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Dal Faito Doc Festival: Une jeune fille de 90 ans, l'amore balla sul viale del tramonto

Dal Faito Doc Festival: Une jeune fille de 90 ans, l\'amore balla sul viale del tramonto
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In concorso al Faito Doc Festival, Une jeune fille de 90 ans di Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian, passato in anteprima a Locarno, immerge nel laboratorio di danza del coreografo Thierry T. Niang tra i malati d’Alzheimer, in cui affiora il contatto umano e sboccia persino l’amore.

Blanche Moreau ha 92 anni ed un sorriso che s’accende per poi sfumare di colpo: come per ritrosia che sovviene, per ricordo di un antico pudore. Nel reparto geriatrico dell’ospedale Charles Foix d'Ivry, Blanche s’innamora del coreografo internazionale Thierry Thieu Niang durante il laboratorio di danza che anima e intrattiene gli anziani pazienti. Che sia un solare rigurgito di felicità o una malinconica illusione senile, Blanche lo confessa candidamente: lei che dice di non essere mai stata sposata, lei che viene da quell’epoca in cui per lo più ci si confessava per lettera. Poi c’è tutta la bellezza, fragile, di dialoghi - forse interrotti – fatti di corpi in movimento, ricordi spezzati che affiorano.

Une jeune fille de 90 ans segna la quarta regia di Valeria Bruni Tedeschi, questa volta insieme a Yann Coridian. Il documentario era forse il genere migliore per mostrare come la vita sappia sorprendere con sceneggiature anche più creative della fiction a tavolino: l’innamoramento di Blanche è sopravvenuto durante le riprese, il cui scopo iniziale era semmai quello di catturare l’energia vitale di Thierry e le reazioni sortite. Questo imprevisto ha forse parzialmente ri-orientato il senso ultimo dell’opera, ma non si è trattato di una plateale deviazione di percorso. Tutto si configura, sin dal principio, come un evocativo lavoro di maieutica: un dito che si muove, due mani che si sfiorano, l’accenno di un’espressione sul viso vengon fuori grazie al carisma del ballerino. Miracolo: la coreografia diventa psicografia, una scrittura dell’anima, per gesti.

Certo, emergono anche le ossessioni – la donna che crede che il figlio infante sia stato ucciso – insieme agli sguardi vacui, alle zone grigie della clinica (le stanze in penombra) così come delle coscienze; ma il materiale montato dopo sei giorni di riprese si compone come una danza dal passo calcolato, consapevole delle decelerazioni e di scatti più intensi.

La concentrazione di Thierry, del suo gesto che gemma altri gesti nonostante le difficoltà motorie dei pazienti, possiede un magnetismo sciamanico, e filmarlo ricorda vagamente, mutatis mutandis, i movimenti di Jackson Pollock nelle riprese di Hans Namuth.

Il momento instabile, come una memoria che si dissolva, ed il conato di coglierne l’attimalità fanno dunque parte dell’anima di Une jeune fille de 90 ans: un sottile gioco di disequilibri. La stessa musica si mimetizza: mentre Blanche parla con Thierry, arriva come l’eco di un grammofono da qualche sala attigua, come una sbiadita colonna sonora, oppure da un altro tempo, come nell’azzardato romanticismo della scena con La Vie en Rose, un inno alla vita – e all’amore – che diventa persino un sussurro sulle labbra di qualche anziana.

Con Une jeune fille de 90 ans, dunque, Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian raccontano l’amore ai tempi dell’Alzhaimer, ma soprattutto il senso della vita come luce che sa riaccendersi anche sul viale del tramonto, soprattutto se ridestata per la magia di un gesto.

PAESE: Francia, 2016
DURATA: 86'
REGIA: Valeria Bruni Tedeschi , Yann Coridian
PRODUZIONE: Marie Balducchi
FOTOGRAFIA: Hélène Louvart
SUONO: François Waledisch
MONTAGGIO: Anne Weil
PRODUZIONE: AGAT Films & Cie


Qui il programma completo del Faito Doc Festival

(nella foto principale in alto: dettaglio di fotogramma del film; all'interno: fotogramma del film. Fonte: AGAT Films & Cie)

Antonio Maiorino

Il Video


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