Crotone, dalla psicoterapia alle dipendenze: nasce una rete di sostegno psicologico accessibile a tutti

Tempo di lettura: ~9 min

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L'aiuto e l'incontro con la sofferenza dell'altro sono tra le più nobili delle arti. Richiedono

sensibilità, capacità di ascolto, comprensione della fragilità umana e fiducia nella possibilità di

cambiamento. In una società sempre più segnata da ansia, isolamento, dipendenze e difficoltà

relazionali, la salute mentale rappresenta una delle sfide più importanti del nostro tempo.

Da questa consapevolezza nasce l'iniziativa promossa da don Claudio Pirillopsicologo e

psicoterapeuta dinamico, dal dott. Antonino Calannipsicologo e specializzando in psicoterapia

psicoanalitica, e dal dott. Cristian Piperispsicologo. Tre professionisti accomunati dalla stessa

passione per la cura della persona e dall'obiettivo di rendere il sostegno psicologico sempre più

accessibile alla comunità.

Da alcuni mesi i tre clinici hanno avviato una serie di servizi rivolti al territorio, cercando di

rispondere concretamente alle nuove forme di disagio che attraversano giovani, adulti e famiglie.

Il primo progetto ad essere partito è stato un gruppo di psicoterapia aperto a tutti, senza

particolari criteri di ammissione, che si svolge ogni lunedì alle ore 18.15.

«Attualmente il gruppo coinvolge quindici partecipanti e ha raggiunto la capienza prevista. Le

richieste continuano tuttavia ad arrivare e stiamo già valutando la possibilità di attivare un secondo

turno per consentire a nuove persone di partecipare», spiegano i promotori.

La particolarità dell'iniziativa è che il gruppo viene offerto gratuitamente dall'Ufficio Diocesano di

Pastorale della Salute dell'Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. Una scelta che nasce dalla

convinzione che il benessere psicologico non debba essere un privilegio riservato a pochi, ma una

possibilità concreta per tutti, soprattutto in un periodo storico in cui molte persone rinunciano a

chiedere aiuto per ragioni economiche o per la difficoltà di accedere ai servizi pubblici, spesso

gravati da lunghe liste d'attesa.

Accanto al gruppo di psicoterapia generale è stato avviato un secondo percorso dedicato alle

dipendenze patologiche, che si svolge ogni mercoledì alle ore 18.15, anch'esso gratuito e

sostenuto dall'Ufficio Diocesano di Pastorale della Salute.

«La comunità scientifica sta progressivamente ampliando la propria comprensione del fenomeno

delle dipendenze. Oggi non si parla più soltanto di sostanze stupefacenti o di alcol, ma anche di

dipendenze comportamentali, come l'utilizzo compulsivo di internet, dei social network, dei

videogiochi, del gioco d'azzardo o delle relazioni affettive. Tutto ciò che limita la libertà della

persona e crea una condizione di schiavitù psicologica merita attenzione e percorsi di cura

adeguati».

Secondo i professionisti, proprio le nuove forme di dipendenza rappresentano una delle

emergenze più silenziose del nostro tempo. Si tratta spesso di comportamenti socialmente

accettati che, quando diventano compulsivi, compromettono il funzionamento affettivo, lavorativo

e relazionale della persona, generando sofferenza e isolamento. Dietro una dipendenza non vi è

soltanto un comportamento problematico, ma quasi sempre una storia personale fatta di fragilità,

ferite, solitudine o difficoltà nel dare significato alla propria esperienza. Per questo motivo

l'intervento proposto non si limita alla riduzione del sintomo, ma mira a comprendere il vissuto

della persona e le dinamiche profonde che alimentano la sofferenza.

L'attenzione del gruppo di lavoro si è rivolta anche ai giovani studenti, categoria particolarmente

esposta alle pressioni sociali e ai cambiamenti tipici delle fasi evolutive. Per questo motivo è stato

attivato un servizio di sostegno psicologico con tariffe agevolate, pensato specificamente per

adolescenti, universitari e giovani adulti.

«Gli studenti rappresentano una delle fasce più vulnerabili della popolazione. Ansia da prestazione,

difficoltà relazionali, incertezza sul futuro, crisi identitarie e disagio emotivo sono condizioni sempre

più diffuse. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento significativo di problematiche che,

se non intercettate per tempo, possono evolvere in forme più gravi di sofferenza psicologica, dai

disturbi alimentari alle depressioni severe, fino a episodi psicotici o fenomeni di ritiro sociale».

I promotori osservano come la società contemporanea stia imponendo ritmi sempre più accelerati

e aspettative spesso irrealistiche. I giovani sono chiamati a costruire la propria identità in uncontesto caratterizzato da incertezza economica, precarietà lavorativa e forte esposizione ai

modelli proposti dai social network. In questo scenario il disagio psicologico tende a manifestarsi

sempre più precocemente e richiede interventi capaci di coniugare competenza clinica,

accessibilità e attenzione alle esigenze delle nuove generazioni.

L'obiettivo dell'iniziativa non è sostituirsi ai servizi sanitari esistenti, ma affiancarli, contribuendo

alla costruzione di una rete territoriale capace di promuovere la prevenzione e di intercettare

precocemente il disagio. Una sfida che richiede competenze professionali, ma anche una

profonda attenzione alla dimensione umana della sofferenza.

«Chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma un atto di coraggio. La salute mentale riguarda

tutti e rappresenta un bene comune. Vogliamo contribuire a diffondere una cultura dell'ascolto,

della prevenzione e della cura, nella quale nessuno si senta solo davanti alle proprie difficoltà».

Uno degli aspetti che i promotori sottolineano con maggiore convinzione è la forte collaborazione

che caratterizza il loro lavoro. Pur provenendo da percorsi formativi differenti, i tre professionisti

hanno costruito un metodo di confronto continuo, basato sulla condivisione delle esperienze

cliniche, sulla supervisione reciproca e su una costante riflessione teorica. Le decisioni progettuali

vengono discusse insieme, così come le modalità di intervento e le prospettive future. Questa

sinergia permette di integrare competenze diverse e di offrire una risposta più articolata ai bisogni

delle persone che si rivolgono ai servizi.

Secondo i promotori, il gruppo di lavoro rappresenta esso stesso un modello di collaborazione

che desidera trasmettere alla comunità. In una cultura spesso caratterizzata dall'individualismo e

dalla frammentazione, la capacità di lavorare insieme, condividere responsabilità e costruire

progetti comuni diventa un valore non soltanto professionale ma anche sociale. La relazione di

fiducia che si è sviluppata tra i tre professionisti costituisce il fondamento di tutte le attività finora

realizzate e rappresenta una risorsa preziosa per i progetti futuri.

Un altro aspetto che ha sorpreso gli stessi organizzatori è stata la risposta della comunità. Fin

dalle prime settimane le richieste di partecipazione sono state numerose e costanti. Molte

persone hanno contattato i professionisti non soltanto per chiedere informazioni, ma anche per

esprimere gratitudine verso un'iniziativa percepita come vicina ai bisogni reali del territorio. La

crescente partecipazione dimostra come esista una domanda di ascolto spesso sommersa e

come numerose persone desiderino trovare luoghi sicuri in cui poter condividere il proprio disagio

senza sentirsi giudicate.

Particolarmente significativo è il fatto che molte persone abbiano trovato nel gruppo il primo

contesto in cui poter parlare apertamente delle proprie difficoltà. In diversi casi i partecipanti

hanno raccontato di non aver mai avuto prima l'occasione di confrontarsi con altri individui che

vivono problematiche simili. Questa esperienza di condivisione ha permesso loro di ridurre il

senso di isolamento e di riconoscere che la sofferenza, quando viene accolta e compresa, può

trasformarsi in occasione di crescita personale.

L'esperienza dei gruppi sta inoltre producendo risultati che i promotori ritengono particolarmente

interessanti dal punto di vista clinico. Diverse persone che inizialmente si erano avvicinate con

curiosità o con una richiesta generica di sostegno hanno progressivamente preso contatto con

aspetti più profondi del proprio disagio. Per alcuni il gruppo ha rappresentato una vera e propria

porta di accesso a un percorso di maggiore consapevolezza personale.

In numerosi casi, infatti, l'esperienza gruppale ha favorito la decisione di intraprendere anche un

percorso psicologico individuale. Questo dato viene considerato particolarmente importante dai

professionisti, poiché testimonia come il gruppo possa svolgere una funzione di facilitazione e di

avvicinamento alla cura. Entrare in contatto con altre persone che condividono fragilità simili

permette spesso di superare paure, pregiudizi e resistenze che ostacolano la richiesta di aiuto.

Molti partecipanti hanno riferito di essersi sentiti compresi per la prima volta e di aver trovato nel

gruppo il coraggio necessario per iniziare un percorso terapeutico più approfondito.

Guardando al futuro, il gruppo di lavoro sta già progettando nuove iniziative e nuove attività di

ricerca. Tra gli obiettivi vi è quello di sviluppare uno studio sistematico sui risultati ottenuti

attraverso i percorsi di gruppo. L'intenzione è raccogliere dati qualitativi e quantitativi che

consentano di valutare l'efficacia degli interventi e di comprendere meglio i processi di

cambiamento che si attivano all'interno dei gruppi.

La ricerca rappresenta per i tre professionisti non soltanto un interesse accademico, ma uno

strumento concreto per migliorare la qualità dei servizi offerti. Studiare l'evoluzione dei

partecipanti, monitorare gli esiti degli interventi e confrontarsi con la letteratura scientifica

internazionale consentirà di sviluppare modelli sempre più efficaci e aderenti ai bisogni reali dellapopolazione. L'auspicio è che i dati raccolti possano contribuire alla diffusione di buone pratiche

nel campo della salute mentale e offrire indicazioni utili anche ad altri professionisti e ad altre

realtà territoriali.

Un ulteriore obiettivo riguarda la possibilità di ampliare progressivamente l'offerta dei servizi,

attivando nuovi gruppi tematici e percorsi dedicati a specifiche fasce della popolazione.

L'interesse manifestato dalla cittadinanza lascia intravedere la necessità di costruire spazi sempre

più numerosi e differenziati, capaci di accogliere le molteplici forme di sofferenza che

caratterizzano il nostro tempo.

L'auspicio è che l'esperienza maturata a Crotone possa diventare nel tempo un punto di

riferimento anche per altre realtà territoriali interessate a promuovere interventi di prevenzione e

sostegno psicologico accessibili. In un momento storico in cui il disagio mentale assume

dimensioni sempre più rilevanti, investire nella salute psicologica significa investire nel futuro della

comunità, nella qualità delle relazioni e nel benessere collettivo.

Per informazioni sui gruppi di psicoterapia e di sostegno alle dipendenze è possibile scrivere a

donclaudiopirillo@libero.it. Il gruppo di psicoterapia si svolge ogni lunedì alle ore 18.15, mentre il

gruppo dedicato alle dipendenze si riunisce ogni mercoledì alla stessa ora, entrambi con cadenza

settimanale.

Per il servizio di sostegno psicologico rivolto agli studenti è possibile contattare il dott. Antonino

Calanni all'indirizzo psicologo.calanni@libero.it o al numero 389 5524450, oppure il dott. Cristian

Piperis all'indirizzo dott.cristianpiperis@gmail.com o al numero 328 6146204.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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