PALERMO, 28 GENNAIO 2014 - Secondo il governatore della Sicilia Rosario Crocetta servirebbero almeno 250 milioni di euro per riuscire a risanare l'emergenza sociale nell'isola, scattata dopo il blocco di oltre mezzo miliardo di euro per l'impugnativa della finanziaria. L’unica via d’uscita sembra quella di trattare con lo Stato per provare a recuperare almeno in parte le risorse bloccate, o attuare un taglio al bilancio. I soldi bloccati sono stati trasferiti in un fondo indisponibile a garanzia dei residui attivi.
"Stiamo facendo i conti – afferma Crocetta all’ANSA - posso dire già che ci sono almeno 26mila lavoratori di enti, consorzi e teatri pubblici a rischio licenziamento. Più i lavoratori di associazioni sovvenzionate, numeri che stiamo ancora verificando. E' un disastro senza precedenti". Tra i lavoratori a cui si riferisce Crocetta vi sarebbero anche oltre 20 mila forestali part-time, 610 lavoratori Resais, 800 dipendenti dell'Ente per lo sviluppo agricolo, 300 addetti negli Enti Parco, 2.400 operai dei consorzi di bonifica, 700 impiegati nei teatri pubblici siciliani, 170 dipendenti dell'Ente acquedotti siciliani, 300 addetti delle aree industriali. [MORE]
A tutti questi vanno aggiunti i lavoratori privati di accademie, centri culturali, associazioni musicali e concertistiche e organizzazioni sportive. "Nel giro di qualche settimana – prosegue il governatore - chiuderanno i teatri pubblici a Palermo, Catania, Messina e gli enti Parco; chiuderanno anche la stamperia Braille, le scuole per ciechi e sordi, i ricoveri per i minori, i centri per i disabili. In agricoltura abbiamo stimato un danno di un miliardo di euro per la paralisi dei consorzi di bonifica". "Non è possibile – afferma - far pagare a questo governo che ha risanato i conti ripianando l'anno scorso un miliardo di disavanzo causato da altri i disastri provocati in passato da scelte scellerate compiute dalle giunte precedenti”.
Se di tagli al bilancio si dovrà trattare allora a pagare potrebbero essere i comuni, cosa che non piace a Rosario Crocetta: "Così estendiamo la crisi anche al sistema delle autonomie locali, causando ulteriore depressione".
(Foto dal sito polisblog.it)
Katia Portovenero