L'aiuto e l'incontro con la sofferenza dell'altro sono tra le più nobili delle arti. Richiedono
sensibilità, capacità di ascolto, comprensione della fragilità umana e fiducia nella possibilità di
cambiamento. In una società sempre più segnata da ansia, isolamento, dipendenze e difficoltà
relazionali, la salute mentale rappresenta una delle sfide più importanti del nostro tempo.
Da questa consapevolezza nasce l'iniziativa promossa da don Claudio Pirillo, psicologo e
psicoterapeuta dinamico, dal dott. Antonino Calanni, psicologo e specializzando in psicoterapia
psicoanalitica, e dal dott. Cristian Piperis, psicologo. Tre professionisti accomunati dalla stessa
passione per la cura della persona e dall'obiettivo di rendere il sostegno psicologico sempre più
accessibile alla comunità.
Da alcuni mesi i tre clinici hanno avviato una serie di servizi rivolti al territorio, cercando di
rispondere concretamente alle nuove forme di disagio che attraversano giovani, adulti e famiglie.
Il primo progetto ad essere partito è stato un gruppo di psicoterapia aperto a tutti, senza
particolari criteri di ammissione, che si svolge ogni lunedì alle ore 18.15.
«Attualmente il gruppo coinvolge quindici partecipanti e ha raggiunto la capienza prevista. Le
richieste continuano tuttavia ad arrivare e stiamo già valutando la possibilità di attivare un secondo
turno per consentire a nuove persone di partecipare», spiegano i promotori.
La particolarità dell'iniziativa è che il gruppo viene offerto gratuitamente dall'Ufficio Diocesano di
Pastorale della Salute dell'Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. Una scelta che nasce dalla
convinzione che il benessere psicologico non debba essere un privilegio riservato a pochi, ma una
possibilità concreta per tutti, soprattutto in un periodo storico in cui molte persone rinunciano a
chiedere aiuto per ragioni economiche o per la difficoltà di accedere ai servizi pubblici, spesso
gravati da lunghe liste d'attesa.
Accanto al gruppo di psicoterapia generale è stato avviato un secondo percorso dedicato alle
dipendenze patologiche, che si svolge ogni mercoledì alle ore 18.15, anch'esso gratuito e
sostenuto dall'Ufficio Diocesano di Pastorale della Salute.
«La comunità scientifica sta progressivamente ampliando la propria comprensione del fenomeno
delle dipendenze. Oggi non si parla più soltanto di sostanze stupefacenti o di alcol, ma anche di
dipendenze comportamentali, come l'utilizzo compulsivo di internet, dei social network, dei
videogiochi, del gioco d'azzardo o delle relazioni affettive. Tutto ciò che limita la libertà della
persona e crea una condizione di schiavitù psicologica merita attenzione e percorsi di cura
adeguati».
Secondo i professionisti, proprio le nuove forme di dipendenza rappresentano una delle
emergenze più silenziose del nostro tempo. Si tratta spesso di comportamenti socialmente
accettati che, quando diventano compulsivi, compromettono il funzionamento affettivo, lavorativo
e relazionale della persona, generando sofferenza e isolamento. Dietro una dipendenza non vi è
soltanto un comportamento problematico, ma quasi sempre una storia personale fatta di fragilità,
ferite, solitudine o difficoltà nel dare significato alla propria esperienza. Per questo motivo
l'intervento proposto non si limita alla riduzione del sintomo, ma mira a comprendere il vissuto
della persona e le dinamiche profonde che alimentano la sofferenza.
L'attenzione del gruppo di lavoro si è rivolta anche ai giovani studenti, categoria particolarmente
esposta alle pressioni sociali e ai cambiamenti tipici delle fasi evolutive. Per questo motivo è stato
attivato un servizio di sostegno psicologico con tariffe agevolate, pensato specificamente per
adolescenti, universitari e giovani adulti.
«Gli studenti rappresentano una delle fasce più vulnerabili della popolazione. Ansia da prestazione,
difficoltà relazionali, incertezza sul futuro, crisi identitarie e disagio emotivo sono condizioni sempre
più diffuse. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento significativo di problematiche che,
se non intercettate per tempo, possono evolvere in forme più gravi di sofferenza psicologica, dai
disturbi alimentari alle depressioni severe, fino a episodi psicotici o fenomeni di ritiro sociale».
I promotori osservano come la società contemporanea stia imponendo ritmi sempre più accelerati
e aspettative spesso irrealistiche. I giovani sono chiamati a costruire la propria identità in uncontesto caratterizzato da incertezza economica, precarietà lavorativa e forte esposizione ai
modelli proposti dai social network. In questo scenario il disagio psicologico tende a manifestarsi
sempre più precocemente e richiede interventi capaci di coniugare competenza clinica,
accessibilità e attenzione alle esigenze delle nuove generazioni.
L'obiettivo dell'iniziativa non è sostituirsi ai servizi sanitari esistenti, ma affiancarli, contribuendo
alla costruzione di una rete territoriale capace di promuovere la prevenzione e di intercettare
precocemente il disagio. Una sfida che richiede competenze professionali, ma anche una
profonda attenzione alla dimensione umana della sofferenza.
«Chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma un atto di coraggio. La salute mentale riguarda
tutti e rappresenta un bene comune. Vogliamo contribuire a diffondere una cultura dell'ascolto,
della prevenzione e della cura, nella quale nessuno si senta solo davanti alle proprie difficoltà».
Uno degli aspetti che i promotori sottolineano con maggiore convinzione è la forte collaborazione
che caratterizza il loro lavoro. Pur provenendo da percorsi formativi differenti, i tre professionisti
hanno costruito un metodo di confronto continuo, basato sulla condivisione delle esperienze
cliniche, sulla supervisione reciproca e su una costante riflessione teorica. Le decisioni progettuali
vengono discusse insieme, così come le modalità di intervento e le prospettive future. Questa
sinergia permette di integrare competenze diverse e di offrire una risposta più articolata ai bisogni
delle persone che si rivolgono ai servizi.
Secondo i promotori, il gruppo di lavoro rappresenta esso stesso un modello di collaborazione
che desidera trasmettere alla comunità. In una cultura spesso caratterizzata dall'individualismo e
dalla frammentazione, la capacità di lavorare insieme, condividere responsabilità e costruire
progetti comuni diventa un valore non soltanto professionale ma anche sociale. La relazione di
fiducia che si è sviluppata tra i tre professionisti costituisce il fondamento di tutte le attività finora
realizzate e rappresenta una risorsa preziosa per i progetti futuri.
Un altro aspetto che ha sorpreso gli stessi organizzatori è stata la risposta della comunità. Fin
dalle prime settimane le richieste di partecipazione sono state numerose e costanti. Molte
persone hanno contattato i professionisti non soltanto per chiedere informazioni, ma anche per
esprimere gratitudine verso un'iniziativa percepita come vicina ai bisogni reali del territorio. La
crescente partecipazione dimostra come esista una domanda di ascolto spesso sommersa e
come numerose persone desiderino trovare luoghi sicuri in cui poter condividere il proprio disagio
senza sentirsi giudicate.
Particolarmente significativo è il fatto che molte persone abbiano trovato nel gruppo il primo
contesto in cui poter parlare apertamente delle proprie difficoltà. In diversi casi i partecipanti
hanno raccontato di non aver mai avuto prima l'occasione di confrontarsi con altri individui che
vivono problematiche simili. Questa esperienza di condivisione ha permesso loro di ridurre il
senso di isolamento e di riconoscere che la sofferenza, quando viene accolta e compresa, può
trasformarsi in occasione di crescita personale.
L'esperienza dei gruppi sta inoltre producendo risultati che i promotori ritengono particolarmente
interessanti dal punto di vista clinico. Diverse persone che inizialmente si erano avvicinate con
curiosità o con una richiesta generica di sostegno hanno progressivamente preso contatto con
aspetti più profondi del proprio disagio. Per alcuni il gruppo ha rappresentato una vera e propria
porta di accesso a un percorso di maggiore consapevolezza personale.
In numerosi casi, infatti, l'esperienza gruppale ha favorito la decisione di intraprendere anche un
percorso psicologico individuale. Questo dato viene considerato particolarmente importante dai
professionisti, poiché testimonia come il gruppo possa svolgere una funzione di facilitazione e di
avvicinamento alla cura. Entrare in contatto con altre persone che condividono fragilità simili
permette spesso di superare paure, pregiudizi e resistenze che ostacolano la richiesta di aiuto.
Molti partecipanti hanno riferito di essersi sentiti compresi per la prima volta e di aver trovato nel
gruppo il coraggio necessario per iniziare un percorso terapeutico più approfondito.
Guardando al futuro, il gruppo di lavoro sta già progettando nuove iniziative e nuove attività di
ricerca. Tra gli obiettivi vi è quello di sviluppare uno studio sistematico sui risultati ottenuti
attraverso i percorsi di gruppo. L'intenzione è raccogliere dati qualitativi e quantitativi che
consentano di valutare l'efficacia degli interventi e di comprendere meglio i processi di
cambiamento che si attivano all'interno dei gruppi.
La ricerca rappresenta per i tre professionisti non soltanto un interesse accademico, ma uno
strumento concreto per migliorare la qualità dei servizi offerti. Studiare l'evoluzione dei
partecipanti, monitorare gli esiti degli interventi e confrontarsi con la letteratura scientifica
internazionale consentirà di sviluppare modelli sempre più efficaci e aderenti ai bisogni reali dellapopolazione. L'auspicio è che i dati raccolti possano contribuire alla diffusione di buone pratiche
nel campo della salute mentale e offrire indicazioni utili anche ad altri professionisti e ad altre
realtà territoriali.
Un ulteriore obiettivo riguarda la possibilità di ampliare progressivamente l'offerta dei servizi,
attivando nuovi gruppi tematici e percorsi dedicati a specifiche fasce della popolazione.
L'interesse manifestato dalla cittadinanza lascia intravedere la necessità di costruire spazi sempre
più numerosi e differenziati, capaci di accogliere le molteplici forme di sofferenza che
caratterizzano il nostro tempo.
L'auspicio è che l'esperienza maturata a Crotone possa diventare nel tempo un punto di
riferimento anche per altre realtà territoriali interessate a promuovere interventi di prevenzione e
sostegno psicologico accessibili. In un momento storico in cui il disagio mentale assume
dimensioni sempre più rilevanti, investire nella salute psicologica significa investire nel futuro della
comunità, nella qualità delle relazioni e nel benessere collettivo.
Per informazioni sui gruppi di psicoterapia e di sostegno alle dipendenze è possibile scrivere a
donclaudiopirillo@libero.it. Il gruppo di psicoterapia si svolge ogni lunedì alle ore 18.15, mentre il
gruppo dedicato alle dipendenze si riunisce ogni mercoledì alla stessa ora, entrambi con cadenza
settimanale.
Per il servizio di sostegno psicologico rivolto agli studenti è possibile contattare il dott. Antonino
Calanni all'indirizzo psicologo.calanni@libero.it o al numero 389 5524450, oppure il dott. Cristian
Piperis all'indirizzo dott.cristianpiperis@gmail.com o al numero 328 6146204.