Cultura e Spettacolo

Cranio Villella conteso da Torino e Catanzaro: è razzismo? Parla Colacino, il sindaco di Motta (CZ)

CATANZARO, 20 GENNAIO 2013 - Presso il museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso" di Torino, è custodito il primo cranio studiato dal criminologo a fine Ottocento. Si tratta dei resti di Giuseppe Villella, nato a Motta S. Lucia, in provincia di Catanzaro. L'uomo, accusato di essere un brigante, morì in carcere nel Novembre del 1872, all'età di sessantanove anni.

Lombroso ne ispezionò l'anatomia del teschio e scoprì la presenza di una "fossetta" definita anomala. Da qui iniziarono gli studi, attualmente messi in dubbio, che misero in luce come le caratteristiche antropologiche potessero incidere sul comportamento degli essere umani. Le teorie del criminologo vengono oggi definite illuminanti da alcuni, considerando i tempi, mentre altri ritengono che le sue convinzioni, soprattutto se rapportate ai giorni nostri, siano senza fondamenta.

Il cranio di Villella è attualmente conteso sia dal suo paese d'origine, Motta S.Lucia (Catanzaro), che dal museo di antropologia criminale "Cesare Lombroso". Il sindaco della cittadina di Villella, Amedeo Colacino, si è mobilitato nel corso degli anni per poter ottenere i resti dell'uomo, per porre fine al razzismo legato agli studi di Lombroso (Colacino sottolinea che i crani custoditi nel museo sono di origine meridionale), ma sopratttutto per poter restituire al discendenti i resti del loro antenato.[MORE]

Infooggi ha intervistato il sindaco Amedeo Colacino per capire il suo punto di vista e fare luce sulla vicenda, la quale ha avuto anche risvolti giudiziari, e per capire chi era veramente Giuseppe Villella.

Sindaco Colacino, da Torino è stata recentemente approvata una mozione per la restituzione del cranio di Giuseppe Villella al suo paese d'origine. Il tribunale di Lamezia ha dato ragione alla Calabria e si attende la sentenza d'appello di Marzo, alla luce dei recenti avvenimenti, è convinto che i resti arriveranno a Motta S.Lucia?
«Sono molto fiducioso. Abbiamo uno staff di validi legali, costituito per il comitato "NoLombroso", come l' avv. Egeo Anna Caterina, che è nipote del patriota Villella, e l'avv. Gaetano Giovanna del Foro di Lamezia Terme, costituita per il Comune di Motta Santa Lucia. La deliberazione del Consiglio Comunale di Torino, apre la strada a dei possibili interventi del Ministero competente. Certamente anche la Corte d'Appello di Catanzaro, non può ignorare tale decisione. Il voto contrario della Lega Nord, a mio avviso, impone da parte del direttore di mettere la parola fine a questa pagina razzista».

Lei ha fa parte del comitato "NoLombroso": qual è il suo punto di vista riguardo le teorie del criminologo di fine Ottocento?
«Io sono uno dei soci fondatori del Comitato "NoLombroso". Comitato costituito dopo che il comune di Motta Santa Lucia ha deliberato per la restituzione dei resti mortali del Villella. A differenza di quanto si voglia far trapelare da certa stampa, i componenti del comitato "NoLombroso", non sono dei nostalgici borbonici, ma stanno altresì portando avanti una battaglia di civiltà. Lombroso è stato certamente un grande studioso. Certo la teoria della "fossetta occipitale" delineata attraverso l'osservazione del cranio del Villella, è stata una teoria bocciata dalla scienza mondiale ed oltretutto razzista. Ecco perché riteniamo che debba, al più presto, essere data degna sepoltura, oltre ai resti umani del Villella, anche agli altri resti, indegnamente e, riteniamo, illegalmente detenuti, presso il museo. Nessuna autorizzazione ministeriale esiste in merito».

Chi era realmente Giuseppe Villella?
«Dagli studi fatti dall'antropologa di Padova, dalla professoressa Milicia Maria Teresa, e dalla sua ricostruzione genealogica, tramite documenti messegli a disposizione dal Comune di Motta S.L. e dalla Parrocchia locale, è emerso quanto segue: "Il Villella era un contadino, padre di cinque figli, che illuso, come tanti altri, dai Garibaldini di avere un pezzo di terra da coltivare, decise di resistere ai Savoia, che volevano impedire ciò. Non era un criminale, ma soltanto uno che si era macchiato del reato di furto di un agnello, forse, visti i tempi, per fame"».

Se il cranio tornerà a Motta S.Lucia, gli verrà data la sepoltura o sarà custodito in un luogo specifico?
«Il cranio del Villella verrà riposto nel cimitero del suo amato paese, Motta Santa Lucia. Dove finalmente potrà, dopo 150 anni, trovare la sua pace eterna. Individuata la casa, su l' attuale Corso Umberto I, che proporrò di cambiare in Corso Giuseppe Villella, sarà acquistata dal Comune e fatto un museo, intestato allo stesso patriotta Villella».

I cittadini del paese appoggiano la sua iniziativa?
«I cittadini di Motta Santa Lucia disconoscevano per la maggio parte, sino a qualche tempo fa, tale vicenda, ma ora stanno apprezzando l'iniziativa».

Per quale ragione ha preso a cuore la questione?
«Ho preso a cuore tale situazione, segnalatami dal prof. De Gennaro Dell' Università di Napoli, nel 2009, perché mi sembrava doveroso, da primo cittadino, rendere giustizia ad un nostro concittadino e poi perché, fatta l'Italia unità, questa vicenda del Lombroso, la rende ancora di fatto disunità, mi auguro ancora per poco. Mi interessava, inoltre, far emergere la vera storia del Risorgimento, che spesso non si racconta nelle aule scolastiche. Oggi per fortuna, accanto ai testi ufficiali, il libro di Pino Aprile, "Terroni", viene letto nelle scuole di Motta Santa Lucia».

I piemontesi hanno collaborato per arrivare ad un'intesa, oppure è stata una battaglia difficile fino ad oggi?
«Il museo ed i suoi responsabili, di certo no. Continuano a dire "no" a questa sorta di riconciliazione tra Motta Santa Lucia e Torino. Al sindaco di Torino (Piero Fassino, n.d.r.), invece ho scritto: " Torino ha ancora una volta scritto una pagina di contaminazione tra i popoli"».

Quando si è recato a Torino per discutere il trasferimento ha visitato il museo Lombroso? Quali sono state le sue impressioni?
«La mia visita al museo, a differenza di quanto affermato dal direttore Montaldo, non vuole dare l' impressione che si voglia mettere in evidenza una teoria errata del Lombroso. Anzi, mi pare che si lasci pensare al visitatore, vedendo il cranio del Villella e degli altri umani resti di gente Meridionale: "Ma chissà se il Lombroso sui terroni aveva ragione". E noi questo non lo lasceremo passare. Per fortuna, la massima Assise del Comune di Torino è stata sensibile. Il Montaldo si vuole nascondere dietro l' interesse culturale. A questa affermazione rispondo, che se vuole gli metto a disposizione anche il cranio di mia nonna, morta un decennio fa di cancro, nonostante avesse praticato la cura Di Bella... Per dimostrare la teoria sbagliata della cura Di Bella? Ma si può aprire un museo su tutte le teorie sbagliate scientifiche, chiederei al direttore del museo Lombroso di Torino?».

(In foto il cranio di Giuseppe Villella, attualmente custodito al museo "Cesare Lombroso" di Torino, da reteduesicilie.blogspot.com)

Alessia Malachiti