Economia

Dazi: accordo parziale Cina-USA per ridurre divergenze

PECHINO, 4 MAGGIO – Notizie moderatamente positive giungono dal Comprehensive Dialogue tra Cina e Stati Uniti, il vertice in corso a Pechino tra i rappresentanti delle due superpotenze economiche mondiali nell’ottica della composizione di alcuni dei motivi di dissidio nei rapporti commerciali tra Pechino e Washington. [MORE]

I due Paesi, infatti, pur riconoscendo la permanenza di grosse divergenze su svariati punti, hanno manifestato reciproco consenso a dare vita ad un meccanismo di lavoro per tenere strette comunicazioni tra le parti nell’ambito di un dialogo e di un negoziato destinato a continuare. Tra l’altro, già la composizione della delegazione statunitense, che ha visto schierate in prima linea personalità di altissimo livello nei campi oggetto di discussione, avrebbe soddisfatto le rigide esigenze del protocollo cinese. Il capo del gruppo di lavoro inviato dalla Casa Bianca è Steve Mnuchin, banchiere e Segretario di Stato al Tesoro, affiancato dal Segretario al Commercio Wilbur Ross, da Robert Lighthizer, primo rappresentante USA nelle trattative commerciali internazionali, nonché dall’eminente economista Peter Navarro, consigliere del Ministero incaricato appositamente di dedicarsi al negoziato cinese. Pechino ha risposto con il vicepremier Liu He (anch’egli affermato economista, nonché braccio destro del Presidente Xi Jinping), il Ministro del Commercio Zhong Shan ed il collega del Dicastero delle Finanze Liu Kun.

La discussione si è resa necessaria per cercare di appianare le divergenze che hanno portato entrambi i Paesi ad innalzare barriere all’import-export mediante l’introduzione di pesanti dazi commerciali, dopo l’offensiva lanciata dagli USA alcune settimane fa, cui avevano prontamente replicato i Cinesi nello stesso modo. Gli Stati Uniti, inoltre, sono naturalmente preoccupati dalla possibilità che il progetto “Made in China 2025” possa effettivamente andare in porto e produrre i risultati auspicati dal gabinetto del Premier Li Keqiang che ne è stato promotore: si tratterebbe infatti di un’imponente iniziativa per migliorare la qualità della produzione industriale cinese sul modello tedesco, concentrandosi soprattutto sul settore high-tech e sull’industria farmaceutica, il che potrebbe arrivare a minare la leadership a stelle e strisce nella produzione tecnologica. Storicamente, inoltre, punto focale delle battaglie economiche del Presidente Trump, già a partire dalla campagna elettorale per la sua elezione, è la volontà di difendere strenuamente la proprietà intellettuale dall’aggressiva produzione parallela dei Paesi asiatici, che metterebbe in discussione le entrate della bilancia economica americana, così come l’accusa rivolta ai Cinesi di utilizzare i cambi e la quotazione dello Yuan con finalità manipolatorie dei mercati valutari.

I rappresentanti di Pechino si sono dichiarati pronti a rivedere alcune delle misure messe in atto nelle scorse settimane per contrastare le barriere tariffarie USA, come le complesse procedure amministrative da seguire nei porti cinesi per sdoganare la frutta americana, cui si aggiunge l’annuncio del dimezzamento dei dazi all’import di automobili rispetto all’attuale tasso del 25% (nell’ottica di un progressivo livellamento della sperequazione rispetto ai corrispondenti dazi statunitensi, attualmente al 2,5%). Il Governo cinese ha inoltre assicurato apertura a favore di Washington per quanto concerne i controlli allo sviluppo ed alla concretizzazione delle strategie del “Made in China 2025”, annunciando una massiccia strategia di opening up che riguarderà un po’ tutti i settori interessati, dalle joint ventures dei servizi bancari a quelle della cantieristica navale, delle automobili e dell’aerospazio, così come per le telecomunicazioni e l’intelligenza artificiale.

Tutto ciò nulla toglie, però, al fatto che il Governo cinese non sia in alcun modo intenzionato a fare marcia indietro su altre questioni chiave, come il bilanciamento del deficit commerciale, sul quale il clima tra le parti continua ad essere molto freddo, laddove nel frattempo il divario commerciale delle merci Cina-USA ha oramai superato quota 91 miliardi di $, stando agli ultimi dati pubblicati dal Dipartimento del Commercio della Casa Bianca. Nonostante l’ottimismo manifestato da Donald Trump, che ha esultato su Twitter scrivendo che “Il nostro grande team finanziario è in Cina per cercare di negoziare un piano egualitario sul commercio”, sarà dunque necessario che le parti lavorino ancora per avvicinare le rispettive posizioni, per evitare una vera e propria guerra di dazi che soltanto poche settimane fa sembrava di fatto imminente.

 

Francesco Gagliardi

 

Fonte immagine: scmp.com