CATANZARO – Nella solennità del Corpus Domini, l’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Claudio Maniago, ha richiamato il significato più profondo dell’Eucaristia, definendola il sacramento che genera comunione, vince le divisioni e apre il cuore dell’uomo all’amore di Dio e dei fratelli.
Durante la celebrazione, nel corso della quale è stato istituito accolito Giuseppe Carioti, il presule ha ricordato che la festa del Corpo e Sangue di Cristo è intimamente legata al Giovedì Santo e all’istituzione dell’Eucaristia. «Ciò che Gesù ha donato nell’intimità del Cenacolo – ha affermato – oggi la Chiesa lo manifesta pubblicamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti».
L’Arcivescovo ha sottolineato come l’Eucaristia sia il frutto del dono totale di Cristo, un amore più forte della morte che continua a trasformare la storia. «Dal cuore di Cristo nasce quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue dimensioni cosmica, umana e storica. Per questo l’Eucaristia è Pane della vita e sorgente di speranza per il mondo».
Al centro della riflessione di Mons. Maniago il tema della comunione, dimensione essenziale del sacramento eucaristico. «Quando riceviamo la comunione – ha spiegato – entriamo nella vita stessa di Gesù. L’Eucaristia ci unisce a Cristo e, nello stesso tempo, ci apre agli altri, rendendoci membra gli uni degli altri. Non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui».
Da questa comunione nasce anche l’impegno sociale del cristiano. «Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa – ha detto il Vescovo – lo riconosce anche nel fratello che soffre, che ha fame e sete, che è forestiero, malato o carcerato. L’Eucaristia educa a una carità concreta e responsabile». In un tempo segnato da conflitti, individualismo e frammentazione sociale, il Vangelo continua infatti a indicare la strada dell’unità e della fraternità.
Rivolgendosi al nuovo accolito, Mons. Maniago ha poi evidenziato i tre aspetti fondamentali del ministero: custodire e alimentare il desiderio di Dio, educare all’adorazione e mettersi al servizio dei fratelli.
«Il primo compito – ha affermato – sarà avere sete di Dio e insegnare agli altri ad attingere alla sorgente dell’acqua viva». Richiamando Sant’Agostino e Santa Teresa d’Avila, l’Arcivescovo ha ricordato che il desiderio di Dio è il segno della sua presenza nel cuore dell’uomo.
Particolarmente intenso il passaggio dedicato all’adorazione eucaristica: «Davanti all’Eucaristia si impara l’umiltà. Occorre sostare in silenziosa adorazione per permettere a Cristo di scendere nei nostri inferi e sperimentare la luce della sua misericordia. Scoprire di essere amati per primi da Dio dona una gioia incomparabile».
Infine, il richiamo al servizio, sul modello di Gesù che nel Cenacolo lava i piedi ai suoi discepoli. «Dio è ai nostri piedi per servirci. Anche il ministero dell’accolitato è chiamato a esprimere questa logica evangelica: educare ad adorare il Signore presente nell’Eucaristia e servire tutti, a partire dai poveri e dagli ultimi».
La celebrazione del Corpus Domini si concluderà con la tradizionale processione eucaristica, segno della presenza del Signore che continua a camminare in mezzo al suo popolo e a guidarlo sulle strade della storia verso il Regno dei cieli.