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DCA: Intervista a Maria Grazia Giannini dell'associazione "Il Bucaneve"

Lombardia

MILANO, 2 LUGLIO 2013 -  I disturbi del comportamento alimentare sono patologie lasciate vivere (e morire) sotto il manto di un silenzio assordante, alimentate da una sottovalutazione del problema o semplicemente da una forte paura di doverlo affrontare. Molto spesso anoressia, bulimia, sono state definite delle "bestie". Ma che occhi ha questo "mostro" e come affrontarlo? Ne parliamo con Maria Grazia Giannini, presidente dell'associazione di volontariato "Il Bucaneve". [MORE]

Come, con quale scopo è nata "Il Bucaneve"?

L'associazione è nata alla fine di un mio percorso personale, poiché entrambe le mie figlie hanno sofferto di disturbi alimentari e la mia voleva essere un'associazione rivolta soprattutto ai genitori, per sensibilizzare, parlare dell'argomento ed aiutarli ad affrontare il problema, ma alla fine si è rivelata un'associazione utile anche per ragazzi, soprattutto per loro. Lo scopo è quello di accogliere, ascoltare ed indirizzare alla terapia persone affette da queste problematiche. Organizziamo degli incontri nei quali si parla soprattutto delle tematiche che inducono ad un determinato rapporto con il cibo. Accompagnamo genitori e figli in un cammino verso la guarigione. Ciò che noi vogliamo trasmettere è il senso della leggerezza, imparare a vivere anche grazie alle piccole gioie quotidiane.

I genitori come vivono queste realtà e che atteggiamento dovrebbero assumere di fronte ad un figlio affetto da DCA?

I genitori sono un tasto dolente. Quando si ha a che fare con un figlio che ha questa malattia, molti adulti non vogliono affrontare la situazione, per paura, per vergogna, per fragilità. A volte evitano il contatto con il problema o addirittura con il figlio. Da noi solo adesso alcuni genitori iniziano a partecipare. Non dobbiamo aver paura. Bisogna avere la forza di affrontare determinate realtà, di camminare al fianco del proprio figlio e lavorarci insieme, poiché quando viene fuori il sintomo vuol dire che c'è qualcosa che non va. Un genitore non può pensare che il problema riguarda solo il figlio, no il problema riguarda tutti. Un genitore deve partecipare, solo in questo modo si può giungere ad una soluzione. Non bisogna mai sottovalutare i segnali.

Cosa pensa dei Centri specializzati per i disturbi del comportamento alimentare?

Credo che bisogna rivolgersi ad un centro solo dopo aver fatto un percorso in maniera ambulatoriale. I centri pubblici hanno delle liste di attesa lunghissime quindi, prima di arrivare a questo dobbiamo riuscire a prendere il problema sin dall'inizio.

Allora, che occhi ha questo mostro se non gli occhi della paura, della fragilità, gli occhi di chi urla in silenzio, di chi chiede aiuto perché le parole non ce la fanno. E' un mostro che chiede di essere visto da un'altra prospettiva, è un mostro che si chiude al mondo ma al tempo stesso si consuma per cercare di mostrare un'anima che in ginocchio chiede amore, comprensione ed infondo ad esso ci troverete anche la voglia di essere riportato alla vita.

(immagine da facebook.com)

Rossella Assanti