Decreto sicurezza nuove misure contro le violenze in piazza e la criminalità minorile. Video

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Dalle pene per i gruppi violenti alle sanzioni per i genitori fino al rafforzamento dei controlli a Milano Nordio e Piantedosi illustrano gli interventi approvati dal Consiglio dei ministri

Il decreto sicurezza interviene sul contrasto alla criminalità minorile, sulle violenze durante le manifestazioni e sugli strumenti di prevenzione a disposizione delle autorità. Il provvedimento, illustrato in conferenza stampa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, comprende nuove fattispecie penali, misure per accelerare le procedure giudiziarie e un potenziamento del controllo del territorio.

Tra gli interventi principali figurano il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, le sanzioni amministrative per i genitori nei casi previsti, l’estensione del fermo preventivo ai luoghi affollati e l’impiego di 500 militari aggiuntivi a Milano fino al 31 dicembre 2026.

Le misure presentate dai ministri vanno distinte dalla loro concreta applicazione, che dipende dal testo pubblicato e dalle disposizioni sull’entrata in vigore.

Violenza organizzata nelle manifestazioni pene fino a dodici anni

Una delle novità centrali riguarda le condotte violente commesse da gruppi di almeno cinque persone, anche costituiti occasionalmente, nel contesto delle manifestazioni pubbliche.

Secondo quanto illustrato da Nordio, la fattispecie riguarda l’utilizzo illegittimo di bastoni, mazze, strumenti contundenti o altri mezzi capaci di offendere, oppure il lancio di oggetti, razzi, bengala e fuochi artificiali, quando tali comportamenti determinano un pericolo concreto per l’incolumità delle persone.

La pena indicata per questa condotta è la reclusione da due a cinque anni. Sono previsti aumenti quando i responsabili agiscono con il volto coperto o adottano accorgimenti per impedire l’identificazione, oppure quando gli oggetti vengono utilizzati contro infrastrutture destinate all’energia, ai trasporti e ad altri servizi di pubblica utilità.

Per chi organizza o promuove la formazione del gruppo violento, anche attraverso strumenti informatici e telematici, viene descritta una fattispecie autonoma con una pena da quattro a dodici anni. Il riferimento riguarda dunque l’organizzazione del gruppo responsabile delle condotte illecite.

Danneggiamenti e arresto differito cosa prevede il decreto

Il provvedimento interviene anche sui danneggiamenti, collegando la disciplina alle condotte dei gruppi organizzati. Nordio ha ricordato che il danneggiamento è già sanzionato dall’ordinamento e che le nuove disposizioni ne rafforzano il raccordo con le violenze descritte nel decreto.

Sul piano processuale viene ampliata la possibilità di ricorrere all’arresto differito, nei casi e alle condizioni stabiliti dalla norma.

Si tratta di uno strumento che consente di procedere all’arresto anche dopo il momento della commissione del fatto. La sua funzione, nel quadro illustrato dal governo, è permettere l’intervento nei confronti dei responsabili quando non sia stato possibile agire nell’immediatezza degli episodi.

Imputabilità dei minori la novità riguarda la fascia tra quattordici e diciotto anni

Un altro capitolo riguarda la presunzione di capacità di intendere e di volere dei minori tra 14 e 18 anni. Nordio ha spiegato che la misura, precedentemente inserita in un disegno di legge, viene trasferita nel decreto per anticiparne l’efficacia.

Il tema è quello dell’imputabilità minorile, cioè dei presupposti che consentono di attribuire penalmente un fatto a un adolescente. La disposizione illustrata riguarda questa specifica fascia di età e non annuncia un abbassamento della soglia sotto i quattordici anni.

Per comprenderne la portata operativa restano determinanti la formulazione definitiva e le condizioni previste dal testo.

Sanzioni ai genitori e risarcimento dei danni

Piantedosi ha presentato una misura che coinvolge gli esercenti la responsabilità genitoriale quando un minore, anche non imputabile, partecipa ai fatti illeciti individuati dal provvedimento.

La sanzione amministrativa illustrata varia da 500 a 1.000 euro, con possibilità di raddoppio in caso di reiterazione. L’autorità competente a irrogarla è il prefetto.

Alla sanzione si affianca un meccanismo relativo al risarcimento dei danni. Per quelli arrecati a beni dello Stato, delle Regioni o degli enti locali, il prefetto può ordinare il pagamento di una somma sulla base degli atti disponibili.

Per i danni subiti dai privati viene invece previsto il ricorso a un procedimento monitorio, attraverso la richiesta di un decreto ingiuntivo, secondo i presupposti indicati dalla disciplina. L’obiettivo dichiarato è rendere più rapido il percorso per ottenere il ristoro economico.

Avviso orale del questore e divieti di raduno

Il decreto introduce inoltre una specifica forma di avviso orale del questore, collegata a comportamenti violenti, intimidatori o gravemente molesti e alla presenza dei precedenti richiesti dalla norma.

La misura può comprendere il divieto di radunarsi in determinati luoghi pubblici o aperti al pubblico, individuati in relazione alle esigenze di prevenzione, anche con limitazioni riferite a precise fasce orarie.

Secondo l’illustrazione del ministro dell’Interno, il provvedimento può riguardare anche i minorenni sopra i quattordici anni, quando ricorrono le condizioni previste.

Fermo preventivo esteso ai luoghi affollati

Un ulteriore intervento amplia l’ambito del fermo preventivo, includendo i luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone.

Piantedosi ha spiegato che la modifica intende coprire anche situazioni nelle quali gli episodi di disordine avvengono fuori da una manifestazione pubblica. Il riferimento è, per esempio, a zone frequentate da molte persone per ragioni diverse dalla partecipazione a un corteo.

Rispondendo alle domande sui minori e sulle garanzie individuali, il ministro ha sostenuto che l’intervento estende uno strumento già previsto, richiamando la necessità di un sospetto fondato relativo alla commissione di reati.

Cinquecento militari aggiuntivi per la sicurezza a Milano

Per Milano viene previsto un contingente aggiuntivo di 500 militari, destinato a concorrere al controllo del territorio e alla sicurezza pubblica fino al 31 dicembre 2026.

L’impiego sarà definito dalle autorità di pubblica sicurezza attraverso uno specifico piano operativo. Piantedosi ha annunciato il proprio coinvolgimento nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sede nella quale approfondire modalità e priorità dell’intervento.

Sulle ipotesi di nuove funzioni per i militari, il ministro ha rinviato alla definizione del piano di impiego. Ha inoltre negato che vi fosse stato uno stop del Quirinale, descrivendo l’interlocuzione istituzionale come serena e costruttiva.

Giudici disponibili più rapidamente per le convalide degli arresti

Il decreto affronta anche le difficoltà degli uffici giudiziari quando numerosi arresti si concentrano in poche ore.

Nordio ha illustrato una procedura che consente al presidente del tribunale di chiedere al presidente della Corte d’Appello l’applicazione immediata di un giudice, attraverso un percorso accelerato rispetto a quello ordinario.

La finalità è assicurare la disponibilità dei magistrati necessari alle convalide degli arresti, rispettando i termini previsti anche nelle situazioni di maggiore pressione sugli uffici.

Libertà di manifestare e indagini sui disordini

Nel presentare il provvedimento, Nordio ha sostenuto che la definizione puntuale dei reati serve a rendere riconoscibili i limiti delle condotte punibili e a tutelare la libertà di manifestazione del pensiero. Nella posizione espressa dal ministro, il dissenso resta una componente essenziale della democrazia, mentre la risposta penale riguarda i comportamenti violenti.

Piantedosi ha riferito che a Milano le forze di polizia avevano effettuato circa 400 fermi e una cinquantina di arresti, rivendicando il lavoro svolto e respingendo le richieste di dimissioni emerse durante le domande dei giornalisti.

Quanto alla possibile organizzazione dei disordini, il ministro ha parlato di un fenomeno ancora fluido. I primi elementi, secondo la sua ricostruzione, non indicavano collegamenti strutturati con organizzazioni antagoniste già conosciute.

Anche il richiamo alla guerra ibrida è rimasto sul piano delle valutazioni da approfondire: Piantedosi ha indicato la necessità di ulteriori analisi, senza presentare come accertata una regia esterna. L’attività investigativa dovrà chiarire eventuali forme di coordinamento e il rischio di nuovi episodi.

Video integrale - Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri n. 193



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Scritto da Nicola Cundò

Giornalista di InfoOggi

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