Coronavirus:medici a Conte,stop accesso libero studi. Lettera Federazione Ordini a premier,solo visite su appuntamento
ROMA, 12 MAR - Ambulatori dei medici di famiglia 'a porte chiuse' sospendendo l'accesso libero dei pazienti, e visite solo su appuntamento per casi gravi. Sono le proposte della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) per arginare il Coronavirus, contenute in una lettera che il presidente Fnomceo Filippo Anelli ha inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai ministri della Salute Speranza, dell'Interno Lamorgese, della Giustizia Bonafede, al Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini.
L'invito è, dunque, a stabilire nuovi modelli organizzativi per gli studi medici con l'obiettivo di limitare il contagio dei sanitari e la diffusione del virus tra i pazienti. "Occorre - afferma Anelli - regolamentare l'accesso agli ambulatori di medici di famiglia, continuità assistenziale, pediatri di libera scelta. L'accesso va riservato solo a casi indifferibili, organizzato su appuntamento, previo triage telefonico e facendo entrare un paziente alla volta, accompagnato, se non autosufficiente, da una sola persona. Questo modello, adottato già da Puglia e Province come Reggio Emilia, va esteso su tutto il territorio nazionale iniziando dalle zone più colpite dall'epidemia. Inoltre, vanno subito attivate le unità speciali per l'assistenza domiciliare dei malati che non necessitano ricovero, previste dal Decreto del 9 marzo scorso".
"Noi medici siamo - sottolinea Anelli - 'super-diffusori' del virus, perché lavoriamo a stretto contatto con i pazienti, molti dei quali resi fragili dall'età o da patologie preesistenti. Se statisticamente, per Covid-19, ogni persona infetta può contagiarne altre due, quando ad ammalarsi è un medico può infettare sino a dieci persone". In Cina, rileva, "si è dimostrata efficace, per arginare l'epidemia, la strategia del contenimento dei super-diffusori: applichiamola anche in Italia, cominciando proprio dai medici". Anelli denuncia inoltre la "persistente mancanza di dispositivi individuali di protezione, che riguarda anche i liberi professionisti medici e odontoiatri.
Pertanto, questa Federazione, qualora il Ministero della salute lo ritenesse utile e necessario - si legge nella lettera - dà la propria disponibilità a organizzare la distribuzione dei presidi sanitari di protezione individuale, attraverso gli Ordini provinciali. Ulteriore "disagio - conclude - provoca inoltre l'incertezza delle modalità di distribuzione dei presidi nel timore che gli stessi possano essere distribuiti non a coloro che rispondono ai requisiti di necessità ma sull'onda emozionale di proteste ed atteggiamenti intollerabili, o ancor peggio, possano essere sottratti fraudolentemente dai posti di lavoro".