per il cosiddetto progetto Safe City che i capigruppo di maggioranza anelano come risolutore dei problemi della sicurezza urbana, dimenticando che le loro proposte dovrebbero essere uniformate al rispetto della trasparenza e dell’esercizio democratico del processo decisionale e, ovviamente, dovrebbero essere adeguatamente supportate da tutta una serie di studi del settore, analisi dei fenomeni e approfondimenti incentrati sulla specifica realtà esistente nel capoluogo di regione, nonché sulle varie azioni, iniziative e interventi ritenuti idonei ad assicurare alla cittadinanza la risoluzione dei problemi della sicurezza, da mettere in campo attraverso un insieme integrato di progettualità e strategie orientate alla sicurezza in generale e alla prevenzione della criminalità in particolare.

Autorevoli e recenti studi effettuati da istituzioni europee e da qualificati esperti italiani ed internazionali in materia di sicurezza urbana sentenziano univocamente che il ricorso alla videosorveglianza non può prescindere da preventive, attente e complesse valutazioni, in specie quando a rilevanti costi iniziali - nel caso del Safe City catanzarese ben 23.000.000 di Euro sembrerebbero ricadere su fondi PON sicurezza, anche se il Prefetto di Catanzaro ha ultimamente asserito di non avere ricevuto alcun atto ufficiale - debbano essere sommati ulteriori e successivi oneri necessari per il funzionamento, la manutenzione ed il rinnovo degli standard tecnologici del sistema di videosorveglianza, oltre quelli derivanti dall’impiego di svariate risorse umane e mezzi, tutti gravanti sulle casse dell’amministrazione titolare del sistema - nel nostro caso, sui bilanci del Comune di Catanzaro - per ognuno degli anni futuri fino a quando l’impianto rimarrà in esercizio e verrà utilizzato. Allo stesso modo, le più autorevoli fonti, anche di ambienti governativi, puntano il dito sulla effettiva capacità degli apparati di videosorveglianza di contrastare e ridurre i fenomeni di criminalità e di aumentare nella cittadinanza il livello di sicurezza reale e percepita.

Come se ne può facilmente dedurre, si tratta di temi che non possono essere affrontati e liquidati con superficiali decisioni o atti amministrativi, contenenti generiche linee di azione nel conferimento di poteri di contrattazione, anche in ordine alle fonti ed alle modalità di acquisizione dei finanziamenti e, a quanto sembra, già orientati verso una soluzione preordinata che non pare essere stata assoggettata alle imperative norme che regolano l’iter procedurale ministeriale cui più volte alcuni hanno fatto riferimento.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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