Dazi Trump: per l'Italia messe a rischio esportazioni da 653 milioni

by Eleonora Ranelli in Economia10/03/201864
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-USA, 10 MARZO- La decisione del presidente americano Trump di imporre dei dazi anche ai paesi dell’Ue sta creando non poche divergenze fra le parti coinvolte.


Trump ha già firmato un decreto in cui sono presenti dazi al 25% sull’acciaio e al 10% sull’alluminio importati che colpisce l’Unione europea e alcuni paesi asiatici.


Questa decisione tocca particolarmente l’Italia, inclusa nella misura protezionistica americana. Si parla, infatti, di un danno colossale per le esportazioni di questi due prodotti: basti pensare che l’industria siderurgica italiana nel 2017 ha esportato negli USA 505.000 tonnellate di prodotti o semiprodotti siderurgici.


I dati presentati da Federeacciai confermano le preoccupazioni: l’export italiano di acciaio e alluminio è pari al 10% del totale dell’export europeo del settore, per un valore di 653 milioni di euro, cioè l’11,5% del totale ue.
In aggiunta, Ice ha elaborato dei dati su fonte Istat dai quali si evince che l’Italia nel 2017 (da gennaio a novembre) ha esportato nel suolo americano prodotti metallurgici per oltre un miliardo di euro, crescendo del 19,4% rispetto all’anno precedente.


Le importazioni italiane continuano a crescere molto di più rispetto alle esportazioni, che è aumentata del 123% rispetto al 2016, monetariamente si parla di 725 milioni. Saldo positivo per 342,695 milioni di euro, e vengono inclusi: prodotti della siderurgia (295, 701 milioni); tubi, condotti, profilati, cavi e relativi accessori in acciaio, escludendo quelli in acciaio colato (286, 914 milioni); altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio (197,46 milioni) metalli di base preziosi e altri non ferrosi, combustibili nucleari (313,991 milioni), prodotti della fusione della ghisa e dell’acciaio (10,239 milioni).


Se l’export di alluminio e semilavorati è in aumento del 2,1% a 65,62 milioni, l’import è invece in aumento del 50%, a 49,815 milioni.


Trump, comunque, ha dichiarato l’intenzione di “mostrare flessibilità con i Paesi amici”.


La risposta a queste manovre da parte dell’Unione europea non si è fatta attendere: Cecilia Malmstrom, commissaria europea del commercio, scrive su Twitter: ”Sugli annunci di stanotte –L’UE è un vicino alleato degli Stati Uniti e continueremo ad essere del pensiero che l’UE debba essere esclusa da queste misure. Cercherò maggiore chiarezza nei prossimi giorni. Non vedo l’ora di incontrare il rappresentante USA per il commercio Lightizer sabato a Bruxelles per discutere.”


Intervengono altre voci, più o meno dure: il vice presidente della commissione Ue Jyrki Katainen in una conferenza stampa proprio sulle restrizioni imposte su acciaio e alluminio ha detto di preferire, come Malmstrom, il dialogo, ma non esclude “delle contromisure” che “speriamo di non dover usare”, ma avverte: ”se si avverasse il peggior scenario possibile siamo pronti a portare gli Usa davanti al Wto”.


Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, dice su twitter: “Ue e Us sono alleati naturali. Dovremmo lavorare insieme per contrastare ingiuste pratiche commerciali che distruggono il lavoro, non combattere fra di noi. La decisione di Trump è deludente ma l’Ue monitorerà attentamente gli sviluppi, rispondendo fermamente e proporzionalmente per proteggere i nostri lavoratori e le nostre industrie.”


Angela Merkel si dice preoccupata per i dazi “svantaggiosi per tutti”, e afferma che la Germania “sostiene l’Ue nella ricerca del dialogo con gli Usa, ma anche con Paesi colpiti” e: “nessuno può vincere fino in fondo”.


Anche in Oriente la decisione di Trump provoca delle reazioni: l’industria siderurgica cinese si è subito rivolta al governo di Pechino per chiedergli di intervenire. La risposta è arrivata molto velocemente dal ministero del Commercio, che assicura di “difendere fermamente gli interessi e diritti legittimi” del Paese.


La corea del Sud si dice amareggiata per quello che rappresenta “un duro colpo per le esportazioni” sudcoreane.


Se porta malcontento nei Paesi colpiti dalle misure protezionistiche, il presidente Trump vede salire il suo indice di gradimento fra gli americani, che si alza dal 38 al 42%.

(foto da Sguardo Europeo)

Eleonora Ranelli